Gentile, generoso, scrupoloso, nelle sue inchieste andava a fondo senza inutili rumorosi clamori: questa è l’immagine di Fiore De Rienzo che emerge attraverso il ricordo e il cordoglio di chi ha avuto modo di conoscerlo e lavorarci insieme. C’è anche chi, tra i suoi colleghi, lo ricorda come “Il Grande Gatsby” per la sua innata eleganza. È morto ieri, a 65 anni lo storico inviato di “Chi l’ha visto”. Era padre dell’attore Libero, tragicamente scomparso a 44 anni nel 2021, celebre per la sua interpretazione di Giancarlo Siani in “Fortàpasc”, solo per citarne una.
A dare l’annuncio della perdita è stato Gigi De Rienzo, suo fratello musicista. Anche se in un altro settore, non è meno popolare anche lui che è stato il primo bassista di Pino Daniele, fidato collaboratore del bluesman e poi musicista iconico del “Neapolitan Power”. I De Rienzo sono campani, originari di Paternopoli, nell’avellinese dove domani si terranno i funerali a cui Fiore era rimasto legatissimo. Lì sono sepolti anche suo figlio e la madre dell’attore, Nunzia Rondinella, scomparsa prematuramente quando Libero aveva appena due anni. Gli amici e i colleghi romani potranno dargli l’ultimo saluto oggi nella camera ardente allestita nell’ospedale Isola Tiberina-Gemelli. “Scegliendo di pubblicare quel sorriso, Gigi ed io abbiamo tentato di raccontare la singolare bellezza di nostro fratello, la purezza dello sguardo, la generosità del cuore, il suo talento”, scrive sua sorella Giuseppina, scrittrice. De Rienzo è stato anche lui attore ma tutti lo ricordano soprattutto come storico inviato della trasmissione Chi l’ha visto. Ma la sua carriera di giornalista investigativo era iniziata in giovane età con Corrado Augias a Telefono Giallo.
Uno dei casi che ha seguito più a lungo De Rienzo è stata la scomparsa della cittadina vaticana Emanuela Orlandi. Sua è una delle poche interviste rilasciate dalla madre della ragazza scomparsa. Fu tra i primi ad analizzare nel profondo il ruolo della morte del banchiere Roberto Calvi, “suicidatosi” a Londra sul ponte dei frati neri. Molti i suoi servizi che fanno luce sul caso, tra cui quello sul “portatore di luce” che il 25 luglio del 1983 imbucò una lettera indirizzata all’avvocato Gennaro Egidio, dalla Garfagnana, in Toscana, con dei riferimenti a Calvi. Fu uno dei primi servizi in cui venne fuori in maniera chiara il legame tra la scomparsa di Emanuela e il crack del Banco Ambrosiano guidato all’epoca da Calvi, più volte tirato in ballo in questa storia soprattutto negli ultimi anni. Calvi fu assassinato per vendetta – disse il pubblico ministero Luca Tescaroli durante il processo Calvi – “perché si era impadronito di notevoli quantitativi di denaro appartenenti a associazioni mafiose, Cosa Nostra e Camorra, consegnato a Calvi perché lo riciclasse”. Non supposizioni ma elementi emersi da testimonianze, all’epoca, di pentiti di mafia, veri pezzi da novanta. È la stessa pista perseguita per anni dal giornalista Andrea Purgatori, che ha sempre dato nella vicenda della scomparsa di Emanuela un peso rilevante alla pista economica, senza escluderne altre.
Più volte Andrea Purgatori ha evidenziato il ruolo del Crack del Banco Ambrosiano e i legami con la banca Vaticana, lo Ior allora diretto dall’arcivescovo Paul Marcinkus che avrebbero, secondo la sua ricostruzione (fonte: Vatican Girl), finanziato il movimento polacco di Solidarnosc, fortemente sostenuto da Papa Giovanni Paolo II che, proprio nel giorno della scomparsa di Emanuela era nella sua Polonia. Sia Purgatori e De Rienzo erano molto vicini, anche umanamente, a Pietro Orlandi, il fratello della cittadina vaticana, e alla sua famiglia. “Ciao Fiore, ci hai accompagnato in questa triste storia dall’inizio”, scrive Orlandi per omaggiare il giornalista sui suoi social, ricordando che i suoi servizi ancora oggi vengono utilizzati per ricostruire le prime fasi della vicenda. De Rienzo era anche consulente della commissione di inchiesta che indaga sul caso di Emanuela Orlandi. “E consulente doveva essere anche Andrea Purgatori – ricorda Pietro –, sareste stati una coppia formidabile contro chi la verità vuole solo occultarla. Ora tu e Andrea quella verità la conoscete”.