Dopo l’approvazione dei primi articoli sui superpoteri del presidente, quando uno dei principali ostacoli nella discussione alla Camera dei deputati sembrava essere alle spalle, la Lilbertà avanza (Lla, la formazione di Milei) ha ritirato il testo integrale del disegno di legge omnibus, che ora torna al punto di partenza, quello delle commissioni. La mossa è stata dettata dalla mancanza di consenso su punti chiave dell’iniziativa, come le privatizzazioni e questioni relative alla sicurezza. Per quanto il governo cerchi di sdrammatizzare affermando che “il tradimento della casta politica era previsto”, la sconfitta della legge omnibus alla Camera rappresenta una vera e propria Waterloo politica per l’ultraliberista argentino. Milei si vede infatti costretto adesso a fare ricorso a un piano B per recuperare le ingenti risorse che prevedeva di incassare dal corposo piano di privatizzazioni previsto nel pacchetto affossato in aula.

A pagare il costo della sconfitta, affermano dall’esecutivo, saranno i governatori delle province, additati come i veri e propri “traditori” che hanno “squartato” il progetto di riforma dello Stato. “La colpa è di quei delinquenti dei governatori (provinciali) a cui abbiamo tolto i fondi discrezionali” (un budget aggiuntivo trasferito dallo Stato), ha inveito il presidente da Tel Aviv. Una reazione rabbiosa, quella di Milei, maturata nel corso di una notte di furia e impotenza sui social dove è arrivato a dare decine di like a post che si scagliavano pesantemente contro l’opposizione. Uno di questi definiva come “puttanelle” del peronismo i deputati del partito Radicale di centro che avevano votato contro la legge.

Il portavoce del governo, Manuel Adorni, in un’intervista tv non ha escluso che il presidente ricorra ad un referendum consultivo sulla legge. “Milei farà tutto il possibile per far rispettare la volontà popolare”, ha indicato, aggiungendo che senza l’approvazione del testo “l’aggiustamento dovrà essere maggiore” e che “i governatori delle province saranno i più colpiti dai tagli”. “Bisognerà rivedere ognuna delle voci di spesa per rispettare il pareggio di bilancio”, ha aggiunto. In previsione dell’impatto sui mercati il ministro dell’Economia, Luis Caputo, ha cercato di sdrammatizzare la sconfitta. “Andiamo avanti come stabilito, che la legge venga votata o meno non cambierà il corso economico”, ha detto. Eppure il contraccolpo del flop della legge in parlamento si è sentito oggi pesantemente sia alla borsa di Buenos Aires (indice Merval a -4% in chiusura) che a quella di New York, dove i titoli delle aziende argentine quotate a Wall Street, hanno ceduto fino all’8%. La notizia non ha aiutato neanche il rendimento dei buoni del Tesoro che hanno segnato in media contrazioni attorno al 3% con lo spread in rialzo fino ai 1900 punti.

In questo contesto diversi analisti sentiti dall’Ansa prevedono l’avvio di una stagione di alta conflittualità politica e sociale. Per il politologo e ricercatore Esteban de Gori “la stessa personalità di Milei rende difficile il raggiungimento di accordi”, mentre per Raul Timerman, direttore della società di consulting Grupo de Opinion, quelli a venire “saranno mesi difficili” con gli umori sociali scaldati soprattutto per l’assenza di sussidi sociali con una classe media fortemente colpita dalla crisi economica e dall’inflazione.

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