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Marina Berlusconi: “Trump? Spero che gli Usa non abbiano ora un presidente che ambisce a rottamare l’Occidente”

La primogenita di Silvio Berlusconi in un'intervista al Foglio critica le politiche della Casa Bianca e teme una pace penalizzante in Ucraina
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“Per il momento non si può ignorare che molti dei primi interventi di Trump hanno sì portato qualche vantaggio immediato agli Stati Uniti, ma alla lunga la sua strategia di mettere gli altri Paesi continuamente sotto pressione si trasformerà in una forza centrifuga sempre più violenta, capace di separare e dividere la comunità occidentale”. A dirlo è la primogenita di Silvio Berlusconi, Marina, in un’intervista al Foglio che sarà in edicola lunedì 17 febbraio. “Spero davvero che il Paese che è sempre stato il principale garante dell’Occidente non abbia ora un presidente che ambisce a diventare lui il rottamatore dell’Occidente stesso, demolendo così tutto quello che l’America è stata negli ultimi ottant’anni”, chiarisce a scanso di equivoci. Analogamente la presidente di Fininvest e Mondadori ritiene poi che la pace in Ucraina non possa passare per la resa incondizionata e che un tavolo senza l’Europa sia un ulteriore colpo – grosso – ai danni dell’Occidente: “Per porre fine a questo terribile conflitto, sarà inevitabile un compromesso, ma sono assolutamente convinta che la fine della guerra non debba coincidere con la resa di Kiev e la vittoria di Mosca”, dice la Berlusconi ritenendo che “all’Ucraina spettano le garanzie necessarie per la sua sicurezza e la sua indipendenza”, mentre “se fosse una pace fatta sulla pelle di Kyiv e dell’Europa non credo si potrebbe considerare un bene”. E se poi, come sembra, l’Europa dovesse essere “tagliata fuori alla soluzione che sembra si stia profilando dovrà anche fare una seria autocritica”.

Quanto agli affari con gli american, rispetto ai signori delle big tech “c’è un problema di concorrenza sleale grande come una casa”, dato che sono riusciti “a imporre nella nostra vita di tutti i giorni la dittatura dell’algoritmo”.

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