di Roberto Iannuzzi *
La scorsa settimana è stata terribile per il governo di Kiev, malgrado il “contentino” rappresentato dalla decisione dell’Ue di avviare colloqui di adesione all’Unione per Ucraina e Moldova. L’inizio dei colloqui è una misura essenzialmente simbolica. Essi potranno trascinarsi per anni, e nel frattempo molteplici nuovi ostacoli potranno frapporsi all’effettivo ingresso di Kiev nella famiglia europea. Ne sa qualcosa la Turchia, i cui negoziati di adesione ebbero ufficialmente inizio nel 2005 per venir poi “congelati” nel 2019, dopo essersi trascinati per anni senza grandi risultati.
Ben più importanti e urgenti per Kiev sono gli aiuti economici e militari, che invece non si sono materializzati. Il viaggio del presidente ucraino Volodymyr Zelensky a Washington non è stato sufficiente a convincere i repubblicani del Congresso a sbloccare il pacchetto da 60 miliardi di dollari promesso dal presidente Joe Biden.
Nel frattempo, l’Ungheria ha sbarrato il passo alla tranche da 50 miliardi di euro destinata a sostenere finanziariamente il governo di Kiev. L’eventuale approvazione di entrambi i pacchetti è dunque rimandata a gennaio. In ogni caso, i fondi che arriveranno non saranno all’altezza dei due anni precedenti, osservano i vertici militari americani, e dunque l’Ucraina dovrà combattere sulla base di un budget più ridotto.
Alla luce della fallita offensiva condotta in estate e delle scarse risorse a disposizione, Kiev dovrà abbracciare una nuova strategia di natura essenzialmente difensiva. Il Pentagono l’ha definita una strategia “hold and build”. L’Ucraina dovrà concentrarsi sulla difesa (hold) dei territori attualmente controllati, rinunciando alla riconquista di quelli fin qui perduti, e sulla costruzione (build) di una propria capacità produttiva nel settore della difesa. Dovrà cioè produrre in proprio le armi di cui necessita, ma anche ricostruire un esercito che soffre ormai di una drammatica carenza di uomini.
L’illusorio scenario ancora una volta delineato dai responsabili americani è che l’Ucraina si riveli, malgrado tutto, un avversario sufficientemente ostico per la Russia da spingere Mosca ad impegnarsi in un negoziato tra la fine del 2024 e il 2025.
Il Pentagono ha anche deciso di inviare a Kiev il generale Antonio Aguto, di stanza in Germania, per lavorare direttamente con i vertici militari ucraini. È sostanzialmente il tentativo di imporre al comandante dell’esercito ucraino Valery Zaluzhny una tutela americana ancora più stretta. La presenza di Aguto a Kiev potrebbe però acuire le tensioni già presenti all’interno dell’apparato militare ucraino. Essa è imbarazzante per Zaluzhny. Inoltre rafforza l’idea che le operazioni belliche ucraine siano condotte direttamente da Washington.
Finora l’amministrazione Biden era stata riluttante a inviare a Kiev alti ufficiali dell’esercito per lunghi periodi, proprio per non dare a Mosca questa sensazione in maniera troppo marcata. Anche se poi i comandanti ucraini si consultavano regolarmente con i vertici Nato fuori dal paese.
La nuova strategia proposta da Washington presenta poi un altro problema. L’idea di difendere (hold) i territori attualmente controllati da Kiev si scontra con il fatto che i russi stanno avanzando, lentamente ma metodicamente, su gran parte della linea del fronte. Operazioni offensive si registrano lungo la linea Kupyansk-Svatove-Kreminna, a Bakhmut, ad Avdiivka, a ovest e sud-ovest della città di Donetsk e nell’oblast occidentale di Zaporizhia. L’unico tentativo offensivo ucraino, a Krynki, sulla riva sinistra del fiume Dnipro nell’oblast di Kherson, è stato invece descritto come una “missione suicida” dagli stessi soldati che vi sono impegnati, e sta accrescendo inutilmente le già ingenti perdite dell’esercito di Kiev.
Le forze ucraine soffrono di una grave scarsità di munizioni d’artiglieria, e in secondo luogo di sistemi di difesa aerea. Alla luce della situazione economica e demografica in cui versa il paese, l’idea di ricostruire un’industria bellica efficiente in loco appare velleitaria.
