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Lobbying, anche la Repubblica Ceca crea una legge ad hoc. Passi indietro invece per l’Italia

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di Fabio Rotondo

Un altro Paese membro dell’Ue entra nel club, per la verità sempre più numeroso, di chi si è dotato di una legge sul lobbying: la Repubblica Ceca. Il Governo di Petr Fiala ha approvato il decreto il 6 marzo 2024 e, dopo averlo sottoposto al Parlamento, la legge entrerà in vigore il 1° luglio 2025.

Ad oggi, oltre alle istituzioni europee che vantano una delle migliori regolamentazioni al mondo, gli Stati membri ad avere una legge sono: Francia, Irlanda, Germania, Austria, Croazia, Grecia, Finlandia, Slovenia, Polonia, Lituania, Belgio. Il Governo Sanchez, inoltre, sta lavorando ad una bozza per introdurre una legge anche in Spagna.

In Europa pare dunque che negli ultimi anni il vento sia sempre più favorevole a rendere trasparenti i rapporti tra le istituzioni e i portatori d’interessi, tuttavia con una scomoda eccezione: l’Italia. Il nostro Paese fa addirittura passi indietro in materia di integrità e trasparenza – come peraltro evidenziato dall’ultima edizione dell’Indice di percezione della corruzione di Transparency International che vede un arretramento dell’Italia a livello globale dopo un decennio di continui miglioramenti. Da Transparency International spiegano come il posizionamento dell’Italia, agli ultimi posti nella classifica europea, sia anche dovuto all’assenza di una legge sul lobbying.

In Italia mezzo secolo di nulla di fatto

L’Italia dal 1976 ad oggi ha mandato in fumo 108 proposte di legge, un vero record internazionale di cui non andare affatto fieri. Il 12 gennaio 2022, anche grazie alle pressioni di The Good Lobby e della coalizione #Lobbying4Change, la Camera dei Deputati aveva approvato una proposta di legge che, colpevole anche un’eccessiva lentezza del Senato, non fece in tempo ad approdare alla votazione conclusiva in Aula perché cadde il Governo Draghi.

In questa nuova legislatura il tema del lobbying non sembra essere una priorità per l’attuale maggioranza: il Presidente della Commissione Affari Costituzionali Nazario Pagano (Forza Italia) ha richiesto di ripartire da un’indagine conoscitiva che ha avuto un processo molto lungo e si è conclusa ad agosto 2024. Pagano aveva assicurato, inizialmente, che entro gennaio 2024 la Commissione I avrebbe prodotto un testo base, testo che però nessuno ha ancora visto.

Per chiedere conto di questo incredibile ritardo, abbiamo scritto il 5 febbraio al Presidente Pagano senza purtroppo ottenere risposta. Questi silenzi e la difficoltà oggettiva di entrare in contatto con i nostri rappresentanti politici confermano ancor di più la necessità di regolamentare i rapporti tra portatori di interessi e decisori pubblici, contribuendo a superare quelle situazioni di privilegio che rendono facile per alcuni e impossibile per molti altri interagire con le istituzioni.

La Provincia autonoma di Bolzano non vuole una legge nonostante gli scandali

Il Consiglio provinciale di Bolzano il 15 gennaio 2025 ha bocciato, con 19 voti contrari, 4 astensioni e 11 voti a favore, la mozione del Gruppo Consiliare Team K che chiedeva di approvare il Registro della trasparenza per i portatori d’interessi che svolgono attività di lobbying nella provincia autonoma.

La provincia bolzanina ha perso un’occasione per dare un segnale in direzione dell’integrità pubblica dopo che a dicembre 2024 sono scattati gli arresti per una decina di persone in seguito allo scandalo di presunta corruzione che ha coinvolto imprenditori rinomati come René Benko, magnate austriaco del settore immobiliare.

La maxi inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo della Procura della Repubblica di Trento accusa una lunga lista di imprenditori, politici locali, liberi professionisti e funzionari pubblici di associazione a delinquere, turbativa d’asta, finanziamento illecito ai partiti, traffico di influenze illecite, truffa, indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, oltre a diversi reati contro la pubblica amministrazione, tra cui corruzione, induzione indebita, rivelazione di segreti d’ufficio e omissione di atti d’ufficio.

Una regolamentazione dei rapporti tra i portatori di interessi e i decisori pubblici all’insegna della trasparenza potrebbe contribuire ad accrescere il livello di fiducia verso le istituzioni, ma anche a tutelare gli stessi decisori pubblici da influenze eccessive da parte di soggetti esterni. Anche per questo, di fronte al vuoto normativo nazionale, sempre più regioni hanno approvato le leggi per regolamentare il lobbying. A dimostrazione che la sensibilità e l’interesse ci sono eccome. Speriamo che qualcuno a Roma se ne accorga.

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