Per aver legato il servizio di annunci Marketplace con Facebook, Meta “ha abusato della propria posizione dominante imponendo unilateralmente condizioni commerciali inique ai servizi di annunci online concorrenti che pubblicizzano su Facebook o Instagram”. Per questo motivo, secondo quanto rivela Reuters, laguardiana della Concorrenza europea, Margrethe Vestager, si appresta a multare la società statunitense. Un’ultima stangata a Mark Zuckerberg prima di lasciare l’antitrust Ue.

Secondo fonti dell’agenzia, la sanzione potrebbe superare i 10 miliardi di dollari, pari al 10% del giro di affari globale di Meta nel 2023. La decisione di Bruxelles è attesa “a settembre o ottobre“. Marketplace è disponibile su Facebook dal maggio 2007 e consente agli utenti di inserire gratuitamente annunci visibili solo ad altri utenti presenti nella stessa rete.

Il verdetto di Bruxelles arriverà oltre un anno e mezzo dopo l’accusa formale mossa nel dicembre 2022 al gigante tecnologico statunitense di aver conferito un vantaggio sleale al suo servizio di annunci pubblicitari, abbinandolo alla piattaforma social. “Questo significa che gli utenti di Facebook hanno automaticamente accesso a Marketplace, che lo vogliano o meno, e questo conferisce” al servizio di annunci di Mark Zuckerberg “un sostanziale vantaggio di distribuzione che i concorrenti non possono eguagliare”, aveva avvertito la squadra di Vestager nel suo giudizio preliminare. Un addebito davanti al quale Meta si è sempre opposta con fermezza, affermando a più riprese di ritenere le affermazioni di Bruxelles “prive di fondamento” e indicando la volontà di “lavorare in modo costruttivo con le autorità di regolamentazione per dimostrare” che la propria “innovazione è a favore dei consumatori e della concorrenza”.

Se la maxi-multa venisse confermata sarebbe superiore anche a quelle inflitte a Google per 4,3 e 2,4 miliardi di euro rispettivamente nel 2018 e nel 2017 per violazioni antitrust relative alla promozione sleale del suo motore di ricerca su Android e alla concessione di un vantaggio sleale al proprio servizio di shopping su Google Search.

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