Crediti del Superbonus spalmati in 10 anni e taglio netto delle altre detrazioni per ristrutturazioni edilizie, che di fatto verranno ridotte del 40% in termini della sola aliquota. Il ministro Giorgetti scopre le carte sulle agevolazioni fiscali per la casa e allunga la scure dalla maxi agevolazione del governo Conte, fino alle più classiche detrazioni che Mario Monti, nel lontano 2011, aveva reso strutturali e, successivamente, portato al 50% raddoppiando il tetto massimo di spesa per appartamento, con una norma temporanea che viene rinnovata ogni anno da oltre un decennio.

Secondo l’emendamento del governo al Decreto Superbonus, le nuove norme sul 110% valgono per i lavori sostenuti dal 2024 in poi: i crediti maturati con i lavori fatti a partire dal primo gennaio di quest’anno saranno detraibili in 10 anni invece che in quattro o cinque a seconda dell’anno dei lavori, abbassando così l’ammontare della spesa annua per lo Stato. Il testo prevede anche che per le banche dal 2025 non sarà più possibile compensare i crediti del Superbonus con debiti previdenziali. La norma, che vale anche per gli studi finanziari, non tocca invece le persone fisiche.

Per quanto riguarda la rateizzazione dei crediti delle banche e delle società appartenenti ai gruppi bancari o assicurativi è prevista, a partire dall’anno 2025, la ripartizione in 6 rate annuali di pari importo: le rate dei crediti risultanti dalla nuova ripartizione non possono essere cedute ad altri soggetti, oppure ulteriormente ripartite. Le nuove norme non si applicano ai soggetti che abbiano acquistato le rate dei crediti a un corrispettivo pari o superiore al 75% dell’importo delle corrispondenti detrazioni. In pratica, la norma non penalizza gli istituti finanziari che hanno acquistato i crediti senza un eccessivo sconto.

Infine l’emendamento prevede che chi ha già portato in detrazione una o più annualità di cediti fiscali da Superbonus, non potrà cedere le restanti rate annuali e dovrà continuare a utilizzare il canale della detrazione fiscale per monetizzare il credito.

Ma non di solo Superbonus tratta l’emendamento che, come ventilato nei mesi scorsi, dà un taglio netto anche alle altre agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie, tecnicamente definite agevolazioni per il recupero del patrimonio edilizio e riqualificazione energetica degli edifici. La modifica governativa stabilisce in particolare che, per le spese agevolate sostenute dal primo gennaio 2028 al 31 dicembre 2033, l’aliquota di detrazione venga “ridotta al 30 per cento“. Sono esclusi gli interventi di sostituzione del gruppo elettrogeno di emergenza esistente con generatori di emergenza a gas di ultima generazione, per i quali la detrazione resta del 50 per cento.

Attualmente per le spese sostenute fino al 31 dicembre 2024, l’aliquota agevolativa è fissata al 50%, con un tetto massimo di spesa di 96mila euro per immobile. Originariamente la detrazione per ristrutturazioni era temporanea e fissata al 36% dell’Irpef con un limite massimo di spesa di 48mila euro per unità immobiliare. Il governo Monti al suo insediamento l’aveva resa strutturale e, nel 2012, l’aveva temporaneamente elevata al 50% raddoppiando il tetto di spesa detraibile. La formula è stata via via prorogata e, in questi termini, scade appunto il prossimo 31 dicembre.

Non è chiaro se l’esecutivo intenda prorogarla fino a tutto il 2027 o farla scadere riportando la soglia al 36% con tetto a 48mila euro dal primo gennaio 2025, per poi scendere ulteriormente nel 2028. Resta il fatto che nell’attuale formulazione su lavori per 96mila euro si possono recuperare fino a 48mila euro in dieci rate annuali detraendoli dalle tasse. Con il ritorno alla formula originaria e strutturale, invece, si possono detrarre poco più di 17mila euro su al massimo 48mila euro di lavori.

Resta il fatto che per il settore sarà un colpo piuttosto duro, benché atteso. D’altro canto la sola diluizione in 10 anni dei crediti del superbonus riguarda circa 12 miliardi in detrazioni maturate tra il 2024 e il 2025. “Ai fini della stima sono stati considerati l’ammontare di detrazioni fruibili per l’anno 2024 pari a circa 6.211 milioni di euro e per l’anno 2025 pari a circa 5.780 milioni di euro, scontati nelle previsioni di Bilancio”, spiega la relazione tecnica.

Una parte delle entrate scaturite dalle modifiche saranno destinate a migliorare il deficit dello Stato nei prossimi anni. In particolare la norma presentata dall’esecutivo, sottolinea la relazione tecnica, prevede che “una quota parte delle maggiori entrate, per un importo pari a 700 milioni di euro per l’anno 2025 e 1.700 milioni di euro per l’anno 2026, restano acquisite all’erario ai fini del miglioramento degli andamenti tendenziali di finanza pubblica, in coerenza con gli obiettivi programmatici vigenti per gli anni 2025 e 2026 fissati dalla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2023″.

Negli altri articoli dell’emendamento viene previsto un fondo da 35 milioni per il 2025 per gli interventi di riqualificazione nelle aree interessate da piccoli interventi sismici e finanziamenti per 100 milioni per il 2025 la riqualificazione energetica e strutturale realizzata dagli enti del terzo settore, dalle onlus, dalle organizzazioni di volontariato e dalle associazioni di promozione sociale.

Inoltre la norma prevede che i Comuni potranno svolgere attività di vigilanza e controllo nei cantieri in cui si effettuano lavori con il Superbonus. Qualora rilevino “l’inesistenza, totale o parziale, degli interventi”, lo dovranno segnalare agli uffici della Guardia di finanza e dell’Agenzia delle entrate. La norma “potrebbe determinare un incremento dell’attività di controllo delle agevolazioni da Superbonus”, evidenzia la Relazione tecnica, “con il conseguente aumento dell’azione di contrasto alle frodi e il disconoscimento delle indebite agevolazioni fiscali”.

Ai Comuni che effettuano le segnalazioni verranno applicate le disposizioni in materia di partecipazione degli stessi all’accertamento fiscale e contributivo e la loro partecipazione sarà incentivata con una parte dell’incasso. La Relazione tecnica in particolare parla del “riconoscimento di una quota delle maggiori somme relative a tributi statali riscosse a titolo definitivo nonché delle sanzioni civili applicate sui maggiori contributi riscossi a titolo definitivo”. La fetta destinata ai Comuni inizialmente era prevista al 33%, ora viene alzata al 50 per cento.

Aggiornato dall’autrice il 12/5/24 alle 11.00

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