Alla fine ce l’ha fatta: Cyril Ramaphosa è stato riconfermato presidente del Sudafrica. Tuttavia, la strada per la sua rielezione è stata irta di difficoltà: per la prima volta dall’abolizione dell’apartheid e dalla conquista del potere da parte dell’African National Congress (ANC) nel 1994, lo storico partito che fu di Nelson Mandela non ha più la maggioranza assoluta e ha dovuto accontentarsi “solo” del 40% delle preferenze. Le percentuali uscite dal voto del 29 maggio scorso hanno messo in seria difficoltà il Paese, costringendo i partiti politici a intensi colloqui per trovare una quadra che permettesse di formare un governo attorno a una inedita alleanza fra l’ANC, il liberale Democratic Alliance (DA), il partito nazionalista zulu Inkatha Freedom Party (IFP) e altri gruppi minori e graviterà “attorno al centro”.

La scorsa notte, dunque, il 71enne Ramaphosa è stato riconfermato presidente dal Parlamento con 283 voti rispetto ai soli 44 del rivale Julius Malema, del partito EFF della sinistra radicale. Tuttavia, la maggioranza assoluta che per trent’anni ha permesso all’ANC di governare senza rivali (e anche senza controlli), causandone l’invilupparsi e l’incistarsi in pratiche di malagestione e corruzione a molti livelli, non esiste più: il Parlamento uscito dalle urne attribuisce all’ANC soltanto 159 seggi dei 400 totali, mentre alla DA ne vanno 87 e 17 all’IFP. Quest’ultima, per bocca del suo leader, ha giustificato la partecipazione al futuro governo con la necessità di “stabilità” per rispondere alle difficoltà dei sudafricani, gravati da disoccupazione endemica, forti disuguaglianze e ricorrenti tagli di energia.

Questa inedita coalizione sarebbe, secondo il procuratore distrettuale John Steenhuisen che ha annunciato l’accordo, “la migliore opportunità” per garantire al Paese “stabilità e un buon governo pulito”, lontano cioè dalla corruzione che ha corroso i consensi dell’ANC. Tuttavia, l’ala più a sinistra dell’ANC guarda con sospetto a questa alleanza, poiché la Democratic Alliance è un partito appoggiato dalla classe imprenditoriale, spesso percepito come il partito dei bianchi, e si teme possa opporsi al peso che l’assistenza sociale ha sulle casse statali. L’ANC è invece un partito di sinistra storicamente panafricanista e progressista che ha sempre promosso programmi di welfare e di emancipazione economica per i neri sudafricani poveri. Cyril Ramaphosa, ex sindacalista diventato uomo d’affari milionario, presiederà dunque un governo che unisce visioni politiche radicalmente diverse. Una bella sfida.

All’opposizione resta il nuovo partito uMkhonto weSizwe (MK), fondato dall’ex presidente Jacob Zuma, già sotto processo per corruzione: coi 58 seggi ottenuti è risultato la terza forza politica del Paese arcobaleno, ma continua a contestare i risultati e ieri, durante la prima seduta del Parlamento, la gran parte dei suoi deputati non si sono presentati per protesta. All’opposizione restano anche, come dicevamo, gli EFF, Economic Freedom Fighters, coi loro 39 seggi: il partito di estrema sinistra, che sostiene la confisca delle terre ai bianchi, ha denunciato un “matrimonio di convenienza” tra ANC e DA e ha promesso di costituire “un’opposizione efficace” nei loro confronti. I membri dell’EFF hanno prestato giuramento indossando tute rosse e in alcuni casi stivali di gomma ed elmetti di plastica da operaio edile: “Questo non è un governo di unità nazionale, è una grande coalizione tra l’ANC e il capitale monopolistico bianco. La storia vi giudicherà severamente”, ha affermato il leader dell’EFF Malema.

Le primissime congratulazioni a Ramaphosa sono arrivate direttamente dal presidente Xi Jinping, con una nota, e dal presidente russo Vladimir Putin che ha affermato: “Apprezziamo molto il suo contributo personale allo sviluppo del partenariato strategico tra i nostri Paesi”. Anche il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj si è congratulato con Ramaphosa, elogiando gli “sforzi congiunti del Sudafrica per ripristinare la giusta pace in Ucraina”. “Con la sua leadership e la sua esperienza, il Sudafrica è in buone mani”, ha scritto su X la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

Paese chiave negli equilibri del continente, nonché membro dei Brics, il Sudafrica sta anche giocando un ruolo chiave nello scenario internazionale con la sua nettissima posizione di denuncia dei crimini del governo israeliano, portato davanti alla Corte di Giustizia dell’Aja. Resterà da vedere se la nuova coalizione coi moderati bianchi di DA potrà influenzare questo ruolo di guida dei Paesi del “sud globale” nel denunciare i due pesi e due misure di cui spesso è accusato l’Occidente.

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