Salute

Wanda Nara su Rai 1 con Milly Carlucci in L’Acchiappatalenti, un anno fa l’annuncio della malattia: ecco cos’è la leucemia mieloide cronica

L’avevamo lasciata la scorsa estate con l’annuncio della sua malattia, la leucemia mieloide cronica (LMC) e oggi ritroviamo Wanda Nara più in forma che mai. Lo dimostra il suo recente annuncio della firma del suo contratto “per essere il volto di Divas Play Mundial”. Si tratta di una piattaforma che entra in piena concorrenza con OnlyFans in cui la show girl si mostrerà in modo sexy, sdraiata a testa in giù (beh complimenti) e completamente nuda. Il tutto con la benedizione del marito Mauro Icardi che l’ha incoraggiata “perché le piace fare foto”, ma soprattutto, “perché i guadagni previsti sono molto forti”. Insomma, non si può dire che pecchino di sincerità. Ma non finisce qui. Per il pubblico più popolare e generalista, Wanda Nara è riapprodata in televisione. Dove sostituisce Nino Frassica nel cast di Acchiappatalenti, il nuovo programma condotto da Milly Carlucci.

Che cosa ne sappiamo
Ma che cosa sappiamo della malattia di Wanda? Prima di tutto, visto che il primo annuncio, molto generico, fu nel mese di ottobre del 2022, che sono ormai passati oltre 18 mesi dalla diagnosi. Che cos’è la leucemia mieloide cronica (LMC)? È una neoplasia del sangue caratterizzata da una tipica alterazione cromosomica che si origina dallo scambio reciproco di un pezzo di cromosoma tra due cromosomi normali, il 9 ed il 22. In sintesi, ciò determina la produzione di una proteina anomala la cui presenza nelle cellule del sangue induce una proliferazione non controllata dei precursori midollari dei globuli bianchi del sangue. Questi si accumulano nel midollo osseo e nel sangue determinando il tipico aumento dei leucociti all’emocromo. Si tratta di una forma di malattia relativamente rara che in Italia colpisce ogni anno 2 persone ogni 100mila, cioè circa 1.000 casi all’anno e soprattutto in età avanzata.

Nella stragrande maggioranza dei casi la LMC viene scoperta per caso nella fase cronica, iniziale, di malattia, che in questo stadio è asintomatica o quasi, dopo una semplice analisi del sangue di routine in cui si notano valori alterati dell’emocromo, come leucocitosi (incremento dei globuli bianchi), anemia (diminuzione dei globuli rossi del sangue) o un numero elevato di piastrine. Tuttavia, per una conferma definitiva è necessaria la identificazione con metodologie di indagine molecolari della proteina tumorigenica nelle cellule del sangue effettuabile in centri specialistici.

Il parere dell’esperto
È una patologia con alcune caratteristiche uniche: è infatti la prima malattia neoplastica umana per la quale si è identificata un’alterazione genomica e contro la quale è stata messa a punto una terapia bersaglio molecolare intracellulare”, spiega al FattoQuotidiano.it il professor Fabrizio Pane, Direttore dell’UO di Ematologica e trapianti di midollo dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico di Napoli. “Fino a tutti gli anni 90 la LMC era una malattia con esito mortale, a meno che non si riuscisse a effettuare un trapianto di midollo da un donatore, una possibilità valida solo per circa il 25% dei pazienti, metà dei quali poteva guarire con il trapianto, il resto purtroppo era destinato a vedere la malattia progredire in leucemia acuta, difficile da curare ancora oggi”.

Sintomi
Professor Pane, anche se in generale la LMC è asintomatica, che sintomi può presentare?
“Si possono verificare sensazioni di malessere generale; alcune persone presentano una milza un po’ ingrossata, con conseguenti difficoltà digestive e una sensazione di peso addominale. Molto più rari sono sintomi come febbre o astenia che sono più tipici della fase più avanzata della malattia”.

La novità del farmaco bersaglio
Lei ha accennato a una terapia che è risultata molto innovativa.
“Alla fine degli anni 90 fu prodotto, e poi immesso in commercio a inizio del 2000, un farmaco a bersaglio molecolare che ha rivoluzionato la prognosi della malattia perché ha permesso di tenerla sotto controllo in tutti i pazienti. In particolare, uno studio svedese, effettuato nei pazienti del registro delle malattie neoplastiche di quel Paese, ha rilevato che grazie solo a una terapia a base di compresse orali l’aspettativa di vita di questi pazienti è quasi la stessa rispetto alla popolazione svedese che non soffre di questa patologia”.

Qual è la qualità di vita dei pazienti?
La terapia è molto efficace e la qualità di vita dei pazienti è ottima. Questo anche perché abbiamo 6 farmaci diversi a disposizione – inibitori della tirosin-chinasi – ciascuno con caratteristiche diverse di tollerabilità che si possono adattare a seconda della risposta terapeutica del paziente su cui possiamo modulare la tossicità e gli effetti collaterali. In pratica, cerchiamo ormai di gestire la vita del malato con la terapia e non con la malattia, al punto che un certo numero di pazienti, dopo alcuni anni di trattamento, possono interrompere la terapia perché completamente guariti”.