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Il “chinese job” della Camorra sui soldi della droga: 33 arresti tra Italia e Spagna. “Due asiatici avevano 800 mila euro nell’auto”

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Napoli – In cambio di una commissione del 2,4% a testa sulla somma complessiva, alcuni cinesi erano disponibili a ripulire il denaro della droga. È uno dei capi di imputazione dell’ordinanza di arresto notificata stamane tra Napoli e la Spagna a 33 persone – 17 in carcere, 16 ai domiciliari – gravemente indiziate, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti aggravata dall’essere composta da più di dieci persone.

Sono 43 le persone indagate. Avevano armi e soprattutto favorivano il clan camorristico “Amato – Pagano”, i cosiddetti scissionisti, operante nel quartiere Scampia di Napoli, nei comuni di Melito di Napoli e Mugnano di Napoli e con base logistica in Gricignano d’Aversa (Caserta).

Nell’indagine dei carabinieri dei Nucleo Investigativo di Napoli, con la collaborazione della Dcsa e del Servizio di Cooperazione Internazionale di Polizia, coordinati dalla Dda di Napoli guidata da Nicola Gratteri, c’è il racconto di due organizzazioni criminali distinte tra loro che si riforniscono di cocaina ed erba in Spagna presso lo stesso gruppo criminale guidato da Simone Bartiromo, latitante dall’anno scorso.

Il dettaglio del “riciclaggio cinese” è contenuto in un passaggio dell’ordinanza, che dà conto di due asiatici perquisiti in Calabria con 800 mila euro in contanti nascosti in due vani segreti dell’auto. E poi spiega qual era il loro compito. Lo dice uno degli arrestati, Raffaele Maisto, mentre sta confezionando e fascettando mazzette per altri 800.000 euro: “Se vengono i cinesi gli diamo 300 mila ciascuno … perché i cinesi hai capito che fanno? No si prendono i soldi loro, preparano i mazzettini… su un milione di euro si prendono ventiquattromila euro l’uno”.

L’inchiesta documenta rapporti tra queste organizzazioni e altri sodalizi criminali tra la Calabria, la Puglia e Roma. Le comunicazioni avvenivano attraverso la messaggistica Matrix, con telefoni cellulari marca Google con all’interno sim di una compagnia telefonica olandese. I trafficanti nelle loro chat usavano come nickname i nomi di calciatori famosi: Pelè, Messi, Drogba, Albiol, Careca, Insigne.

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