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Luca Boschi, il successo su Instagram di un fotografo che ripudia l’intelligenza artificiale

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“Se dovessi definire con un gruppo musicale la mia ricerca, sarebbero i Massive Attack. Se fosse una serie tv parlerei di Dark, mentre in caso di film penserei a qualcosa delle sorelle Wachowski…”.

Luca Boschi si definisce un fotografo “AI-Free”, nel senso che non utilizza, né intende farlo per forza di cose, l’intelligenza artificiale. Tutto quello che vedete scattato da lui è concepito a mano. Elogio incrollabile dell’arte, nient’affatto minore, dell’artigianato. Luca vive a Teramo: di giorno gestisce una tabaccheria, nel resto del tempo coltiva una passione totalizzante per la fotografia. Da una decina d’anni vanta uno studio molto attrezzato: vi transitano, per gli shooting, modelli e modelle in arrivo da tutta Italia. Immortala atleti, personal trainer e “persone normali”, cristallizza la forma fisica nel suo potenziale fulgore. I muscoli vengono trasfigurati in un senso quasi epico, grazie alla sua Canon 5D Mark 3: gladiatori omerici, glam e post-caravaggeschi della nostra epoca. E se fino a ieri il suo focus si è appuntato sull’universo maschile, adesso sta aprendo anche al racconto fotografico femminile.

La sua opera spazia dal fitness alla moda, dal beauty al benessere psicofisico. Boschi scommette su una tecnica tutta sua, lo shadow weaving, che si basa sulla sovraimpressione di luce: partendo da una base a sfondo nero, la sovrappone alle forme del modello/a, mettendo in risalto alcune parti e in secondo piano altre. E proprio l’assenza d’illuminazione diventa un valore aggiunto. La luce veste le silhouettes come una seconda pelle. Nasce da qui il suo soprannome artistico, “The Light Architect”, con cui lo trovate su Instagram. “Uso la luce per esaltare, con le ombre, i dettagli fisici o un gesto dinamico”. Scatta sempre di sera e ripudia i filtri. Pochissima post-produzione da parte sua. Evoca e attende quell’istante perfetto tanto caro a un certo Henry Cartier-Bresson (“è uno dei miei miti assoluti”). Una logica ontologicamente analogica applicata all’era digitale. “Lavoro tantissimo in studio, in presa diretta durante le mie sessioni”.

La capacità di catturare bellezza da chi sapeva e da chi non sapeva di possederne. Non esistono difetti in natura. Su Instagram, che ha restituito centralità alla fotografia nell’immaginario collettivo, Luca Boschi conta su un piccolo esercito di followers, oltre 22 mila. E la cifra è in costante rialzo: “Pubblico le foto sul social come fossero delle collezioni permanenti di uno stilista. Installazioni artistiche. Al posto degli abiti, le mie immagini”.

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