Politica

L’Emilia-Romagna dice sì all’adozione degli appalti etici per il rispetto dei diritti umani

Non solo regolamentazioni internazionali e nazionali, ci sono diversi strumenti per far crescere nel mondo il rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale. Uno di questi è l’“appalto etico”. Si tratta di uno strumento che prevede l’esclusione dalle gare delle imprese che non rispettano i diritti umani. Le sue procedure, definite dall’Onu, sono una garanzia che le organizzazioni dalle quali si acquistano beni e servizi sono rispettose dei diritti umani e del diritto internazionale. Per questo motivo, in prima linea ad adottare i principi e la modalità degli appalti pubblici etici devono esserci istituzioni ed enti pubblici.

Nel mondo c’è ancora oggi forte bisogno di rispetto dei diritti umani. La loro violazione non avviene solo nei teatri di guerra: basta leggere i rapporti di Amnesty International per rendersi conto che centinaia di milioni di persone oggi vivono in situazioni di negazione dei diritti umani, come accade ad esempio in Haiti, Cina, Etiopia, Myanmar, per indicare solo alcuni dei casi più clamorosi. Violazioni che vengono agite anche attraverso l’utilizzo di tecnologie che alimentano discriminazioni o usate per tenere sotto controllo le persone.

L’Emilia-Romagna ha deciso di fare un passo avanti in questa direzione grazie all’approvazione, in Assemblea legislativa regionale, della mia risoluzione sul public procurement etico.

In base alla risoluzione, la Regione e gli enti da questa controllati dovranno valutare l’esistenza di eventuali violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale da parte delle imprese che rispondono ai bandi, in modo da escluderle fin da subito in caso di irregolarità. È previsto anche l’impegno della Giunta regionale ad integrare i principi del public procurement etico nel “Protocollo d’Intesa tra Regione Emilia-Romagna e Cgil-Cisl-Uil E-R in materia di legalità e appalti”, un accordo con il quale viene assicurato l’impegno degli appaltanti a confrontarsi preventivamente con le organizzazioni che hanno firmato l’intesa.

Sono già diverse le città in Europa e nel mondo che hanno approvato provvedimenti che richiamano i Principi Guida delle Nazioni Unite su Imprese e Diritti Umani adottati dall’Onu nel 2011.

L’Italia è stata tra i primi Paesi al mondo a dotarsi, nel 2016, di un Piano d’Azione Nazionale in tema di Impresa e Diritti Umani. Nel 2021, il Comitato Interministeriale per i Diritti Umani ha pubblicato il secondo piano quinquennale in attuazione dei trentuno “Principi Guida delle Nazioni Unite su Imprese e Diritti Umani” del 2011, un insieme di regole di comportamento sui diritti umani nelle imprese e degli Stati che hanno il compito di controllarle.

Ritengo doverosa l’adozione del modello degli appalti pubblici etici per evitare di tenere rapporti, anche inconsapevolmente, con aziende complici di violazioni dei diritti dell’uomo e del diritto internazionale e l’approvazione della mia risoluzione, grazie al sostegno della maggioranza di centrosinistra, oltre ad essere stata motivo di personale soddisfazione, è un atto politico di speranza. Soprattutto in una fase così drammatica come quella odierna caratterizzata dai conflitti in Ucraina e nella Striscia Di Gaza, dove anche in questi giorni contiamo decine di vittime civili innocenti.