Cinema

How to have sex, adolescenza e sessualità in un film d’esordio (premiato a Cannes) che farà discutere

di Davide Turrini

How to have sex è un film che farà discutere. Perché tocca un punto delicato, fragile e psicologicamente opinabile: il consenso di una donna, qui una ragazzina sedicenne, nell’avere un rapporto sessuale. Il punto però è che nell’opera prima della regista inglese Molly Manning Walker – premio a Cannes nella sezione Un Certain Regard – questo consenso non si manifesta né con un sì né con un no e si tramuta sostanzialmente con il passare delle ore in uno stupro.

Tre adolescenti inglesi – Tara, Em e Skye – giungono cariche come molle a Malia, sull’isola di Creta. Obiettivo: ubriacarsi fino a perdere i sensi e vincere la gara a chi “scopa di più”. Motel molto cheap con vista piscinetta, atmosfera collettiva alla Spring Breakers e dopo la prima notte passata a distruggersi di drink, disco e vomito, ecco che al balcone di fianco sbucano due ragazzotti etero e una ragazza lesbica anch’essi inglesi: chi ossigenato, chi tirato a lucido, tutti a petto nudo/reggiseno, borsello a tracolla e ciabatte. Probabile che tra Paddy e Badger ci sia il ragazzo giusto affinché Tara (Mia McKenna-Bruce) perda la verginità. O almeno questa è l’impellenza che Em e Skye scaricano addosso all’amica e che alla fine le peserà come un insormontabile macigno.

Diviso drasticamente in due parti (la prima dello sballo irrefrenabile, la seconda rallentata quasi da dramma da camera), con una macchina da presa sempre addosso a 360 gradi su visi e corpi dei protagonisti, How to have a sex mostra il bisogno socialmente indotto di una sessualità da consumare rapida, istantanea, il più presto possibile, proprio come fosse una bottiglia di vodka da scolare, contrariamente alla sincera volontà di ogni singola persona.

Tara, del resto, si sente prima parte del gioco “a premi” (si vince una bottiglia, non a caso), ma quando prova inaspettatamente (ha 16 anni!) dei sentimenti oltre al mero accoppiamento capisce che l’impellenza della verginità è qualcosa che probabilmente non la riguarda in quegli istanti di delirio psichedelico. Certo Walker non gestisce ogni aspetto della messa in scena con la stessa misura ed equilibrio (dai pericolosi flashback narrativi con cui ricostruisce il fattaccio ai repentini rigidissimi broncetti di Tara) ma è visivamente onesta e al contempo filosoficamente sofisticata nel proporre la poco esplorata, sottile contraddizione morale, tra desiderio sincero e atto conformistico anche solo con il dettaglio di una mano che stringe un evanescente pugno di sabbia. Distribuiscono insieme Teodora e MUBI. Da vedere rigorosamente in lingua originale.

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