Anche in questa tornata elettorale si sta materializzando a macchia di leopardo, ma finora senza gravi conseguenze, il rischio che scrutatori e presidenti disertino gli oltre 61mila seggi aperti per il voto. Tra le cause c’è anche la retribuzione, ritenuta bassa. La circolare del Viminale lo fissa a 138 euro per i presidenti di seggio e 110,40 euro per i segretari e gli scrutatori dove si vota solo per le Europee, mentre il compenso sale rispettivamente a 209,5 e 163 euro dove si aggiungono le comunali o le regionali. In Piemonte, dove le Europee sono in abbinamento sia le regionali sia con il primo turno delle elezioni amministrative, vengono riconosciuti 183,50 euro ai presidenti e 213 a segretari e scrutatori. Soldi che in realtà fanno gola ai dipendenti delle società di trasporto pubblico che in diverse città hanno comunicato in massa di essere impegnati ai seggi comportando riduzioni del servizio.

A Palermo venerdì si è saputo che 1.700 scrutatori su 2.400 sorteggiati non avevano confermato la propria presenza: il timore era che si potesse ripetere il caos registrato per le elezioni del2022, quando oltre agli scrutatori erano mancati anche tanti presidenti di seggio. Sabato l’assessore Dario Falzone ha annunciato che tutti i presidenti di seggio erano ai loro posti, tranne che in due sezioni, e mancava ancora qualche scrutatore, ma il seggio si può aprire anche con un solo componente. Nelle prossime ore i mancanti saranno sostituiti.

A Bari la gran parte dei presidenti di seggio nominati dalla Corte di Appello ha rinunciato all’incarico. In città sono state allestite 345 sezioni più una speciale in via Fornari a Modugno (in cui votano solo per le Europee i fuori sede che si sono registrati) e in 200 hanno preferito rinunciare. Gli uffici comunali hanno però completato le sostituzioni.

A Firenze sono state circa 900 le rinunce sul totale di 1470 scrutatori. All’apertura dei seggi erano stati comunque trovati tutti i sostituti.

A Taranto il problema è un altro: come spesso avviene in occasione delle elezioni, numerosi dipendenti di Kyma Mobilità-Amat, la società per la mobilità urbana di partecipata al cento per cento dal Comune, saranno impegnati in attività connesse al funzionamento dei seggi elettorali: all’azienda erano arrivate già venerdì “circa 106 comunicazioni di dipendenti, 95 dei quali sono autisti degli autobus, il 40% circa del personale di guida“. Risultato: fino a martedì 11 giugno, quando dovrà far recuperare al personale che ha svolto attività presso i seggi elettorali il riposo periodico non goduto nella domenica, la società “non sarà in grado di garantire il completo svolgimento degli ordinari servizi di linea del trasporto pubblico urbano e suburbano”. Stessa situazione a Venezia dove i servizi di trasporto pubblico saranno rimodulati perché circa 200 dipendenti dell’Actv sono impegnati per le elezioni.

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