Un ritorno inaspettato, epico, improvviso: a 34 anni Dominik Paris compie una delle imprese più belle della sua carriera, vincendo la discesa libera di Coppa del mondo di sci in Val Gardena. Su quella pista, la Saslong, stregata per lui e ormai per tutto lo sci italiano, dove nessuno era più riuscito a trionfare in discesa dopo l’ultimo successo firmato da Kristian Ghedina nel lontano 2001. Solo Werner Hell aveva vinto, nel 2008, ma in SuperG. Nella regina delle discipline veloci invece l’Italia aspetta da tempo un possibile erede di Paris. Nel frattempo il 34enne sudtirolese, con alle spalle un’operazione al crociato, ha dimostrato di poter essere ancora il migliore di tutti. La vittoria in Val Gardena è la 22esima in Coppa del Mondo, la prima da marzo 2022.

Paris ha vinto dominando dal salto dello Spinel fino allo schuss finale. Ha saputo domare i salti, il lungo tratto di scorrimento e anche i Ciaslat, le quattro curve in rapida successione tra le gobbe, dove spesso era andato in difficoltà. Una discesa praticamente perfetta: il favorito, il norvegese Kilde, si è dovuto accontentare della seconda posizione e ha pagato ben 44 centesimi rispetto alla prestazione dell’azzurro. A chiudere il podio l’americano Bennett, vincitore della prima gara di discesa della stagione, distanziato di 6 decimi. Il fenomeno Odermatt, solo settimo al traguardo a pari merito con Mattia Casse, si è preso quasi un secondo di distacco. “Sentivo che stavo facendo correre gli sci ma non avevo idea di quello che stavo facendo”, racconta Paris a Raisport. E spiega: “È stato molto emozionante, da anni ci provo qui e finalmente ci sono riuscito, troppo bello. Oggi la neve era un po’ diversa, era meno dura e più scorrevole, ho cercato di fare bene i salti e penso che lì ho fatto la differenza mantenendo la velocità“.

Dominik Paris è il terzo sciatore italiano più vincente della storia in campo maschile, dietro solamente a due leggende come Alberto Tomba (50) e Gustav Thöni (24). Anzi, in discesa libera è l’italiano più forte di tutti i tempi (18 vittorie), anche se la sua bacheca vanta pure un oro mondiale in SuperG e una Coppa del mondo sempre di SuperG. Il suo talento, mai riconosciuto per quanto avrebbe meritato, si è sempre espresso al meglio su un altra pista italiana, quella di Bormio, doveva ha conquistato ben 7 successi. Poi ci sono stati gli storici trionfi (ben quattro) a Kitzbühel, nel tempio dello sci. Così come a Garmisch, in Germania.

In Val Gardena, nella sua Alto Adige, Paris invece non era mai riuscito ad esprimersi al meglio (un solo podio, nel 2014), nemmeno negli anni d’oro che hanno preceduto il terribile infortunio al crociato di gennaio 2020. Una scivolata in una curva durante una sessione di allenamento che sembrava aver messo la parola fine alla sua carriera ad alto livello. Invece, dopo una lunga riabilitazione, il suo ginocchio destro pian piano è tornato. Così anche le vittorie: Garmish e Bormio nel 2021, Kvitfjell nel 2022. L’ultima stagione invece è stata quella del calvario, di altri acciacchi, di un Paris a tratti irriconoscibili su quei pendii che prima venivano mangiati dalla sua potenza. Per la seconda rinascita ha scelto il teatro migliore: quella Val Gardena da troppo tempo a secco di un successo italiano. L’ultima grande pista sulla quale ancora mancava il suo sigillo. In attesa che arrivino anche le gare di Bormio. E sognando, chissà, di resistere fino alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, dove lo sci maschile è in programma proprio sulla “sua” pista.

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