Uno striscione con insulti razzisti contro i napoletani per offendere Roberto Saviano. Così lo scrittore è stato accolto a Varese, dove mercoledì pomeriggio è stato ospite di un evento ai Giardini Estensi nell’ambito del Varese Summer Festival. Poco prima che Saviano salisse sul palco, lo striscione è comparso su un ponte: “Schifato da tutta Italia, cantastorie sporco come uno straccio di seconda mano, ecco lo stereotipo del buon napoletano”.

Il lenzuolo è stato rimosso poco dopo e ora la Digos ha avviato un’indagine che, anche attraverso l’ausilio delle immagini di videosorveglianza, mira a ricostruire chi siano gli autori. Una prima ipotesi propende per qualche gruppo di estrema destra, spesso presi di mira da Saviano. “Laddove c’è la parola, quella è casa mia. Mi hanno invitato qui a Varese a raccontare, quindi sono a casa. L’idea che possano essere loro a decidere chi entra e chi esce mi fa orrore. Quindi doppiamente felice di essere qui ai Giardini Estensi di Varese”, è stata la replica dello scrittore nel corso dell’evento.

Anche il sindaco Davide Galimberti, eletto nelle fila del centrosinistra, ha preso posizione: “Ancora una volta, quattro decerebrati scarsamente alfabetizzati hanno pensato di poter conquistare quindici minuti di celebrità, cogliendo l’occasione di una giornata in cui i riflettori si accendevano su Varese per la presenza di Roberto Saviano sul palcoscenico del Varese Summer Festival. Le frasi ignobili, costruite in una sintassi scombinata, non hanno scalfito l’emozione alle quasi 1.700 persone che hanno accolto Saviano con un caloroso abbraccio nell’arena dei Giardini Estensi”, ha scritto il primo cittadino.

“Lo scrittore ha ricambiato l’affetto, fermandosi per oltre due ore dopo lo spettacolo a firmare le copie del suo ultimo lavoro per le centinaia di persone, che compostamente lo aspettavano solo per manifestargli stima e affetto – ha proseguito Galimberti – Come ha detto Saviano ‘anche Varese è casa sua’, e noi siamo stati ben lieti di averlo con noi. Peccato per quei quattro vigliacchi anonimi, che non hanno avuto modo di studiare un po’ di più”.

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