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A Padova la chiesa si schiera contro le multe ai senza fissa dimora: “Non è così che si risolve il degrado”

La presa di posizione arriva dopo che gli agenti del compartimento di Polizia ferroviaria hanno multato due donne che dormono in stazione, visto che non hanno una casa. L'11 febbraio, un centinaio di persone hanno protestato per dimostrare la propria solidarietà
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PADOVA – Sicurezza, “zona rossa” e multe ai senza fissa dimora. Adesso scende in campo la chiesa padovana che critica i provvedimenti repressivi nei confronti dei più deboli. “Non è con le multe ai più poveri che si risolve il problema del degrado di una città. Multare persone indigenti portatrici di problematiche complesse non solo rappresenta un accanimento inutile, ma si traduce tra l’altro in un aggravio burocratico altrettanto inutile, senza offrire alcuna soluzione alla persona disagiata”. La presa di posizione arriva dopo che gli agenti del compartimento di Polizia ferroviaria hanno multato due donne, la prima di origine cinese, la seconda romena, che dormono in stazione, visto che non hanno una casa.

La stazione ferroviaria è stata dichiarata “zona rossa” dal prefetto Giuseppe Forlenza, con controlli più stretti e imposizione di alcuni divieti. Una delle donne ha ricevuto anche una seconda multa dai carabinieri (in totale 300 euro) perché non aveva rispettato l’ordine di allontanamento.

Ad esprimersi a favore dei cittadini più disagiati è un documento diffuso dalla diocesi, con le firme di Fondazione Nervo Pasini, Cucine economiche popolari, Comunità Sant’Egidio, Comunità papa Giovanni XIII, Beati costruttori di Pace e Caritas Padova. L’invito è a distinguere tra le iniziative contro gli spacciatori e i delinquenti e la situazione di chi vive in emergenza sociale. “Ligia, Maria… ma anche Mohammed e tanti altri… sono volti noti della città. Noi, come associazioni e realtà religiose che ci occupiamo quotidianamente di persone vulnerabili e svantaggiate per garantire loro l’accesso ai servizi primari (un pasto, un letto, una doccia…) o anche per una parola di conforto, li conosciamo; li chiamiamo per nome, conosciamo le loro fragilità, i problemi, le criticità che spesso si nascondono dietro alla fatica di trovare una soluzione dignitosa”. Comincia così il documento delle associazioni padovane che collaborano con i servizi sociali del Comune di Padova e con altre realtà del territorio “per creare reti di aiuto efficaci, anche quando le situazioni sono disperate, convinti che solo collaborando e unendo forze e competenze si possa arginare il fenomeno della povertà”.

Per questo chiedono “alle istituzioni e alle forze dell’ordine di trovare strade comuni per aiutare le persone più vulnerabili, sole e povere. Non è con le multe ai più poveri che si risolve il problema del degrado di una città, ma con politiche di contrasto alla povertà e di sicurezza che coniughino le norme con la dignità delle persone”.

Anche il sindaco Sergio Giordani ha preso posizione: “Non vanno cercati colpevoli. Padova è una comunità in cui l’umanità è di casa e dove nessuno vuole fare la guerra ai poveri. La marginalità va gestita con umanità, con l’attenzione alla cura della dignità delle persone e con percorsi di accompagnamento virtuosi”.

La Questura ha emesso una nota: “Da quando è stata avviata nella zona della Stazione ferroviaria l’applicazione dell’ordinanza contingibile e urgente volta a rafforzare le misure di prevenzione, nessuna contestazione o sanzione riferibile a tale cornice normativa è stata applicata nei confronti di persone appartenenti alle cosiddette fasce fragili o vulnerabili”. Spiega che la contestazione alle due donne senza fissa dimora è avvenuta “per la violazione dell’articolo 19 Regolamento Polizia Urbana e civile convivenza (campeggio abusivo e bivacco) approvato dal consiglio comunale”. L’11 febbraio, un centinaio di persone si sono date appuntamento davanti alla stazione per una manifestazione di solidarietà.

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