Scienza

Siamo sicuri che valga la pena lasciare le attività spaziali nelle mani di pochi e instabili miliardari?

Si è celebrata, il 16 dicembre scorso, la Giornata Nazionale dello Spazio, in ricordo del lancio del satellite San Marco 1 che fece diventare l’Italia la terza nazione a mettere in orbita un satellite proprio. Il lancio però avvenne il 15 dicembre 1964. Nessuno sa spiegare la differenza di data. L’ipotesi più probabile è che, quando la Giornata è stata istituita nel 2021, qualcuno nel governo italiano non si è ben informato.

Comunque, lo Spazio non è più quello che era. Finito il tempo di quando si ascoltava, trattenendo il fiato, il flebile, ripetitivo, ipnotico bip-bip del piccolo Sputnik, il primo artefatto del genere umano a essere lanciato in orbita. Il primo satellite artificiale della Terra.

Al 14 aprile 2022 (fonte ONU) “dall’inizio dell’era spaziale ad aprile 2021 sono stati lanciati 11.139 satelliti, 7.289 dei quali sono ancora in orbita. Di questi, circa quattromila sono attivi, i restanti sono guasti o spenti”. Il sorriso timido, quasi imbarazzato di Yuri Gagarin, primo uomo a vedere il mondo da lassù per poi raccontarcelo non da eroe quale era, ma da normale terrestre, è storia antica. Al 31 ottobre 2023 sono 610 le persone che sono state nello spazio, senza contare i turisti spaziali.

Non rimaniamo più incollati al piccolo schermo, con il cuore in gola, per seguire il primo passo dell’uomo sulla Luna. Le prossime missioni lunari non fanno nemmeno più notizia, vedi Artemis. Consideriamo normale vedere, con un dettaglio che ha dell’incredibile, galassie che nascono e muoiono a miliardi di anni luce da noi. Nemmeno i buchi neri sono più neri, visto che siamo riusciti a ricostruirne l’immagine.

La ricerca cosmologica, l’astronomia, le scienze dello Spazio hanno fatto passi giganteschi e continuano a farlo. Molti dei misteri del passato sono stati risolti e altrettanti, se non di più, si sono presentati all’attenzione della comunità scientifica e umanistica. Perché lo Spazio non è solo materia per scienziati e ingegneri. Senza filosofia non si va lontano. Oggi lo Spazio è altro, è diventato componente primaria delle strategie geopolitiche, geoeconomiche, della sicurezza e difesa.

Se i finanziamenti pubblici hanno attivato lo studio e l’accesso allo Spazio, per tramite delle sei grandi agenzie spaziali – ovvero CNSA, Agenzia Spaziale Nazionale Cinese; ESA, Agenzia Spaziale Europea; ISRO, Organizzazione indiana per la ricerca spaziale; JAXA, agenzia spaziale giapponese; NASA, agenzia spaziale americana; Roscosmos, agenzia spaziale russa – diventano sempre più importanti, se non dominanti, i capitali privati. C’è un’altra cinquantina di enti e aziende coinvolta in “progetti extra-atmosferici”.

Certi che valga la pena rischiare di lasciare le attività spaziali nelle mani di pochi iper-miliardari, dall’equilibrio mentale non sempre certo? Gli accordi internazionali in essere non sono più sufficienti a garantire l’uso dello Spazio. Ci sono cinque trattati internazionali che definiscono la giurisprudenza spaziale:

Trattato sui principi che regolano le attività degli Stati nell’esplorazione e nell’utilizzo dello spazio extraatmosferico, compresa la Luna e altri corpi celesti”. Il trattato costituisce il fondamento del diritto spaziale internazionale per le nazioni firmatarie (108 nel 2019) e presenta i principi per l’esplorazione e il funzionamento dello spazio;

Accordo sul salvataggio degli astronauti, sul ritorno degli astronauti e sulla restituzione degli oggetti lanciati nello spazio”. I firmatari concordano di intraprendere tutte le azioni possibili per aiutare o salvare gli astronauti bisognosi e, se applicabile, di riportarli nella nazione da cui sono partiti. Inoltre, i firmatari concordano di contribuire a restituire alla nazione sponsor tutti gli oggetti spaziali che atterrano sulla Terra al di fuori del paese da cui sono stati lanciati;

Accordo che regola le attività degli Stati sulla Luna e su altri corpi celesti”. L’accordo afferma che i corpi celesti possono essere utilizzati solo per scopi pacifici, che non dovrebbero essere contaminati, che le Nazioni Unite dovrebbero essere sempre informate di qualsiasi stazione su un corpo non terrestre e che se l’estrazione di risorse sulla Luna diventa fattibile, è necessario istituire un regime internazionale per regolare il modo in cui tali risorse vengono ottenute e utilizzate. Gli Stati Uniti non sono firmatari dell’Accordo sulla Luna;

“Convenzione sulla responsabilità internazionale per i danni causati da oggetti spaziali”. I firmatari si assumono la piena responsabilità per eventuali danni causati dai loro oggetti spaziali e accettano procedure standard per giudicare le richieste di risarcimento danni;

“Convenzione sulla registrazione degli oggetti lanciati nello spazio”. Ampliando un registro degli oggetti spaziali, la Convenzione autorizza il Segretario generale delle Nazioni Unite a mantenere un registro di tutti gli oggetti spaziali.

Tutti e cinque sono sotto la supervisione dell’Uncopuos, United Nations Committee on the Peaceful Uses of Outer Space (Comitato delle Nazioni Unite per l’uso pacifico dello Spazio). Non bastano e devono essere aggiornati. La questione legale, etica e morale dell’esplorazione e uso dello Spazio, assente dai trattati, deve essere considerata centrale, affrontata e risolta. Come discutiamo del possibile cambiamento climatico, rimedi e azioni, così è necessario definire una modalità, a scala internazionale, per affrontare la questione Spazio. Anche in questo caso, occorre farlo prima che sia troppo tardi.