Salta l’obbligo di revisori del Mef nelle società che percepiscono contributi pubblici. La commissione Bilancio ha approvato nella serata di martedì una nuova riformulazione della norma che abroga quei due commi dell’articolo 112 e introduce soltanto una stretta sui controlli dei bilanci delle società che ricevono “contributi significativi”, la cui entità verrà stabilita con un dpcm entro 90 giorni dall’approvazione della legge di Bilancio. Ma i controlli rafforzati, che prevedono anche l’invio al ministero di una relazione annuale sull’uso delle risorse, saranno effettuati dagli organi di controllo già costituiti.

“Si tratta di una formulazione che, dopo settimane di acceso dibattito e di versioni differenti sinceramente inaccettabili, conferma sostanzialmente l’insostituibile ruolo di garanzia del pubblico interesse svolto dai commercialisti italiani nello svolgimento della funzione di revisori dei conti”, commenta il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Elbano de Nuccio.

La versione iniziale inserita nel ddl di Bilancio aveva suscitato le ire del vicepremier e leader di Forza Italia Antonio Tajani, che aveva definito la norma “priva di qualsiasi senso, voluta forse da qualche burocrate del Mef“. “Non serve”, aveva commentato, “un sistema che rischia di trasformare il Mef nella Stasi. Non è questo certamente l’intendimento del governo. Ho già parlato con il ministro Giorgetti mi ha assicurato che verrà rimodulata”.

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