Il nuovo corso è stato annunciato con un memorandum presidenziale pubblicato sul sito della Casa Bianca poche ore dopo l’insediamento. Trump, che come è noto ha incassato il sostegno dei vertici delle principali Big tech, nel documento destinato al Segretario al Tesoro e al rappresentante permanente degli Usa presso l’Ocse lamenta che a” causa del Global Tax Deal” negoziato durante la presidenza Biden “e di altre pratiche fiscali estere discriminatorie le aziende americane potrebbero trovarsi ad affrontare regimi fiscali internazionali ritorsivi”. Che ostacolerebbero il suo obiettivo di ridurre ulteriormente le tasse versate dalle imprese e dalle fasce più benestanti. Dunque dispone che quell’accordo “non abbia effetto negli Stati Uniti”. Il Tesoro viene poi incaricato di stilare – e consegnare entro 60 giorni al presidente – una lista di possibili misure protettive da mettere in campo nei confronti dei Paesi che non rispettino i trattati fiscali in vigore con gli Usa o che applichino regole dannose per le corporation americane.
La tassa minima del 15% applicata dalla Ue – Cosa rischia la Ue? Per provare a capirlo serve un riassunto delle puntate precedenti. Da gennaio 2024 tutto il Vecchio Continente applica la direttiva che disciplina il cosiddetto “secondo pilastro” della riforma della tassazione delle multinazionali, cioè la tassa minima effettiva del 15% sui profitti. Una misura fin dall’inizio molto depotenziata rispetto agli auspici iniziali e che riguarda solo i gruppi con oltre 750 milioni di fatturato nel mondo. Ma in ogni caso si traduce nella possibilità di battere cassa dalle grandi aziende Usa. L’Italia conta di ricavarne poco meno di 400 milioni l’anno, che dovrebbero arrivare da una imposta minima nazionale pari alla differenza tra il 15% (livello minimo concordato dai Paesi Ocse) e l’imposizione effettiva a cui è soggetta l’impresa.
Gli Usa, nonostante l’intenzione dell’amministrazione Biden di adeguarsi all’accordo per prevenire l’elusione fiscale dei grandi gruppi, non hanno mai adottato la regola. Impongono solo una tassa minima (Global Intangible Low-Taxed Income, in acronimo Gilti) del 10,5% sul reddito delle controllate estere di società statunitensi: un regime nazionale non conforme alle regole Ocse. Sulla carta, se non ci saranno cambiamenti in futuro i 27 potrebbero imporre alle controllate che operano nei loro Paesi una tassazione suppletiva calcolata in base al numero di dipendenti e ai beni impiegati. Il memorandum dice, tra le righe, che Trump leggerebbe una scelta del genere come una violazione della sovranità fiscale e reagirebbe.