di Eugenio Lanza
Lo scorso 5 febbraio, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha proferito delle parole piuttosto bizzarre circa la storia europea di oggi e di ieri. In particolare, ha delineato un parallelismo decisamente fuori luogo tra l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia cominciata nel febbraio 2022 e l’espansione del Terzo Reich hitleriano. Un paragone durissimo, che è assurto alla ribalta delle cronache solo dopo la risposta piccata di Marija Zacharova, portavoce del ministro degli Esteri russo. Il nostro Capo dello Stato, secondo la funzionaria moscovita, avrebbe “tracciato parallelismi storici scandalosi e francamente falsi tra la Federazione Russa e, come ha detto, la Germania nazista. […] È strano e folle sentire invenzioni così blasfeme dal presidente dell’Italia, un Paese che conosce in prima persona cosa sia veramente il fascismo”. Una replica che, al di là della sua provenienza politica, è comprensibile.
Le parole di Marija Zacharova centrano il problema dell’intemerata di Mattarella: il suo carattere antistorico. Il 2022 russo e il 1939 tedesco non hanno praticamente nulla da spartire fra loro, a parte il carattere intrinsecamente violento di ogni guerra. Perché su un punto siamo quasi tutti d’accordo: l’invasione dell’Ucraina è un atto brutale ed illegale, che ha causato e continua a causare atroci sofferenze. Ma la tragica e crudele epopea nazista è tutt’altra cosa.
Nella mente contorta di Hitler, la questione era razziale molto prima che geopolitica, e le matrici delle due operazioni sono visceralmente opposte. La dottrina nazista individuava nella presunta razza ariana un modello di umanità gerarchicamente superiore a tutti gli altri, e in nome di questo principio invase immensi territori uccidendo milioni di persone, sino all’orrore dell’Olocausto. L’invasione russa del 2022, al contrario, si propone come il tentativo di riunire alla madrepatria una parte del proprio popolo, vessata dallo Stato straniero ove si trova a risiedere. Che poi la reale natura di questo intervento sia legata a timori strategici (espansione della Nato) prima che a preoccupazioni umanitarie è chiaro, ma è anche vero che l’Ucraina dell’ultimo decennio ha dato tutte le ragioni possibili per giustificare certe apprensioni, a partire dal presunto golpe del 2014 in poi.
La cinica operazione russa, più che alla barbarie del Führer, potrebbe essere assimilata alle invasioni che il Regno Sabaudo operò nei confronti di Austria, Regno delle Due Sicilie e Stato Pontificio durante il Risorgimento. E dato che siamo in vena di ripassare la storia italiana, non possiamo dimenticare quando più tardi lo Stivale diventò fascista, e durante la guerra uccise migliaia di cittadini slavi fino a tentare di invadere la Russia. Al fianco di chi? Di Hitler, naturalmente. Poi per fortuna arrivò il 1943, si fece la Resistenza e si vinse, dando vita ad una nuova Italia. Fu una liberazione eroica, la quale a detta dello stesso Mattarella rappresentò un “secondo Risorgimento”. Che poi sarebbe quell’insieme di invasioni sabaude citate poco fa.
Oppure è stato anche qualcos’altro? Magari la vittoria di un’idea di Stato liberale sopra le strutture anacronistiche di imperi reazionari e autocratici? Io credo che sia stata entrambe le cose. Soprattutto, ritengo che la storia sia complessa e delicata, e non andrebbe strumentalizzata per suffragare tesi politiche. Si rischia di cadere in cortocircuiti molto imbarazzanti, e poi non ci si può indispettire se qualcuno ce lo fa notare. Inoltre, bisognerebbe evitare di sbandierare lo spauracchio del Terzo Reich quando per mesi si è autorizzato il proprio governo ad armare un esercito nei cui ranghi è formalmente inquadrato il battaglione Azov, un’unità paramilitare di dichiarata fede neonazista. Insomma, letto il passato e valutato presente, il 5 febbraio il presidente Mattarella ha sbagliato due volte, e di brutto.
Viva l’Italia repubblicana e viva la libertà. Ma perché ciò sia possibile, viva innanzitutto la verità.