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March Madness, il torneo più imprevedibile del mondo: così il basket collegiale riesce a stregare l’America

L’evento NCAA è diventato una distrazione di massa virale e senza precedenti. Alla scoperta dei segreti del suo successo
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Lo chiamano March Madness perché definirlo “il torneo di basket collegiale più imprevedibile e folle d’America” era troppo lungo. Stiamo parlando di un fenomeno globale a tutti gli effetti, diventata ormai una tradizione negli USA. Arene stracolme e ascolti televisivi ai livelli Nba (se non superiori, soprattutto in questo momento storico) che rendono l’evento NCAA una distrazione di massa virale e senza precedenti. Ma come funziona? Il successo sta proprio nella formula: 64 squadre inserite in un tabellone tennistico, il loro futuro deciso da una gara secca. Se vinci continui la strada verso il titolo, se perdi sei fuori. Si passa dal primo turno al National Champions: un percorso brutale, ma soprattutto adrenalinico – soprattutto per chi si gode l’evento da tifoso neutrale – e caratterizzato da inaspettati colpi di scena. Per ogni americano (e appassionato di basket) che si rispetti indovinare chi vincerà l’ambito premio diventa una sfida personale e una liturgia a cui nessuno può sottrarsi. Persino Barack Obama era solito compilare il tabellone (il cosiddetto bracket) puntando sulla sua favorita. E affidandosi anche alla fortuna. Secondo i dati, infatti, la probabilità di indovinare tutti gli incroci si aggira intorno all’una su 9.2 quintilioni.

La composizione del tabellone
Dal 1939, la March Madness è diventato un appuntamento fisso. Tra le 355 squadre della Division I (il livello più alto delle competizioni collegiali americane), 31 accedono di diritto al tabellone finale in quanto vincitrici del proprio campionato regionale (la conference); le altre 37, invece, vengono selezionate secondo un criterio scelto dall’apposita commissione (Selection Committee). Un totale di 8 squadre (ovvero le 4 con qualifica automatica con il ranking più basso e le 4 squadre scelte dal Committee con il ranking più basso) devono disputare una fase preliminare (denominata First Four). Le 4 squadre vincenti accedono così al tabellone principale del torneo composto appunto da 64 squadre e diviso in 4 aree (East, West, South, Midwest). Da lì, inizia la scrematura che coincide con la parte più emozionante e concitata della manifestazione.

Picco di ascolti e arene sold out
Il Grande Ballo (così lo chiamano in America) muove milioni di persone, e di dollari. Ma distrae anche i lavoratori. Le oltre 70 milioni di interazioni nel 2018, infatti, avevano causato alle aziende perdite stimate attorno ai 6,3 miliardi di dollari: nessuno vuole perdersi un fenomeno globale di questa portata che ormai è considerata una vera e propria tradizione e parte integrante della cultura americana. Un esempio, sono le diverse citazioni nelle serie TV più celebri (come accaduto in How Met Your Mother). Ma torniamo ai numeri. I report NCAA contano ogni anno almeno 95 milioni di telespettatori collegati negli Stati Uniti e con un incremento costante dello streaming in tutto il mondo. Entra di diritto nella storia della competizione la finale tra Michigan e Villanova all’Alamodome di San Antonio, alla quale assistettero 68.257 spettatori e vennero accreditati più di 2mila addetti ai lavori. Per un evento in cui la casualità e gli imprevisti sono il tratto distintivo, non possono mancare i giri di scommesse: se quelli legali si aggirano attorno ai 10 miliardi di dollari, quelli clandestini non sono da meno (10,3 miliardi di dollari).

Non ci sono favorite: il tabellone tennistico spezza ogni pronostico
Non si sentirà mai parlare di una sfida tra due giocatori, piuttosto tra due college. Nella March Madness prevale il senso di appartenenza per la propria università. Tifosi, amici, parenti e compagni di corso mossi da un unico desiderio: veder trionfare il proprio ateneo. E di certo, i finali inaspettati non mancano. La March Madness, infatti, diventa il palcoscenico perfetto per creare una narrativa ai limiti del fiabesco e che consente a qualsiasi squadra di credere nell’impossibile. Le sfavorite dal pronostico sono riconosciute con il “mito degli Upset” o come la “Cinderella” (Cenerentola) di turno, ovvero la più classica delle squadre rivelazione che riesce ad arrivare il più lontano possibile andando oltre le proprie opportunità. Tra i casi più recenti, impossibile dimenticare la folle corsa dei Ramblers, squadra dell’Università privata gesuita di Loyola (Chicago) che dopo 33 anni di assenza dal torneo era riuscita ad arrivare tra le migliori 4 dell’America. E così, sfidare la fortuna con un foglio di carta e una penna compilando il bracket diventa un’impresa al pari di coloro che cercano la gloria in campo. Nel mese di marzo, gli Stati Uniti si fermano per assistere e dare voce al Grande Ballo più elettrizzante nel mondo dello sport. Il meglio della pallacanestro dilettantistica in tre settimane, per rincorrere un sogno alla portata di tutte e 64 le squadre.

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