Il cessate il fuoco a Gaza è la fine di un calvario, ma oggi i dubbi prevalgono sulla speranza

Il cessate il fuoco, faticosamente entrato in vigore a Gaza tra Israele e Hamas, va accolto con l’auspicio che possa essere la fine di un calvario soprattutto per il popolo palestinese e la sua terra. Ma i dubbi e le preoccupazioni oggi prevalgono sulla speranza, che come sempre deve essere l’ultima a morire. Di queste ore conserviamo le immagini di gioia per gli ostaggi liberati e il giubilo del popolo palestinese che, tra le macerie di un day after, esulta come in una festa di liberazione. Un popolo indomito che nessuno mai potrà piegare.
Le immagini degli effetti del genocidio israeliano sono devastanti: struggenti i video dei camion di aiuti umanitari e dei gazawi che ritornano nel nord di Gaza, che avanzano lentamente in una città che non esiste e che poi andrà completamente ricostruita. Un altro affare sulla pelle dei palestinesi. È inaccettabile il linguaggio dei media e della politica occidentale che parlano di liberazione di ostaggi israeliani e di detenuti palestinesi. Si tratta di ostaggi e prigionieri politici da una parte e dall’altra. Si deve evidenziare anche come appare differente la condizione dei prigionieri: in buone condizioni gli israeliani, terribili invece quelli palestinesi. Colpisce l’immagine di una donna israeliana ostaggio che saluta un soldato di Hamas mentre sta per salire sull’autovettura della Croce Rossa internazionale.
Come non sottolineare poi che Israele, nelle prime ore di entrata in vigore del cessate il fuoco, ha aumentato occupazione, violenza, uccisioni, bombardamenti e massacri in Cisgiordania con l’obiettivo, pare con il via libera di Trump, della sua annessione. C’è anche da augurarsi con forza che il popolo palestinese trovi la sua unità in difesa della sua terra contro la colonizzazione sionista e il progetto criminale in atto e non si verifichino mai più immagini delle forze di sicurezza palestinesi che in Cisgiordania aprono il fuoco su palestinesi. La divisione del popolo palestinese sarebbe un duro colpo per la resistenza che ha bisogno di unire tutte le forze e avere il sostegno di una comunità internazionale troppo immobile.
L’asse israeliano-americano, con il sostegno di quasi tutto l’Occidente e il silenzio quasi complice di un pezzo di mondo arabo, lascia prefigurare che il progetto sionista di cancellazione del popolo palestinese e della sua terra sia ancora purtroppo in piena attuazione. Non vorrei che si stesse vivendo solo una tregua momentanea per meglio preparare, da parte di Israele, la soluzione finale contro il popolo palestinese.
Odiose sono le immagini delle forze armate israeliane che da una parte liberano i detenuti dando seguito all’accordo sul cessate il fuoco e dall’altro subito arrestano centinaia di palestinesi in Cisgiordania. Per occupare subito le celle di prigionieri politici rimaste libere per poche ore. Non dimentichiamoci dei risultati che Israele ha raggiunto in Libano e in Siria e quello che sta facendo nello Yemen e in Iran. Nello scacchiere geopolitico molto indubbiamente dipenderà da Trump che con furbizia ma anche merito si è intestato la tregua e l’accordo sul cessate il fuoco, ma le sue posizioni coincidenti con quelle dello stato ebraico per il futuro non lasciano presagire nulla di buono.
In tutto questo spicca la posizione del governo italiano che, per bocca della presidente del consiglio Meloni e del ministro degli esteri Tajani, annuncia che se il premier israeliano Netanyahu verrà in Italia sarà il benvenuto e non verrà arrestato nonostante sia stato spiccato nei suoi confronti un mandato di cattura internazionale da parte della corte penale internazionale. Un governo che copre e difende un latitante ritenuto allo stato un criminale di guerra non meraviglia, dal momento che i nostri governanti così allergici alla giustizia sono gli stessi che beatificano Berlusconi e operano oggi, unitamente al Presidente della Repubblica, ad un’opera di ripulitura morale e istituzionale dell’allora latitante Bettino Craxi. Storie tra di loro indubbiamente diverse che lasciano però intendere l’intolleranza allo stato di diritto e alla questione morale che contraddistingue una parte significativa dei nostri governanti.