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Vitruvian-1, il modello di Ai tutto italiano è un invito a ripensare il nostro ruolo in Europa

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“La tecnologia non deve stupire, deve servire. E noi, come società, dobbiamo essere pronti a servircene nel modo giusto”. Nicola Grandis

Il recente annuncio del lancio di Vitruvian-1, della piccola azienda italiana Asc27 fondata da Nicola Grandis che propone oggi un modello di Intelligenza Artificiale interamente italiano, non ha suscitato interesse soltanto nel settore tecnologico, ma anche sul fronte politico. In Italia, infatti, l’iniziativa è stata accolta con entusiasmo come simbolo di una possibile “rinascita” nel campo dell’innovazione. Il sottosegretario all’Innovazione Alessio Butti ha elogiato il progetto, vedendo in Vitruvian-1 un passo concreto verso una maggiore indipendenza tecnologica nel contesto di un mercato globale dominato dai giganti americani e cinesi. Nonostante le dimensioni ridotte rispetto a colossi come ChatGPT, il modello punta su costi contenuti, conformità alle normative europee (Gdpr e Ai Act) e un approccio artigianale tipicamente italiano, fatto di cura meticolosa e attenzione ai dettagli.

Questa prospettiva è in linea con l’ambizione europea di sviluppare un’AI “sovrana”, capace di competere su scala internazionale senza rinunciare ai valori e alle regole comunitarie. Alcuni funzionari di Bruxelles hanno già menzionato Vitruvian-1 come esempio di come le imprese europee possano ritagliarsi uno spazio autonomo, evitando di dipendere esclusivamente da tecnologie estere. Allo stesso tempo, ci si interroga sulla necessità di maggiori investimenti pubblici e privati, poiché l’accesso alle componenti fondamentali come Gpu o sistemi di calcolo ad alte prestazioni è sempre più complicato da tensioni commerciali e logiche protezionistiche, anche dopo i recenti annunci di dazi da parte degli Stati Uniti.

Progetti come Vitruvian-1 mostrano che, nonostante budget limitati, l’ingegno artigianale e la flessibilità delle nostre start up possono produrre risultati di rilievo, sposando creatività e tecnologia in modo unico. È un treno che non possiamo più permetterci di guardar passare: la sfida è passare da spettatori a protagonisti, coltivando competenze, investendo in ricerca e creando un ecosistema politico e imprenditoriale che sappia tradurre l’entusiasmo in strategie di sviluppo a lungo termine.

Eppure, l’AI resta un’occasione di confronto anche sul piano culturale e democratico come accennavo nel mio precedente post sull’AI “cinese” Deepseek. Se da un lato l’automazione avanzata solleva timori occupazionali, dall’altro offre opportunità di crescita, purché accompagnata da politiche lungimiranti e da un’istruzione in grado di formare cittadini e lavoratori all’altezza del cambiamento. In questo senso, Vitruvian-1 non è soltanto un modello di calcolo, ma un invito a ripensare il nostro ruolo in Europa, sfruttando quella “cura del dettaglio” che da secoli contraddistingue il nostro Paese.

Come suggerisce Nicola Grandis, l’Ai non deve essere un semplice sfoggio di potenza o velocità, ma uno strumento al servizio della collettività, capace di rispondere a problemi concreti. Restano aperte sfide di ordine economico, normativo e strategico, ma se è vero che la tecnologia deve servire e non stupire, possiamo sperare che l’Italia trovi in questa evoluzione un’occasione per riaffermare il proprio ruolo di leader innovatore in Europa, valorizzando quel mix di creatività e competenza artigianale che da sempre ci distingue.

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