L’obiettivo è già centrato. Grazie all’1-0 di misura contro il Salisburgo, l’Inter è qualificata agli ottavi di Champions League addirittura con due giornate d’anticipo. Come le grandi d’Europa che i nerazzurri vogliono aspirare ad essere dopo la finale di Istanbul. Anche se in Austria non è stata affatto una grande partita, risolta solo nel finale, e solo su rigore dal solito Lautaro, sempre più uomo simbolo e trascinatore.

Per almeno un’ora però si è rivista la stessa, brutta Inter che aveva steccato all’esordio a San Sebastian. Passiva, lenta, almeno non svagata. Questo, insieme alla caratura minore dell’avversario, è bastato per non andare sotto nel punteggio. Il resto lo ha fatto l’attaccante argentino, che ha vinto la partita praticamente in mezz’ora. E dato ragione ancora una volta a Inzaghi.

Dall’inizio il tecnico aveva operato diversi cambi, a tutti gli effetti un turnover spinto. Una scelta coraggiosa per una partita decisiva, a maggior ragione dopo il successo della Real Sociedad, mentre almeno sulla carta domenica ci sarebbe stato un turno casalingo più comodo in campionato contro il Frosinone per far rifiatare i big. Una scommessa che se guardiamo almeno le individualità non ha pagato: male Frattesi, che oltre a sprecare la palla gol che avrebbe cambiato il match nel primo tempo sembra comunque parlare una lingua diversa rispetto ai compagni di centrocampo. Da rivedere Bisseck, che non è dispiaciuto ma è stato sostituito a fine primo tempo dopo un’ammonizione (regola Inzaghi) evitabile. Poco incisivo Carlos Augusto, quanto a Sanchez non c’erano dubbi che non fosse all’altezza di Lautaro. Eppure Inzaghi alla fine sorride comunque, e sorride due volte perché ha vinto con i suoi cambi (Barella, Lautaro), centellinando energie che nel calcio di oggi, con impegni su ogni fronte, sono preziose quasi quanto i punti.

Il successo cancella i dubbi di una gara che l’Inter aveva approcciato con calma. Pure troppa. Aspettando l’avversario, il tempo e il varco giusto. Così però, almeno all’inizio ha consegnato campo e fiducia al Salisburgo, squadra discreta soprattutto quando può proporre la sua idea di gioco. Infatti il primo tempo è stato estremamente equilibrato. Un’occasione buona capita di testa in mischia a Bastoni, ma colpisce a lato. Quella clamorosa, invece, sul sinistro di Frattesi, al termine della prima azione da Inter: Thuram scappa, Sanchez accomoda, il centrocampista spara alto un rigore in movimento. Un errore che impantana il match.

Nella ripresa l’Inter prova a prendere in mano le redini, anche perché la sensazione è che il Salisburgo pensi più al terzo posto che al secondo, non disdegnando il pareggio. Ma comunque non produce e non rischia nulla. Il saldo zero non è sufficiente per i nerazzurri che devono vincere partita e girone. Ci vuole Lautaro. E con lui in effetti è un’altra squadra: la vera Inter, a cui bastano dieci minuti per battere il Salisburgo. Martinez entra e colpisce subito la traversa. Poi orchestra l’azione che porta al rigore decisivo: Barella tira a colpo sicuro, Bidstrup para e non è il portiere. Dal dischetto segna ovviamente l’argentino, che nel recupero spreca anche il raddoppio. Ma non conta. L’Inter è già agli ottavi di Champions League. Solo l’exploit della Real Sociedad rovina un poco la serata ai nerazzurri: per il primo posto nel girone, che vale quasi quanto la qualificazione, servirà probabilmente battere i baschi a San Siro all’ultima giornata. Uno spareggio.

Twitter: @lVendemiale

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