Arriva la prima richiesta di autorizzazione di vendita di carne coltivata in Unione europea. Dopo aver presentato domanda per la commercializzazione a Singapore, negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Svizzera, la start-up francese Gourmey ha annunciato di aver presentato alle autorità di regolamentazione europee una richiesta per il suo foie gras coltivato. Per essere commercializzata in Ue, infatti, la carne coltivata deve essere approvata dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa). L’autorizzazione è disciplinata dal Regolamento sui nuovi prodotti alimentari, uno dei quadri normativi più rigorosi al mondo in materia di sicurezza alimentare. Il processo di valutazione dovrebbe durare almeno 18 mesi. Una volta approvato, il prodotto potrà essere commercializzato nel mercato Ue. Non si è fatto attendere il commento del vicepresidente del Senato, Gian Marco Centinaio, responsabile del dipartimento Agricoltura e Turismo della Lega: “Bruxelles dovrà decidere quale modello alimentare scegliere: la qualità e il benessere garantiti dai prodotti tradizionali oppure cibi realizzati in laboratorio, privi di proprietà organolettiche e nutritive che li distinguano? Noi abbiamo già fatto la nostra scelta e vogliamo che tutti possano mangiare bene. Non lasceremo che chi è in difficoltà debba accontentarsi di queste paccottiglie insapori”.

Se il fois gras convenzionale resta disponibile – Come ricorda, però, il Good Food Institute Europe “la produzione convenzionale di foie gras è un tema controverso nell’Unione Europea”. Numerosi paesi tra cui Italia, Polonia, Danimarca e Germania ne hanno vietato la produzione a causa della contestata pratica dell’alimentazione forzata degli animali. Tuttavia, anche nei Paesi che hanno vietato la produzione come l’Italia, il foie gras importato resta disponibile per il consumo, secondo i principi del mercato unico. “Come hanno recentemente sottolineato alcuni ministri europei, la tutela dei prodotti tradizionali non deve diventare un ostacolo all’innovazione alimentare e alla libera scelta del consumatore” commenta Francesca Gallelli, consulente per gli affari pubblici del Good Food Institute Europe, secondo cui “la domanda della start-up francese Gourmey dimostra che l’innovazione alimentare e la tradizione culinaria possono rafforzarsi a vicenda, offrendo un foie gras che soddisfa le esigenze dei consumatori e tutela il benessere animale”.

A che punto è la carne coltivata – Proprio in questi giorni, Bruxelles ha deciso di registrare l’iniziativa dei cittadini europei ‘Stop Cruelty Stop Slaughter’ che chiede alla Commissione europea di introdurre incentivi per la produzione di proteine vegetali e di carne coltivata. Decisione che, ha spiegato la Commissione Ue, “non pregiudica le conclusioni giuridiche e politiche sull’iniziativa” e il modo in cui sceglierà di darvi seguito. Di fatto, sulla carne coltivata, arrivano diversi segnali, ma non tutti vanno nella stessa direzione. Singapore ha autorizzato la vendita di carne coltivata nel dicembre 2020 e quest’anno è stata venduta per la prima volta al dettaglio: si tratta del prodotto dell’azienda statunitense Good Meat. La richiesta della francese Gourmey, però, arriva quasi un anno dopo quella presentata dalla startup israeliana Aleph Farms per la sua carne di manzo alle autorità svizzere e britanniche. Nel 2023, due prodotti di pollo coltivato sono stati invece approvati per la vendita negli Stati Uniti, mentre l’azienda francese Vital Meat ha presentato richiesta di autorizzazione nell’Agenzia alimentare di Singapore, per poi inoltrare nel 2024 la domanda per sua carne di pollo all’agenzia regolatoria del Regno Unito, la Food Standard Agency. Recente, invece, l’approvazione in Gran Bretagna della carne coltivata dall’azienda Meatly, che produce cibo per gli animali domestici a base di pollo coltivato. Il prodotto sarà disponibile per la vendita, esclusivamente come pet food, entro l’anno. Dagli Stati Uniti, invece, arrivano altri segnali. A maggio, Alabama e Florida hanno approvato leggi che vietano la produzione e la vendita della carne coltivata, ora off limit per 28 milioni di americani.

Il dibattito in Italia – Nonostante la carne coltivata non sia ancora disponibile sul mercato europeo, l’Italia si è già preparata, approvando a novembre 2023 una legge che vieta la produzione e la commercializzazione della carne coltivata. Nonostante ciò, il mercato italiano resterebbe ancora accessibile alle aziende che dovessero ricevere un’autorizzazione per la commercializzazione in Unione Europea. Il primo problema è la probabile incompatibilità del divieto con alcuni dei principi cardine del diritto dell’Unione, tra cui quello della libera circolazione delle merci. E poi c’è una questione tecnica dovuta alla procedura adottata per l’approvazione. “Con una legge viziata e potenzialmente inapplicabile, l’Italia ha deciso di adottare una posizione ideologica, vietando la produzione e la commercializzazione della carne coltivata, a prescindere dalle rigorose valutazioni che adesso verranno svolte dall’Ue” commenta Francesca Gallelli. Di fatto, anche in Unione Europea, il Governo Meloni sta portando avanti una campagna finalizzata ad ostacolare l’approvazione del nuovo alimento all’interno del mercato unico. Una decina di giorni fa, il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, durante un punto stampa a margine del Consiglio Ue Agricoltura e pesca ha raccontato che, sul tema della carne coltivata, la presidenza ungherese “ha ribadito di essere molto vicina a quelle che sono le posizioni italiane, così come lo hanno ribadito l’Austria, la Francia e tanti altri”. Di fatto, in sede di Consiglio Agrifish, insieme ad Austria e Francia, l’Italia ha presentato una nota informativa con la quale si suggerisce che il Regolamento Ue sui Nuovi Alimenti non sarebbe adeguato a regolare l’ingresso sul mercato della carne coltivata. Come sottolineato dalla stessa Commissione europea, però, il quadro regolatorio europeo è tra i più robusti al mondo. Diverse le posizioni di Germania e Spagna che, insieme alla stessa Francia, hanno sottolineato la libertà del consumatore come principio guida.

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