La difficile situazione militare acuisce le tensioni fra Zelensky e Zaluzhny, e le divisioni nel governo. Il mandato presidenziale di Zelensky scade formalmente nel maggio 2024, mentre i quattro anni della legislatura sono terminati a ottobre. Sebbene nuove elezioni siano state al momento escluse, l’attuale esecutivo potrebbe avere i giorni contati, se anche un esponente di spicco dell’Atlantic Council (think tank estremamente influente a Washington) si è spinto a teorizzare dalle pagine di Politico la necessità di un governo di unità nazionale allargato all’opposizione e ad esponenti della società civile.
L’interrogativo è se Zelensky, finora contraddistintosi per le sue posizioni massimaliste sugli obiettivi militari ucraini, sarà sufficientemente flessibile da cambiare il suo stile di governo. Se così non fosse, potrebbe essere costretto a uscire di scena.
Questione ancor più importante è fin dove si spingerà la Russia nella sua offensiva militare. I responsabili del Cremlino hanno ribadito che le condizioni per una risoluzione pacifica del conflitto non sono cambiate. Fra esse spicca l’adozione di uno status neutrale da parte dell’Ucraina. Fino a quando Kiev e Washington non accetteranno questa condizione, la campagna militare russa proseguirà.
*Autore del libro “Se Washington perde il controllo. Crisi dell’unipolarismo americano in Medio Oriente e nel mondo” (2017).
X-Twitter: @riannuzziGPC
https://robertoiannuzzi.substack.com/
Diwan
Politica, economia e cultura del Grande Mediterraneo
Mondo - 22 Dicembre 2023
La nuova strategia Usa in Ucraina punta alla difesa, ma non è sostenibile
di Roberto Iannuzzi *
La scorsa settimana è stata terribile per il governo di Kiev, malgrado il “contentino” rappresentato dalla decisione dell’Ue di avviare colloqui di adesione all’Unione per Ucraina e Moldova. L’inizio dei colloqui è una misura essenzialmente simbolica. Essi potranno trascinarsi per anni, e nel frattempo molteplici nuovi ostacoli potranno frapporsi all’effettivo ingresso di Kiev nella famiglia europea. Ne sa qualcosa la Turchia, i cui negoziati di adesione ebbero ufficialmente inizio nel 2005 per venir poi “congelati” nel 2019, dopo essersi trascinati per anni senza grandi risultati.
Ben più importanti e urgenti per Kiev sono gli aiuti economici e militari, che invece non si sono materializzati. Il viaggio del presidente ucraino Volodymyr Zelensky a Washington non è stato sufficiente a convincere i repubblicani del Congresso a sbloccare il pacchetto da 60 miliardi di dollari promesso dal presidente Joe Biden.
Nel frattempo, l’Ungheria ha sbarrato il passo alla tranche da 50 miliardi di euro destinata a sostenere finanziariamente il governo di Kiev. L’eventuale approvazione di entrambi i pacchetti è dunque rimandata a gennaio. In ogni caso, i fondi che arriveranno non saranno all’altezza dei due anni precedenti, osservano i vertici militari americani, e dunque l’Ucraina dovrà combattere sulla base di un budget più ridotto.
Alla luce della fallita offensiva condotta in estate e delle scarse risorse a disposizione, Kiev dovrà abbracciare una nuova strategia di natura essenzialmente difensiva. Il Pentagono l’ha definita una strategia “hold and build”. L’Ucraina dovrà concentrarsi sulla difesa (hold) dei territori attualmente controllati, rinunciando alla riconquista di quelli fin qui perduti, e sulla costruzione (build) di una propria capacità produttiva nel settore della difesa. Dovrà cioè produrre in proprio le armi di cui necessita, ma anche ricostruire un esercito che soffre ormai di una drammatica carenza di uomini.
L’illusorio scenario ancora una volta delineato dai responsabili americani è che l’Ucraina si riveli, malgrado tutto, un avversario sufficientemente ostico per la Russia da spingere Mosca ad impegnarsi in un negoziato tra la fine del 2024 e il 2025.
