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Ocse: “Il 35% degli italiani adulti non è in grado di capire testi lunghi e di valutare dati e statistiche”

Secondo l'indagine sulle Competenze degli Adulti 2023 dell'organizzazione di Parigi, nella Penisola le performance e le competenze cognitive sono inferiori alla media degli altri Paesi
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Più di un terzo degli italiani adulti non è in grado di comprendere testi lunghi e articolati, di fare calcoli complessi, analizzare le informazioni statistiche, valutare i tassi e risolvere problemi che presentano molteplici passaggi o variabili. E così gli adulti italiani di età compresa tra i 16 e i 65 anni hanno performance e competenze cognitive inferiori alla media dei Paesi Ocse. È quanto emerge dall’indagine sulle Competenze degli Adulti 2023 dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico relativa a 160mila persone tra i 16 e i 65 anni residenti in 31 Paesi.

In Italia l’Indagine è stata realizzata dall’INAPP su incarico del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Le competenze misurate tramite l’Indagine sono cruciali perchè consentono alle persone di affrontare in modo adeguato la vita quotidiana e di partecipare pienamente all’economia e alla società. Ci si riferisce alle capacità di lettura e comprensione di testi scritti (dominio cognitivo della literacy), alle capacità di comprensione e utilizzo di informazioni matematiche e numeriche (dominio cognitivo della numeracy) e alle capacità di raggiungere il proprio obiettivo in una situazione dinamica in cui la soluzione non è immediatamente disponibile (dominio cognitivo del adaptive problem solving).

Ebbene gli adulti italiani hanno ottenuto, in media, 245 punti in literacy, 244 punti in numeracy e 231 punti in adaptive problem solving, numeri inferiori alla media degli altri Paesi. I risultati medi nel 2022-23 sono rimasti pressoché invariati rispetto al 2011-12 per quanto riguarda literacy e numeracy, sottolinea l’Ocse facendo riferimento alla prima Indagine sul tema, risalente al 2013.

DIFFICILE COMPRENDERE I TESTI – In literacy, il 35% degli adulti (media OCSE: 26%) ha ottenuto un punteggio pari o inferiore al livello 1, il che significa che hanno una ridotta competenza in literacy. Gli adulti che si posizionano al livello 1 sono in grado di comprendere testi brevi ed elenchi organizzati, quando le informazioni sono indicate chiaramente, e possono individuare informazioni specifiche e identificare collegamenti rilevanti all’interno di un testo. Le persone che non hanno raggiunto il livello 1 sono in grado di comprendere, al massimo, frasi brevi e semplici. All’estremità opposta, il 5% degli adulti (media OCSE: 12%) ha ottenuto un punteggio di livello 4 o 5 in literacy e sono considerati high performer. Questi adulti sono in grado di comprendere e valutare testi articolati e lunghi su più pagine, cogliere significati complessi o nascosti e utilizzare le competenze pregresse per comprendere i testi e completare i compiti.

SOLO IL 6% SA VALUTARE LE STATISTICHE – In numeracy, il 35% degli adulti (media OCSE: 25%) ha ottenuto un punteggio pari o inferiore al livello 1. Gli adulti che si posizionano al livello 1 sono in grado di fare calcoli di base con numeri interi o con il denaro, comprendere i decimali e identificare ed estrarre singole informazioni da tabelle o grafici, ma possono avere difficoltà con compiti che richiedono più passaggi (ad esempio risolvere una proporzione). Le persone che ottengono risultati al di sotto del livello 1 sono in grado di sommare e sottrarre numeri piccoli. Gli adulti di livello 4 o 5 sono gli high performer (6% in Italia, 14% in media nei Paesi ed economie dellOCSE). Sono in grado di calcolare e comprendere tassi e rapporti, interpretare grafici complessi e valutare criticamente le informazioni statistiche.

PROBLEMI SEMPLICI E SENZA VARIABILI PER FAVORE – Nel problem solving adattivo (Adaptive Problem Solving – APS), il 46% degli adulti (media OCSE: 29%) ha ottenuto un punteggio pari o inferiore al livello 1. Gli adulti che si posizionano al livello 1 sono in grado di risolvere problemi semplici con poche variabili e poche informazioni non rilevanti, che non cambiano man mano che si procede verso la soluzione. Hanno difficoltà con problemi che presentano più passaggi, o quelli che richiedono il monitoraggio di più variabili. Gli adulti che ottengono risultati al di sotto del livello 1 sono in grado di risolvere solo problemi molto semplici, in genere quelli che possono essere risolti con un solo passaggio. Circa l’1% degli adulti (media OCSE: 5%) ha ottenuto un punteggio di livello 4. Questi adulti hanno una comprensione più approfondita dei problemi e nella risoluzione sono in grado di adattarsi a cambiamenti inaspettati, anche se richiedono una significativa rivalutazione del problema. Considerando in modo congiunto i tre domini, il 26% degli adulti in Italia (media OCSE: 18%) ha ottenuto un punteggio pari o inferiore al livello 1.

ULTRACINQUANTENNI PIÙ INDIETRO DEI GIOVANI – Sui risultati dell’Italia pesano gli ampi divari interni determinati principalmente dal territorio, dall’età, dal livello di istruzione e dal genere. I residenti nel Nord e nel Centro d’Italia riescono spesso a raggiungere punteggi di competenza pari a quelli della media Ocse, al contrario di quanto accade nel Mezzogiorno che presenta valori sempre significativamente inferiori alla media italiana e conseguentemente a quella Ocse. Le persone di 55-65 anni mostrano i valori di competenza più bassi opponendosi ai giovani di 16-24 anni. Gli adulti con titoli di studio pari o inferiori alla licenza media raggiungono punteggi di competenza nettamente inferiori alle persone che hanno investito in istruzione completando percorsi terziari. Nelle capacità di comprensione e utilizzo di informazioni matematiche e numeriche le donne sono ancora lontane dagli uomini.

L’indagine offre la possibilità di individuare in modo chiaro dove il Paese dovrebbe intervenire per migliorare i livelli di competenza della popolazione adulta. “È evidente la stretta relazione tra competenze cognitive e sviluppo del Paese. I valori più bassi di competenze si concentrano nelle aree meno attrattive del Paese. Occorre investire per il recupero dei territori del Mezzogiorno”, ha osservato Natale Forlani, presidente Inapp.

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