La quarta bozza del Global Stocktake (il bilancio globale sugli impegni e le azioni da intraprendere) c’è, quello che manca è l’ambizione: in ventuno pagine non ci sono mai scritte le parole petrolio e gas e non c’è l’uscita dai combustibili fossili, per i quali si invita a una riduzione sia del consumo sia della produzione. Senza che, a riguardo, si sottolinei l’urgenza di agire in questo decennio critico che è fondamentale per restare sotto la soglia di riscaldamento globale all’1,5°C. Nel documento, tra l’altro, si evita di utilizzare anche i due termini, phase out e phase down, su cui da sempre c’è una diatriba. Di fatto, c’è una riduzione. Discorso a parte per il carbone, su cui si rafforza leggermente l’impegno alla riduzione graduale, risultato già ottenuto alla Cop 27. C’è un però. E riguarda anche il carbone. Le azioni indicate, si scrive nel documento, “potrebbero essere incluse” tra quelle che i Paesi sono invitati a intraprendere. Tutto facoltativo, quindi: potrebbero, sempre che l’Opec, l’organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (ma non solo l’Opec) non sia contraria. Tra le azioni l’accelerazione attesa sulle rinnovabili, ma anche la spinta a nucleare e cattura e stoccaggio di anidride carbonica, a cui si spalancano le porte. In un’altra direzione andava il discorso pronunciato in mattinata dal segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, nel quale gli elementi necessari a un accordo ambizioso c’erano tutti. Gli stessi indicati anche dal Boga, ‘Beyond Oil & Gas Alliance’, l’alleanza di governi che dalla Cop 26 lavora per facilitare l’eliminazione graduale gestita della produzione di petrolio e gas. Il punto, però, è che quegli elementi non sono ancora nella bozza del Global Stocktake. Non sono bastate maratone di negoziati, ore e ore di attesa e conferenze slittate perché l’ultima versione, ormai la quarta, desse forma concreta all’accordo tanto invocato. Fino a questa sera, ci saranno due incontri chiave con i governi. Per molti questa bozza potrebbe rappresentare un compromesso, visti gli ostacoli posti da diversi Paesi, ma c’è chi non la pensa così. “La Repubblica delle Isole Marshall non è venuta qui per firmare la nostra condanna a morte. Siamo venuti qui per lottare per l’1,5 e per l’unico modo per realizzarlo: l’eliminazione graduale dei combustibili fossili. Ciò che abbiamo visto oggi è inaccettabile” ha commentato John Silk, ministro delle Risorse naturali e del Commercio della Repubblica delle Isole Marshall.

Cosa dice la bozza sui combustibili fossili – Nel documento, al punto 39, si “riconosce la necessità di riduzioni profonde, rapide e durature delle emissioni di gas serra” e si invitano le parti a intraprendere azioni, tra cui “potrebbero essere incluse”, per esempio, quella di “triplicare la capacità di energia rinnovabile a livello globale” e raddoppiare l’efficienza energetica entro il 2030 e di una “riduzione graduale – ma rapida – del carbone unabated (si parla della produzione che causa emissioni che non si possono abbattere con tecnologie come la cattura e lo stoccaggio di Co2), e limitazioni per nuove autorizzazioni, sempre laddove non si possa contare su queste tecnologie”. Tra le azioni che “si potrebbero” intraprendere, anche quella di accelerare lo sviluppo di tecnologie a zero e basse emissioni. Ed ecco l’elenco: energie rinnovabili, nucleare, tecnologie di abbattimento e rimozione, inclusa cattura, utilizzo e stoccaggio di carbonio, nonché produzione di idrogeno a basse emissioni di carbonio “in modo da potenziare gli sforzi verso la sostituzione dei combustibili fossili (sempre unabated, ndr) nei sistemi energetici”. Infine, il colpo di grazia all’ambizione: tra le potenziali azioni anche quella di “ridurre (non eliminare, ndr) sia il consumo che la produzione di combustibili fossili, in modo giusto, ordinato ed equo così da raggiungere le emissioni nette zero prima o intorno al 2050 (unico orizzonte temporale), in linea con quanto dice la scienza”. E poi il passaggio sul metano: “Ridurre sostanzialmente le emissioni diverse dalla CO2, in particolare quelle di metano a livello globale entro il 2030”.

Le parole di Guterres e il manifesto del Boga (di cui l’Italia non è membro, ma solo ‘amica’) – Il testo è dunque lontano dalle parole pronunciate da Guterres. “È essenziale che il Global Stocktake riconosca la necessità di eliminare gradualmente tutti i combustibili fossili in un arco di tempo coerente con il limite di 1,5 gradi e di accelerare una transizione energetica giusta, equa e ordinata per tutti”. Dunque, che tenga conto del principio delle responsabilità comuni, ma differenziate, combinando “ambizione ed equità”. Perfettamente in linea con quanto espresso dal Boga che, prima della pubblicazione della bozza, ha tenuto una conferenza stampa, spiegando la sua posizione rispetto ai negoziati. “Esortiamo tutte le parti a unirsi a noi nel chiedere l’eliminazione graduale di tutti i combustibili fossili a livello globale” ha scritto in una nota ufficiale, sottolineando che “ciò deve includere un picco nella produzione e nel consumo di combustibili fossili in questo decennio, il picco delle emissioni entro il 2025” insieme a obiettivi su rinnovabili e miglioramento dell’efficienza energetica. Tutt’altro che una favola green quella descritta, ma una transizione con insidie e ostacoli, che vanno però superati: “Dobbiamo pianificare una transizione ordinata e giusta, in linea con l’obiettivo di 1,5°C, piuttosto che rischiare la chiusura improvvisa della produzione antieconomica di petrolio e gas. Produttori, consumatori e il sistema multilaterale devono lavorare insieme per evitare la volatilità dei prezzi e sostenere gli investimenti nella transizione, in particolare per le economie e le comunità più esposte”. Firmato dal Boca, che oggi conta appena tredici Stati membri e sei ‘amici’, tra cui l’Italia, mai diventata a tutti gli effetti un membro. D’altro canto ne fanno parte pochissimi Paesi. Non ci sono Usa, Regno Unito e, neppure a dirlo, Cina, Russia, India e petro-Stati.

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