Il Pentagono ha anche deciso di inviare a Kiev il generale Antonio Aguto, di stanza in Germania, per lavorare direttamente con i vertici militari ucraini. È sostanzialmente il tentativo di imporre al comandante dell’esercito ucraino Valery Zaluzhny una tutela americana ancora più stretta. La presenza di Aguto a Kiev potrebbe però acuire le tensioni già presenti all’interno dell’apparato militare ucraino. Essa è imbarazzante per Zaluzhny. Inoltre rafforza l’idea che le operazioni belliche ucraine siano condotte direttamente da Washington.
Finora l’amministrazione Biden era stata riluttante a inviare a Kiev alti ufficiali dell’esercito per lunghi periodi, proprio per non dare a Mosca questa sensazione in maniera troppo marcata. Anche se poi i comandanti ucraini si consultavano regolarmente con i vertici Nato fuori dal paese.
La nuova strategia proposta da Washington presenta poi un altro problema. L’idea di difendere (hold) i territori attualmente controllati da Kiev si scontra con il fatto che i russi stanno avanzando, lentamente ma metodicamente, su gran parte della linea del fronte. Operazioni offensive si registrano lungo la linea Kupyansk-Svatove-Kreminna, a Bakhmut, ad Avdiivka, a ovest e sud-ovest della città di Donetsk e nell’oblast occidentale di Zaporizhia. L’unico tentativo offensivo ucraino, a Krynki, sulla riva sinistra del fiume Dnipro nell’oblast di Kherson, è stato invece descritto come una “missione suicida” dagli stessi soldati che vi sono impegnati, e sta accrescendo inutilmente le già ingenti perdite dell’esercito di Kiev.
Le forze ucraine soffrono di una grave scarsità di munizioni d’artiglieria, e in secondo luogo di sistemi di difesa aerea. Alla luce della situazione economica e demografica in cui versa il paese, l’idea di ricostruire un’industria bellica efficiente in loco appare velleitaria.
La difficile situazione militare acuisce le tensioni fra Zelensky e Zaluzhny, e le divisioni nel governo. Il mandato presidenziale di Zelensky scade formalmente nel maggio 2024, mentre i quattro anni della legislatura sono terminati a ottobre. Sebbene nuove elezioni siano state al momento escluse, l’attuale esecutivo potrebbe avere i giorni contati, se anche un esponente di spicco dell’Atlantic Council (think tank estremamente influente a Washington) si è spinto a teorizzare dalle pagine di Politico la necessità di un governo di unità nazionale allargato all’opposizione e ad esponenti della società civile.
L’interrogativo è se Zelensky, finora contraddistintosi per le sue posizioni massimaliste sugli obiettivi militari ucraini, sarà sufficientemente flessibile da cambiare il suo stile di governo. Se così non fosse, potrebbe essere costretto a uscire di scena.
Questione ancor più importante è fin dove si spingerà la Russia nella sua offensiva militare. I responsabili del Cremlino hanno ribadito che le condizioni per una risoluzione pacifica del conflitto non sono cambiate. Fra esse spicca l’adozione di uno status neutrale da parte dell’Ucraina. Fino a quando Kiev e Washington non accetteranno questa condizione, la campagna militare russa proseguirà.
*Autore del libro “Se Washington perde il controllo. Crisi dell’unipolarismo americano in Medio Oriente e nel mondo” (2017).
X-Twitter: @riannuzziGPC
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Roma, 13 mar (Adnkronos) - "Credo che l'esperienza viva possa essere più forte di qualunque altro elemento: io da giovane sono stata vittima di violenza, ho avuto un fidanzato che non capiva il senso del no". Lo ha detto in aula alla Camera la deputata del M5s Anna Laura Orrico, nel dibattito sulla Pdl sulle intercettazioni e in particolare sull'emendamento sul limite all'uso delle intercettazioni stesse.
"Quando l'ho lasciato ha iniziato a seguirmi sotto casa, si faceva trovare dietro gli angoli del mio quartiere. Venti anni fa non si parlava di violenza contro le donne, non c'era nessun meccanismo di prevenzione nè strumenti per agire -ha proseguito Orrico-. Il mio appello alla Camera è di sostenere questo emendamento, oggi gli strumenti ci sono ma non sono sufficienti. Le intercettazioni sono tra questi strumenti e nessuna donna è tutelata se non è consapevole".
