La Russia sta preparando una guerra convenzionale su larga scala contro la Nato. A lanciare l’allarme è l’Institute for the Study of War americano, un think tank strettamente legato alle grandi compagnie produttrici di armamenti, che in un report afferma che diversi indicatori finanziari, economici e militari lasciano presupporre che per il 2026-2027 Mosca possa essere in grado, grazie al suo graduale ma costante processo di passaggio a un’economia di guerra, di sferrare un attacco nei territori dell’Alleanza Atlantica.

Al centro dell’analisi di ISW, un istituto che già in passato si è distinto per aver spinto le posizioni dei falchi della guerra, anche criticando sia Obama che Trump per le politiche a loro dire troppo morbide tenute nella guerra in Siria, c’è l’incontro del 19 marzo scorso tra il presidente russo Vladimir Putin e i leader delle fazioni della Duma di Stato russa nel corso del quale ha delineato le priorità per il suo quinto mandato presidenziale. Il leader del Cremlino, sostiene l’istituto, sta tentando di stabilire le condizioni per stabilizzare la posizione finanziaria a lungo termine della Russia a un livello più elevato di spesa pubblica e sta segnalando che la stabilità finanziaria a lungo termine della Russia richiederà dei sacrifici per le élite russe.

“Putin probabilmente capisce che la repressione finanziaria contro gli industriali potrebbe mettere a rischio il rapporto politico che ha costruito con loro e sta cercando di mitigare tali conseguenze – scrive l’istituto – La Russia non sembra essere di fronte a una crisi finanziaria imminente e l’aumento della spesa militare è stato il cambiamento più significativo nella politica di bilancio russa, quindi gli sforzi per garantire il futuro finanziario della Russia sono molto più probabilmente intesi a stabilire condizioni a lungo termine che ad affrontare preoccupazioni finanziarie immediate”.

A riprova della propria tesi, ISW ricorda che “il presidente polacco Andrzej Duda ha sottolineato in un’intervista del 20 marzo che Putin sta intensificando gli sforzi per spostare la Russia verso un’economia di guerra con l’intenzione di poter attaccare la Nato già nel 2026 o 2027. Il ministro della Difesa danese Troels Lund Poulsen ha dichiarato il 9 febbraio che nuove informazioni di intelligence indicano che la Russia potrebbe tentare di attaccare un paese della Nato entro tre-cinque anni”. L’esistenza di una significativa minaccia militare convenzionale russa, spiegano, dipende però in larga misura dalle risorse finanziarie che Putin è disposto a stanziare per gli sforzi militari e a raffreddare i propri rapporto con le ricche élite russe.

Ci sono poi indicazioni di tipo militare che suggerirebbero questa strategia del capo del Cremlino: “L’esercito russo continua a intraprendere riforme strutturali per sostenere contemporaneamente la guerra in Ucraina e allo stesso tempo espandere le capacità convenzionali della Russia a lungo termine in preparazione di un potenziale futuro conflitto su larga scala con la Nato. Il ministro della Difesa russo Sergej Shoigu si è rivolto al consiglio del Ministero della Difesa russo il 20 marzo e ha discusso delle riforme militari russe in corso intese ad aumentare le capacità di combattimento dell’esercito russo”. I continui cambiamenti del personale all’interno del Ministero della Difesa potrebbero essere considerati ulteriori indicatori dei preparativi della Russia per un conflitto a lungo termine.

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