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Scontro in Antimafia: Colosimo chiede conto dei messaggi inviati all’assessore Pisicchio prima dell’arresto, Emiliano parla di “condotta trasparente”

Prima il balletto sulla data di convocazione, poi il confronto diretto in aula. Ancora polemica, questa volta non a distanza, tra la presidente della commissione Antimafia Chiara Colosimo e il governatore pugliese Michele Emiliano, oggi in audizione per un approfondimento sulle indagini sulle presunte infiltrazioni nel territorio pugliese e sull’inchiesta che ha portato alla Commissione di accesso al Comune di Bari. Lo scontro verbale si è innescato quando la presidente ha chiesto conto a Emiliano dei presunti messaggi che il governatore avrebbe inviato all’ex assessore Alfonso Pisicchio, invitandolo a dimettersi perché una inchiesta su di lui aveva subito un’accelerazione. Qualche ora dopo i presunti messaggi whatsapp Pisicchio è stato arrestato dalla guardia di finanza. Colosimo ha chiesto se effettivamente siano stati inviati questi messaggi, da chi avrebbe ricevuto le informazioni sulle indagini e perché non ha denunciato la fuga di notizie. Emiliano ha risposto leggendo prima un comunicato stampa trasmesso a ridosso dell’arresto di Pisicchio, poi ha replicato sostenendo che la “domanda è incongrua rispetto all’oggetto dell’audizione”. “Non ho realizzato condotte non trasparenti – ha specificato l’ex pm antimafia – sono a disposizione della Procura se dovesse essere necessario un approfondimento”. E ha concluso: “Mi risulta leggendo la stampa che i messaggini sarebbero stati acquisiti dalla Procura, quindi l’unico soggetto che possa dare risposte è il procuratore della Repubblica che avete ascoltato”. E ancora: “Nel momento in cui per ipotesi avessi saputo della casualità temporale dell’arresto di Pisicchio non avrei revocato l’incarico” da commissario Arti. “La dimostrazione – dice Emiliano – che non sapessi nulla dell’imminente arresto di Pisicchio è proprio il fatto che ho fatto la revoca, ma questa è solo una valutazione”.

“Sulla Regione nessuna indagine” – La convocazione di Emiliano, tuttavia, è nata dalle polemiche per la frase pronunciata dal governatore durante una manifestazione pubblica, sul suo presunto incontro, assieme all’allora assessore Antonio Decaro, con la sorella del boss Antonio Capriati dopo presunte minacce rivolte a Decaro da affiliati al clan. Emiliano ha raccontato la sua versione di quanto sta accadendo in Puglia negli ultimi mesi, con arresti e inchieste che hanno coinvolto i suoi assessore, consiglieri comunali e società municipalizzate. “Sulla Regione Puglia non è in corso nessuna indagine – si è difeso il presidente – Vi chiedo tutela, cioè di raccontare a tutta l’Italia, per favore, che il presidente della Regione Puglia non è oggetto di alcuna indagine, di nessun tipo, in nessuna delle inchieste“. Emiliano, quindi, ha parlato di confusione: “Per questo motivo si ha l’impressione che io debba rispondere di qualcosa. Io vi prego di ribadirlo, la Regione Puglia non c’entra nulla con le indagini in corso a Bari – ha spiegato – Neanche la giunta comunale di Bari è oggetto di indagine, è esente da qualsiasi indagine. Non mi mettete in paragone con altre vicende dolorosissime che stanno accadendo in altre zone di Italia“.