Tel Aviv, 13 mar. (Adnkronos) - "Il rapporto delle Nazioni Unite che afferma che Israele ha compiuto 'atti di genocidio' e ha trasformato la 'violenza sessuale' in un'arma come strategia di guerra non è solo ingannevolmente falso, ma rappresenta anche un nuovo, vergognoso punto basso nella depravazione morale delle Nazioni Unite". Lo ha scritto su X il parlamentare israeliano dell'opposizione Benny Gantz, aggiungendo che il rapporto diffonde "calunnie antisemite e fa il gioco di terroristi assassini".
Washington, 13 mar. (Adnkronos/Afp) - Gli attacchi "sistematici" di Israele alla salute sessuale e riproduttiva a Gaza sono "atti genocidi". Lo ha affermato una commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite. “La Commissione ha scoperto che le autorità israeliane hanno parzialmente distrutto la capacità dei palestinesi di Gaza – come gruppo – di avere figli, attraverso la distruzione sistematica dell’assistenza sanitaria sessuale e riproduttiva, che corrisponde a due categorie di atti genocidi”, ha affermato l'Onu in una nota. Israele “respinge categoricamente” queste accuse, ha indicato la sua ambasciata a Ginevra (Svizzera).
Roma,13 mar. (Adnkronos) - Il Commissario Straordinario dell'AdSP Mtcs Pino Musolino ha partecipato al panel organizzato nell'ambito della fiera Letexpo di Alis a Verona sulle tematiche della logistica, dei trasporti e della sostenibilità, dove questa mattina sono intervenuti anche il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini e il viceministro con delega ai porti Edoardo Rixi.
"Partecipare ad un evento come quello organizzato da Alis e da Guido Grimaldi - ha sottolineato il Commissario Musolino- che è diventato un punto di riferimento della logistica e della sostenibilità in Italia e non solo, per parlare di tematiche della portualità e di un settore così strategico per il nostro paese è sempre molto stimolante".
"Bisogna ragionare- ha concluso Pino Musolino - sui cambiamenti che oggi lo shipping sta affrontando per essere pronti a cogliere le opportunità che il settore marittimo ci sta offrendo, soprattutto nella transizione ecologica e nelle nuove tecnologie, per essere competitivi non solo nei nostri scali italiani ma anche nei porti europei e mondiali".
(Adnkronos) - Acer for Education conferma la sua partecipazione a Fiera Didacta 2025, l'evento di riferimento per l'innovazione nel settore scolastico, che si terrà dal 12 al 14 marzo presso la Fortezza da Basso a Firenze. In questa occasione, Acer presenterà le sue più recenti soluzioni tecnologiche progettate per trasformare la didattica e preparare gli studenti alle professioni del futuro.
“La scuola è al centro di un’importante rivoluzione digitale e richiede tecnologie sempre più all'avanguardia per supportare la didattica. Acer, leader del settore, si impegna costantemente per offrire soluzioni innovative, in grado di soddisfare le esigenze di entrambi docenti e studenti,” afferma Alessandro Barbesta, Head of Sales Commercial & Education, Acer Italia. "Crediamo infatti che la tecnologia sia un alleato indispensabile per l’innovazione didattica e possa supportare appieno i docenti nel creare esperienze di apprendimento coinvolgenti e idonee a preparare gli studenti alle professioni del futuro”.
Durante i tre giorni dell'evento, Acer offrirà agli operatori del mondo scolastico un ricco programma di workshop. Questi incontri, tenuti da esperti del settore, mostreranno in modo pratico e interattivo come le tecnologie digitali possano affiancare efficacemente le modalità didattiche tradizionali. L'obiettivo è fornire al personale scolastico gli strumenti necessari per integrare le nuove tecnologie nei processi educativi, migliorando l'esperienza di apprendimento degli studenti.
Acer collaborerà con partner come Google for Education e Microsoft Education per presentare soluzioni integrate che facilitino l'apprendimento collaborativo e l'accesso alle risorse educative digitali. Saranno inoltre presentati dispositivi progettati per l'ambiente scolastico, caratterizzati da durabilità, sicurezza e facilità d'uso, per supportare al meglio le esigenze delle istituzioni educative.
Antonella Arpa, aka Himorta, nota creator a livello internazionale e con un passato da insegnante, mostrerà in modo pratico come la gamification possa rendere le lezioni più interattive e il videogioco diventare un prezioso strumento per apprendere competenze trasversali, come il team-working e il problem-solving. Verrà analizzata anche l’importanza cruciale delle materie STEM nel mondo di oggi, con un'attenzione particolare allo studio computazionale e alle sue applicazioni pratiche.
