Diffusione di malattie infettive, raccolta dei dati, prevenzione delle epidemie: ecco perché l’uscita degli Usa dall’Oms sarà una catastrofe

L’uscita degli Stati Uniti dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) è un fatto drammatico, che rischia di minare il contenimento delle malattie globali e di consegnare la stessa Oms ai privati, privandola del suo ruolo imparziale di tutela della salute pubblica. A lanciare l’allarme sono le due principali associazioni di medicina ambientale in Italia, ISDE (Associazione Medici per l’Ambiente) e SIMA (Associazione Italiana di Medicina ambientale). Con il clima che cambia infatti, fanno notare gli esperti, aumentano nel mondo le malattie infettive e virali trasmesse da vettori, come la malaria, che nel 2022 ha registrato oltre 249 milioni di casi nel mondo, riapparendo in aree precedentemente non endemiche. Ma anche zoonosi emergenti come il virus Nipah e nuovi ceppi influenzali imporrebbero un monitoraggio costante. “Proprio l’Oms prevede che, tra il 2030 e il 2050, il cambiamento climatico potrebbe causare circa 250.000 decessi aggiuntivi ogni anno, legati a malnutrizione, malaria, diarrea e stress da calore”, spiega Alessandro Miani, presidente della Sima. “E questo imporrebbe un sistema di sorveglianza integrata, oltre a una cooperazione internazionale che consenta di condividere dati epidemiologici, sviluppare linee guida e fornire supporto tecnico ai governi”. “La situazione è abbastanza complessa e grave se ci si riferisce alle malattie infettive”, afferma a sua volta Agostino Di Ciaula, presidente del Comitato scientifico di Isde. “L’Oms in particolare ha un ruolo principe in questo ambito, perché fa sorveglianza e segnalazione di epidemie, raccoglie dati sanitari dagli Stati membri, definisce standard internazionali di intervento e di pratiche sanitarie”.
Zanzare e zecche in Europa, serve un coordinamento globale
L’allarme circa l’aumento di malattie infettive, spiegano da SIMA, riguarda anche l’Europa, proliferano zanzare e zecche, favorite dal clima che cambia. La zanzara tigre asiatica (Aedes albopictus) si è diffusa in gran parte del continente, Italia compresa, rappresentando un vettore di virus come Dengue, Chikungunya e Zika. Parallelamente, la zanzara Aedes aegypti, principale responsabile della trasmissione della Dengue e della febbre gialla, ha iniziato a stabilirsi in alcune aree dell’Europa meridionale, come Cipro. Anche le zecche, in particolare Ixodes ricinus, hanno esteso il loro areale verso nord e ad altitudini più elevate. Questo fenomeno ha portato a un incremento dei casi di encefalite da zecche (TBE) e malattia di Lyme in diverse regioni europee. Secondo il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), nel 2023 in nove Paesi europei sono stati segnalati ben 130 casi di Dengue autoctona e 713 casi di virus del Nilo occidentale (WNV). “Senza un coordinamento globale”, continua Miani, “gli sforzi dei singoli Paesi rischiano di rivelarsi insufficienti”.
Il dramma delle aree più svantaggiate
Gli Usa, storicamente i principali finanziatori dell’Oms, hanno contribuito con 1,3 miliardi di dollari nel biennio 2022-2023, pari al 16,3% del budget totale dell’organizzazione. Per il 2024-2025, il contributo previsto è di 958 milioni di dollari, circa il 14,7%. Questi fondi sono fondamentali per programmi chiave: il 27% delle risorse per l’eradicazione della poliomielite e il 19% di quelle destinate alla lotta contro HIV, tubercolosi e malaria provengono proprio dagli Stati Uniti. “Con l’uscita dall’OMS”, nota sempre Miani, i problemi dal punto di vista infettivologico saranno soprattutto per le aree più svantaggiate: saranno compromessi programmi di salute, nutrizione, prevenzione di malattie infettive, campagne di vaccinazione”.
Anche la decisione dell’Argentina potrebbe avere gravi ripercussioni sulla cooperazione sanitaria regionale nell’America Latina. L’Oms, attraverso l’Organizzazione Panamericana della Sanità (PAHO), coordina strategie per il controllo di malattie endemiche come Dengue, febbre gialla e Chikungunya. L’uscita dell’Argentina potrebbe compromettere la risposta collettiva a queste minacce, aumentando il rischio di epidemie.
Non solo malattie infettive
Ma non c’è solo il rischio di un minor controllo sulle malattie infettive. Secondo Di Ciaula, “siamo dominati anche dalle malattie croniche non comunicabili, come quelle metaboliche, neurologiche, cardiovascolari, che sono aggravate dalle modificazioni climatiche e dall’ambiente, generando disabilità e costi elevatissimi. E ci sono scelte di salute pubblica che amplificano queste pandemie: ecco perché servirebbe una Oms forte, gestita da fondi pubblici”.
Ma l’Oms, spiega ISDE, ha un ruolo importante anche nell’identificazione di sostanze tossiche e nel loro monitoraggio nell’ambiente, suggerisce limiti di riferimento per la salubrità di alcuni alimenti o dell’acqua, dà indicazioni per le normative nazionali che servono a garantire la salute pubblica di fronte a questi rischi ambientali. Qualche esempio? “Le fibre di amianto o sostanze tossiche nell’acqua o le radiazioni elettromagnetiche”, continua Di Ciaula. Ma con una progressiva privatizzazione “le agende economiche private prevarranno sull’agenda di salute pubblica, guidandola”.
Una Oms sempre più privatizzata
L’altro rischio, infatti, denunciato dalle due associazioni è quello, gravissimo, di una compromissione della neutralità dell’organizzazione stessa. Già da tempo l’Oms si è aperta a contributi e finanziamento da parte dei privati. Basti pensare, nota Di Ciaula, “che la fondazione Bill e Melinda Gates contribuisce per il 13%, quasi come gli Stati Uniti. E poi ci sono finanziamenti di aziende farmaceutiche e private di qualunque ambito. I contributi volontari sono finalizzati a progetti specifici, quindi in pratica è come se l’Oms fosse messa all’asta. Ma l’Oms nata per difendere i più deboli: venendo meno a quella parte di neutralità e integrità che serve a sostenere queste necessità sarà guidata da altri interessi”.
In conclusione, come evidenzia anche uno studio pubblicato su Science (A world less safe and secure) l’uscita degli Stati Uniti dall’Oms comporterebbe la perdita di accesso a dati sanitari globali, sorveglianza epidemiologica e risorse per lo sviluppo di vaccini e terapie. Il mondo diventerebbe meno sicuro e l’assenza americana ridurrebbe la capacità dell’Oms di rispondere a future pandemie, promuovere la vaccinazione globale e garantire la sicurezza sanitaria internazionale.