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“La realtà virtuale per parlare con i morti, fare colazione con loro, vivere scene di vita quotidiana”: la ‘resurrezione artificiale’, follia o sviluppo?

Chatbot, ologrammi e intelligenza artificiale: tutto quello che c'è da sapere al riguardo

di Paolo Aruffo

Se pensavate di aver visto o letto tutto, dovete ricredervi. Negli ultimi mesi tanto si è parlato di intelligenza artificiale. Lo abbiamo fatto anche noi di FQMagazine sul sito e sul profilo TikTok del Fatto. Chat GPT, le immagini (fake, talvolta difficili da riconoscere) e tanto altro. Ma quello che potreste non sapere è che esistono dei software progettati per simulare una conversazione con un essere umano: i chatbot. Fin qui, nulla di così sorprendente. Se non fosse che questi chatbot vengono utilizzati anche dalle pompe funebri. Ad esempio in Cina, come raccontato da Fanpage, che parla di un vero e proprio business. Quello della resurrezione artificiale. Non bastasse la sola morte a incutere terrore, adesso c’è pure la possibilità di risorgere artificialmente. Di cosa si tratta? Vengono utilizzate foto, video o registrazioni vocali dei defunti per creare degli avatar da utilizzare durante il funerale. Come degli ologrammi che creano una connessione tra questo mondo e l’altro (quale? L’aldilà? Ognuno ha la propria idea). Come se non bastasse, pare che esistano anche delle app da scaricare per chattare con i parenti defunti (attraverso i chatbot logicamente).

In realtà negli States l’argomento non è nuovo. C’è un articolo di NBC News, risalente a qualche anno fa, in cui si parlava proprio di resurrezione artificiale. Il sito americano cerca di fornire una cornice più romantica, se vogliamo, approfondendo il concetto di “ricordo” e l’importanza della memoria per l’essere umano. Ma poi si addentra nei dettagli di un fenomeno che sembra anche piuttosto diffuso, da qui la definizione di “business”. “Forse sembra inquietante – si legge sul sito – (ma no, perché dovrebbe?, ndr) ma alcuni esperti ritengono che troveremo conforto nel continuare le nostre interazioni con persone la cui esistenza biologica è giunta al termine”.

L’amministratore delegato di una fondazione che promuove la resurrezione digitale ha assicurato che “essere in grado di avere una conversazione bidirezionale con una versione digitale dei parenti defunti, in cui è possibile ricordare i loro manierismi o modelli comportamentali in modo interattivo, potrebbe diventare una parte naturale del processo di lutto”. D’altronde, avrebbe potuto dire altrimenti? Inoltre il signor Duncan ha affermato che nei prossimi anni potrebbero esserci dei plug-in del browser in grado di comprendere i valori e le idee dell’intera vita di una persona attraverso i post pubblicati sui social media, le mail e altri digitali al fine di rendere più veritieri possibili i futuri messaggi. Ma non solo. “Potresti indossare gli occhiali e le cuffie per la realtà virtuale e sperimentare tipiche situazioni quotidiane con quella persona, come sederti al tavolo della colazione o fare una passeggiata in un parco vicino”, ha invece affermato il CEO di un’altra agenzia funebre che sta lavorando a Stoccolma per sviluppare queste tecnologie. Sviluppo o follia? Ai posteri l’ardua sentenza (ci faranno sapere via chat probabilmente).

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