Le “Maestre a Cubetti”, spiegheranno come integrare la tecnologia in classe per un apprendimento dinamico e innovativo. Con il supporto dei dispositivi Acer Chromebook Plus e del gioco Minecraft, le insegnanti mostreranno come potenziare la didattica per competenze attraverso il game-based learning, migliorando l’esperienza di apprendimento e guidando i ragazzi nella realizzazione fattiva di progetti concreti.
Fabio De Nunzio, Presidente dell’Associazione Bullismo No Grazie, e Maurizio Siracusa, Ethical Hacker e componente del Direttivo di Bullismo No Grazie, offriranno un’analisi delle implicazioni psicologiche e sociali del fenomeno del bullismo, fornendo indicazioni concrete e strategie efficaci per promuovere un ambiente scolastico più sicuro e inclusivo. Un focus particolare sarà dedicato all'educazione dei ragazzi ad un uso consapevole e sicuro della tecnologia e al coinvolgimento di genitori e docenti in una rete di prevenzione attiva.
Francesco Bocci, psicoterapeuta e fondatore di Video Game Therapy, Marcello Sarini, ricercatore di Informatica al Dipartimento di Psicologia dell'Università Bicocca di Milano, e Elena Del Fante, psicologa digitale e del gaming, assegnista di Ricerca Milano-Bicocca e Founder di Play Better, analizzeranno come il videogioco, oltre ad essere uno strumento di apprendimento, rappresenti anche una grande opportunità per innovare la didattica. Il gioco di gruppo offre, infatti, un grande potenziale per stimolare le soft skill, come il problem solving, che sono fondamentali per il successo degli studenti.
Lo stand Acer sarà al Padiglione Spadolini, piano inferiore, K44.
Roma, 13 mar. (Adnkronos/Labitalia) - Il ciclo 'Career connections' di UniMarconi ha visto ieri un appuntamento dedicato a esplorare le opportunità e le strategie professionali di una realtà d’eccellenza: Kpmg. Career connections, organizzato da UniMarconi in collaborazione con aziende leader, è un programma che propone eventi bimestrali dedicati alle tendenze del mercato, alla formazione su competenze specifiche e al networking professionale.
L'evento ha appunto visto come protagonista Kpmg, leader mondiale nella consulenza e nell’analisi forense, per vedere come stia rivoluzionando il modo di affrontare le sfide del mercato del lavoro. Hanno partecipato Tommaso Saso, direttore marketing e relazioni esterne UniMarconi, Daniele Ianniello, associate partner Kpmg forensic services, e Leonardo Primangeli, studente di economia UniMarconi.
"Con il progetto 'Career connections' - ha spiegato Tommaso Saso, direttore marketing e relazioni esterne UniMarconi - l'Università Guglielmo Marconi crea un ponte strategico tra il mondo accademico e il mondo professionale. Una delle missioni della nostra università è dare agli studenti una solida conoscenza tecnica ma anche creare la possibilità di una visione strategica e relazionale".
"Il nostro obiettivo - ha sottolineato Daniele Ianniello, associate partner Kpmg forensic services- è presentare agli studenti i servizi di Kpmg, in particolare il settore del Forensic, una boutique che si occupa di prevenire, identificare e rispondere ai rischi di frode".
"Questi incontri - ha commentato lo studente Leonardo Primangeli, studente di economia UniMarconi - sono fondamentali per lo studente, sono una grande opportunità, perché permettono di entrare in contatto con esperti di una delle big four nel campo della consulenza, un'esperienza che molti di noi considerano un traguardo".
Roma, 12 mar. (Adnkronos) - Aspettare, ponderare. Giorgia Meloni non avrebbe ancora deciso se partecipare o meno alla video-call dei 'volenterosi', convocata per sabato dal Regno Unito. Il primo ministro britannico Keir Starmer ha chiamato di nuovo a raccolta i leader di quei Paesi pronti a fornire il loro supporto per assicurare la pace in Ucraina, dopo un possibile accordo di tregua con la Russia. Ma la partecipazione dell'Italia all'incontro da remoto, si apprende da fonti di governo, non è ancora confermata e la presidente del Consiglio starebbe riflettendo sul da farsi.
