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Intelligenza artificiale nelle aule: la scuola deve educare o controllare?

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Francesco Greco è noto per il suo ruolo nel pool di Mani Pulite negli anni ’90. Tuttavia, le sue recenti iniziative come nuovo consigliere per la legalità del sindaco di Roma suscitano preoccupazioni, soprattutto per il potenziale uso dell’intelligenza artificiale (AI) nella sorveglianza urbana.

Greco ha proposto un vasto sistema di videosorveglianza per Roma, con 15.000 telecamere gestite dall’intelligenza artificiale. L’obiettivo è garantire maggiore sicurezza, ma l’uso dell’AI trasforma il sistema in un meccanismo di controllo sociale pervasivo.

La sorveglianza con videocamere è limitata dalla capacità umana di analizzare i dati raccolti senza l’AI. L’intelligenza artificiale rende possibile una sorveglianza su scala massiva, monitorando ogni angolo della città in tempo reale e identificando potenziali minacce o comportamenti sospetti con precisione. Questo tipo di controllo ci avvicina ai modelli adottati in paesi come la Cina, dove l’AI è al centro di un sistema di sorveglianza di massa che limita le libertà personali.

Greco non ha proposto di estendere questo sistema alle scuole, ma c’è già chi lo chiede. Ora sarà più facile, per chi promuove questa opzione, vederla realizzata.

Se accettiamo la logica della videosorveglianza basata sull’AI come soluzione ai problemi sociali, è facile immaginare che questa mentalità si estenda agli ambienti scolastici. Ma sarebbe un grave errore, aggravando i problemi che si propone di risolvere.

Immaginare un futuro in cui le scuole sono sorvegliate da telecamere controllate dall’intelligenza artificiale è una visione distopica concreta, se continuiamo su questa strada. Le scuole rischierebbero di diventare spazi soffocanti, dove ogni movimento degli studenti è monitorato e analizzato, minando la loro capacità di sviluppare pensiero critico e autonomia.

La sorveglianza pervasiva tramite l’AI comprometterebbe seriamente la privacy di studenti e personale, minando la libertà di espressione e il diritto alla riservatezza. Alimenterebbe inoltre una falsa sensazione di sicurezza. Affidarsi alle telecamere con intelligenza artificiale può illudere di avere un controllo totale, ma non affronta il bullismo o il disagio giovanile. La vera sicurezza si costruisce attraverso relazioni umane, non algoritmi di sorveglianza.

Le telecamere alimentate dall’AI nelle scuole erodono la fiducia tra studenti e insegnanti, generando sospetto e inibendo lo scambio di idee, fondamentale per lo sviluppo intellettuale e morale proprio ora che l’AI entra a scuola con l’Educazione Civica. Rischiamo di sacrificare la libertà e la coesione sociale in nome di un controllo illusorio se consideriamo l’AI come la soluzione universale per i problemi sociali. Dobbiamo riflettere prima che questa mentalità di sorveglianza si insinui nei luoghi di formazione delle generazioni future.

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