NBA Freestyle | Come sta andando la stagione di Simone Fontecchio? Ci si aspettava di più

Shai Gilgeous-Alexander, se fosse lui l’MVP?
Chi ha detto che il gioco dalla media è morto? Guardate Shai Gilgeous-Alexander, vi ricrederete. L’altra notte, la stella dei Thunder ha distrutto gli Utah Jazz con 54 punti, in cui si è letteralmente impadronito dell’area piccola, stordendo a piacere il marcatore di turno, con una serie di movimenti di rara linearità ed eleganza. Implacabile. Il canadese è un serpente a sonagli palla in mano. Tratta benissimo la sfera, quando punta l’uomo non dà punti di riferimento, perché depositario di un gioco di piedi clamoroso anche per un piccolo. È in grado di gestire il ritmo dei propri passi in avvicinamento in base alla reazione del difensore. Accelera, rallenta, riparte, si ferma. Poi lo sbilancia con una finta o con uno step–back, creando sempre separazione per il tiro. Sinceramente, era da tempo che non si vedeva uno stile di gioco del genere. Soprattutto nella NBA moderna. Per il resto, stiamo parlando di una guardia longilinea di 1.98, che ne mette 32 di media con il 53% dal campo. Se appena appena porta la sua percentuale da tre punti dal 35% a cifre più vicine ai 40%, dovranno cambiare le regole del gioco per impedirgli di trasformarsi definitivamente in un vero e proprio tsunami. E gli Oklahoma City Thunder sono primi a Ovest, con oltre l’80% di vittorie. Se fosse proprio lui il prossimo MVP?
Fontecchio, alti e bassi
I suoi Detroit Pistons sono sesti a Est e autori di una stagione sopra le aspettative. Simone Fontecchio, in tutto ciò, alterna partite in cui fa bene ad altre in cui sembra venir “dimenticato” dal proprio coach. Ci si aspettava che avrebbe trovato più spazio, più continuità in questa stagione. Non sta andando così. Gioca quasi 18 minuti di media, ma segna appena 6,6 punti, con una percentuale da tre non sufficiente per uno con la sua mano (35,7%). Peccato. Perché in valore assoluto, Fontecchio rimane un giocatore solido da rotazione. Una presenza positiva in campo. Ben impostato tecnicamente, l’italiano ex Utah Jazz è atletico, ha un bel movimento di tiro, sa riempire le corsie in contropiede, è preciso ai liberi (80%) e ha anche voglia di difendere (non sempre scontato in NBA). Qualche sera fa, nella vittoria contro Atlanta, ne ha messi 13 in 16 minuti, tirando un 3 su 5 da fuori. Segno che i colpi in canna ce li ha. Ma si sa, l’NBA è anche trovarsi al posto giusto nel momento giusto.
Gallinari va in Portorico
Danilo Gallinari voleva restare nell’orbita NBA (territorialmente), vicino alla famiglia negli USA, e ha firmato in Portorico con i Vaqueros de Bayamon. Scelta rispettabilissima. Certo, molti hanno gridato al “tradimento” perché avrebbero voluto vederlo terminare la carriera nella sua Italia. Ma Gallinari non ha mai abbandonato l’idea – da quello che si legge in giro – di rimettere piede in NBA, anche con un piccolissimo ruolo da comprimario. Cosa che, a quasi 37 anni e con tutti i guai fisici che ha avuto, non è così scontata. In generale, un piccolo contratto con l’approssimarsi dei playoff potrebbe sempre trovarlo, perché un 2.08 con la sua mano fa sempre comodo. Entra, gioca 5-10 minuti, prova qualche tiro piazzato dal perimetro, va in panchina. Vedremo. E per l’Italia, tra l’altro, c’è sempre tempo con quelle mani.
Dove va Zion Williamson?
Dicono abbia chiesto di essere ceduto. Poi ci si lamenta che non si creano più dinastie. Firmi un contrattone da 197 milioni di dollari per cinque anni nel 2022? Non è sufficiente per farti sposare la causa per un periodo di tempo significativo. Probabilmente, verrà scambiato Zion Williamson. Qualcuno dice con i Golden State Warriors. Qualcuno dice con i Los Angeles Lakers. Si vedrà. Cosa lascerà ai New Orleans Pelicans dopo cinque anni in caso di partenza? 194 partite giocate su 410, meno della metà. Due uscite al primo turno nei playoff. Tanti atteggiamenti da (presunta) superstar viziata. Tante schiacciate degna di nota, ma come si sa valgono due punti come un sottomano.
That’s all Folks!
Alla prossima settimana.