Il problema di fondo, viene spiegato, è essenzialmente uno: il governo italiano è fortemente contrario all'invio di truppe al fronte in Ucraina; dunque, se la riunione di Londra rientra nell'ambito di un invio di uomini, "noi non partecipiamo", il refrain che arriva da Palazzo Chigi. Diverso è invece il discorso per quanto riguarda la riunione dei Capi di Stato maggiore europei svoltasi martedì a Parigi con il presidente francese Emmanuel Macron: "In quel caso non eravamo parte del gruppo dei cosiddetti 'volenterosi', siamo andati lì come osservatori". Le diplomazie restano comunque in contatto.
Meloni è al lavoro sul discorso che dovrà pronunciare alle Camere la prossima settimana prima del Consiglio europeo del 20-21 marzo: un passaggio impegnativo, sul quale i partiti della maggioranza sono chiamati a compattarsi dopo aver votato in maniera difforme a Strasburgo. Gli europarlamentari di Fratelli d'Italia hanno dato il loro sì alla risoluzione sul Libro bianco sulla difesa, che sollecita i 27 Paesi dell'Ue ad agire con urgenza per garantire la sicurezza del Continente, accogliendo le conclusioni del Consiglio europeo sul riarmo.
Tuttavia, la delegazione di Fdi si è astenuta sulla risoluzione riguardante l'Ucraina dopo aver richiesto, senza successo, un rinvio del voto. Secondo Nicola Procaccini, co-presidente del gruppo Ecr, il testo non avrebbe tenuto conto dell'accordo raggiunto a Gedda tra Stati Uniti e Ucraina per un possibile cessate il fuoco, rischiando così di "scatenare l'odio verso Donald Trump e gli Usa, anziché aiutare l'Ucraina".
Il nostro "non è stato un doppio voto", dice all'Adnkronos un membro dell'esecutivo in quota Fratelli d'Italia: "La posizione è chiara: se approvi un testo troppo anti-Usa, come fai poi a farti mediatore con gli Usa?". Sulla stessa risoluzione per l'Ucraina, la Lega ha votato contro mentre Forza Italia si è espressa a favore.
Anche da Palazzo Chigi sottolineano come il testo della risoluzione sull'Ucraina fosse troppo sbilanciato 'contro' gli Stati Uniti: Fratelli d'Italia a Strasburgo - il ragionamento che trapela dai piani alti del governo - ha sempre votato a favore della libertà e della sicurezza dell'Ucraina, ma questa volta il testo della risoluzione "era molto più 'accusatorio' verso l'amministrazione Usa" rispetto ad altre volte. Fratelli d'Italia non avrebbe mai votato contro quella risoluzione: "Ma non potevamo nemmeno votare a favore tout court", spiegano.
Sull'astensione, come confermato poi da Procaccini, ha inciso la notizia arrivata dall'Arabia Saudita ieri sera sulla proposta di un cessate il fuoco di 30 giorni in Ucraina e la ripresa dell'assistenza americana a Kiev: "Non ci stiamo smarcando da nulla, quello di Fratelli d'Italia non era un voto contro l'Ucraina", il concetto che viene ribadito. Il voto a macchia di leopardo del centrodestra, ad ogni modo, non impensierisce Palazzo Chigi: in questo momento - si sottolinea - c'è un problema internazionale ben più ampio e la maggioranza di governo ha dimostrato che nei momenti importanti "è sempre uscita unita e compatta".
Almeno per ora, non sembrerebbe all'orizzonte un vertice con Meloni e gli altri leader della maggioranza, Antonio Tajani e Matteo Salvini (anche se i tre ogni settimana si incontrano per fare il punto della situazione su tutti i dossier). Sempre da palazzo Chigi viene evidenziata la "piena sintonia" tra Meloni e il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, che rispondendo alla Camera all'interrogazione del Movimento 5 Stelle sul piano di riarmo approvato oggi dall'Unione europea ha ribadito che i finanziamenti per la difesa non andranno a discapito di sanità e servizi pubblici, rimarcando il suo no a spese per il riarmo che rialzino in modo oneroso il debito pubblico con rischi anche per la stabilità della zona euro. (di Antonio Atte)