“Sorella del boss? Forse ho dato dettagli sbagliati” – L’ex sindaco di Bari poi ha parlato dell’episodio della sua visita alla sorella del boss, a cui – secondo il racconto di Emiliano dal palco di piazza del Ferrarese nella manifestazione in solidarietà al sindaco – avrebbe partecipato anche Antonio Decaro: “Non escludo di aver dato dettagli sbagliati durante il mio intervento sul palco”, ha detto il governatore, secondo cui “se il sindaco di Bari dice di non essere stato presente all’incontro probabilmente ha ragione lui”. Poi Emiliano ha ricordato un’altra vicenda, simile per dinamica e protagonisti: “Io però ricordo un episodio simile accaduto in piazza della Cattedrale, Antonio Decaro mi disse ‘vedi quelli sono stati’, con riferimento all’episodio delle minacce a lui rivolte. Io affrontai questi ragazzi – ha ricostruito Emiliano – e dissi ‘questo ingegnere è il mio assessore quindi non toccatelo, lasciatelo lavorare’. Lo stesso discorso che facevo a tutti. Non siamo andati dalla polizia – ha concluso – perché il racconto di Antonio Decaro non conteneva notizie di reato”.

“Volevo far capire che l’aria a Bari stava cambiando” – E allora perché ha raccontato sul palco l’episodio del presunto incontro con la sorella del boss? “Aveva l’unico scopo di far capire che l’aria” a Bari “era cambiata, che dovevano comportarsi bene, mai per chiedere protezione come qualcuno sostiene in maniera strumentale. L’evento – ha spiegato ancora – fu un evento come tutti gli altri per imporre il rispetto delle regole anche a chi non aveva capito il significato politico e sociale dell’amministrazione che io guidavo. È evidente che usavo anche la mia storia personale di magistrato antimafia. Io – ha concluso – sono andato dalla sorella del boss Capriati per ribadirle con determinazione e serenità che le regole non le facevano più loro a piazza San Pietro ma le facevamo noi. Anche il rilascio degli immobili confiscati fu oggetto di questa conversazione”.

L’Emiliano magistrato e il primo mandato da sindaco – Emiliano poco prima aveva ricordato il suo ruolo di magistrato nel processo Dolmen in cui fu “condannato all’ergastolo Antonio Capriati” a cui fu “attribuito l’omicidio di Vincenzo Tesse“. “Una delle ragioni – ha aggiunto – che mi spinse a candidarmi a sindaco a Bari nel 2004 fu la constatazione che, nonostante noi da magistrati avessimo realizzato come Antimafia uno delle più puntuali opere di bonifica di tutta la storia italiana sino ad allora, mi ero reso conto che l’azione penale doveva essere convertita in antimafia sociale”. Nel 2007, ha dichiarato il governatore, “quando divento sindaco istituii un’agenzia per la lotta non repressiva alla mafia. Dal 2007 abbiamo stabilito l’obbligatorietà della costituzione di parte civile del Comune nei processi contro la mafia. In 20 anni abbiamo destinato al Comune 140 immobili confiscati alla mafia. In una delle case confiscate ai Capriati, in piazza San Pietro a Bari Vecchia, c’è un’associazione adesso”.

Botta e risposta tra Orlando (Pd) e Colosimo – Da registrare, durante la sessione di domande a Emiliano, il durissimo scontro tra il deputato del Pd Andrea Orlando e la presidente della Commissione parlamentare Antimafia Chiara Colosimo. Dopo alcune domande dei commissari, Orlando è intervenuto dicendo: “Mi preoccupa non poco l’evoluzione o involuzione che sta assumendo questa Commissione” sottolineando di non vedere il “nesso logico” di alcune domande con l’attività della Commissione. “Se questa Commissione si trasforma in un luogo nel quale l’obiettivo diventa quello di screditare gli auditi l’involuzione di questa Commissione è ineluttabile”, ha sottolineato Orlando. La presidente Colosimo ha quindi preso la parola ribattendo: “Quindi lei mi sta invitando a una censura dei commissari? Io do il diritto di parola a tutti”, ha sottolineato la presidente che dopo alcune domande aveva già fatto notare l’attinenza dei temi con le funzioni della Commissione. “Se non c’è un indirizzo rispetto al ‘core business’, questa Commissione rischia di assumere un’altra funzione e di perdere quella che ha sempre avuto e io lo considero un errore politico”, ha replicato Orlando.