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Iran, soccorse i manifestanti e ora rischia l’impiccagione: la storia di Rezgar Babamiri

L’appello di Zhino, figlia di Rezgar Beigzadeh Babamiri, non può lasciare indifferenti
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L’appello di Zhino, figlia di Rezgar Beigzadeh Babamiri, non può lasciare indifferenti. Suo padre, un prigioniero politico curdo-iraniano arrestato durante la rivolta “Donna Vita Libertà”, rischia la pena di morte solo per aver prestato i primi soccorsi a persone che erano state ferite dalle forze di polizia durante le manifestazioni.

Arrestato il 16 aprile 2023 nella città di Bukan, nella provincia dell’Azerbaigian occidentale, Babamiri è attualmente detenuto nella prigione centrale di Urmia, capoluogo della provincia. Per due mesi dopo l’arresto, è stato tenuto in isolamento e torturato affinché rendesse una “confessione”. Quando, dopo quattro mesi, è stato rintracciato a Urmia, sua nonna è andata a trovarlo: all’uscita, ha dichiarato che il nipote, durante la visita, non riusciva a sopportare la luce e a tenere gli occhi aperti dopo mesi trascorsi al buio.

Babamiri ha già ricevuto una condanna a 15 anni per complicità in un omicidio, sebbene tre co-imputati nel processo avessero dichiarato di esserne gli unici responsabili e di non conoscerlo.

L’altro procedimento, per il quale l’uomo rischia l’impiccagione in assenza di qualsiasi significativa garanzia del giusto processo, lo vede imputato di moharebeh (guerra contro Dio) e baghi (ribellione armata), i reati-omnibus coi quali si puniscono dissidenti, attivisti delle minoranze e manifestanti pacifici. La lista delle imputazioni sintetizzata dai due reati è lunghissima: ammutinamento, raduno e collusione contro la sicurezza nazionale, finanziamento del terrorismo, propaganda contro il regime, spionaggio, cooperazione con un governo, possesso di equipaggiamento satellitare, possesso illegale di armi e appartenenza a gruppi illegali.

Durante il processo, Babamiri ha solo ammesso di aver posseduto un kit Starlink per la connessione Internet a uso personale e ha rivendicato l’azione umanitaria e non violenta di aver soccorso manifestanti feriti durante una protesta.

Foto da Change.org

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