Che faccia tosta tirare in ballo Falcone per fini politici!

A vedere la foto del magistrato Giovanni Falcone in una locandina col simbolo del partito di Forza Italia, mi viene da “lanzare” (lo dico in dialetto palermitano così il signor Marcello Dell’Utri capirà benissimo il senso), per il resto d’Italia significa vomitare. Evidenziare il nome di Falcone per motivi politici è un’autentica ignominia, considerando che i padri fondatori di Forza Italia, furono Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi. Nella citata locandina, addirittura viene riportata la frase “La lezione inascoltata di Falcone sulla separazione delle carriere”. Che faccia tosta tirare in ballo Falcone per fini politici!
E allora perché non citano nelle loro locandine quel che disse nel 2003 l’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi verso i magistrati? Ebbe a dire: “I giudici sono matti, sono mentalmente disturbati, hanno turbe psichiche e sono antropologicamente diversi dalla razza umana”. Io non dimentico, del resto non potrei farlo, che Marcello Dell’Utri è stato condannato nel 2014, con sentenza passata in giudicato a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Durante la detenzione Dell’Utri si ammalò e. dopo la ridda di interventi di alcuni politici e scienziati del diritto, ottenne la revoca dei domiciliari per motivi di salute. Sta di fatto che dei sette anni di reclusione ne scontò 4 in carcere e uno ai domiciliari.
Ma non c’è solo l’indebita appropriazione dell’immagine e pensiero di Falcone, anche Paolo Borsellino è gettonato tra i politici. Citare i due galantuomini siciliani per fini prettamente politici è – secondo me – un obbrobrio. Se fossero ancora in vita, anche loro sarebbero nel mirino di questa maggioranza di governo. Lasciarli riposare in pace, no?
Non è solo Forza Italia a citare magistrati: anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ad ogni piè sospinto, non fa altro di dire, che iniziò a far politica grazie a Paolo Borsellino. Un’affermazione encomiabile, ma, ahimè, rimane una dichiarazione d’intenti visto che la sua attuale politica va verso l’opposto dalle idee di Paolo Borsellino.
Non posso qui non evidenziare l’ultima accusa della stessa Meloni e del suo governo contro i giudici di Cassazione. Tutti loro si sono dimenticati che la Cassazione è il supremo l’organo istituzionale del Diritto. Eppure, un esimio dotto in Scienze giuridiche è presente nell’Esecutivo, e quindi dovrebbe essere lui a condurre gli altri politici verso il rispetto dei magistrati. L’esimio dotto è il ministro Nordio, che si comporta da satrapo visto come sta interpretando il ruolo di ministro della Giustizia.
In queste ore ci ha deliziato di un altro provvedimento in itinere, ovvero imbavagliare i magistrati, annunciando pene per coloro che trasgrediranno. In poche parole, vorrebbe cancellare quel diritto di libertà del pensiero sancito dalla Costituzione: magistrati d’Italia, secondo il pensiero nordiano, muti dovete stare!
Rivolgo direttamente una domanda a Meloni, Tajani, Salvini e Nordio: siete sicuri che tutte le modifiche in materia di giustizia che avete in mente di fare coincidano con le idee di Falcone e Borsellino? Il mio rammarico, intriso di rabbia, aumenta di giorno in giorno, perché volgo lo sguardo indietro e mi chiedo “ma cu nu fici fari sia a me che ai colleghi iniziare la pugna contro Cosa nostra, per un imbelle Stato?”. Oggi la situazione non è migliore del passato, anzi c’è l’aggravante di voler modificare quei strumenti di lotta, tanto agognati da Falcone e Borsellino. Non ho risposte da dare, se non pensare ai tanti martiri, poliziotti, carabinieri, magistrati e inermi cittadini, che pagarono con la vita a causa della latitanza dello Stato.
Siccome si stanno cambiando le regole delle intercettazioni, da ex operaio delle investigazioni, affermo che con l’uso delle intercettazioni riuscii ad ottenere apprezzabili risultati. Oggi, invece, si vuol limitare il ricorso delle intercettazioni a soli 45 giorni, un’assurda bestialità. L’unica cosa che mi vien da dire è che questo limite temporale, sembra una norma intesa a favorire coloro che sono sedenti negli ambulacri del potere romano, oltre che nelle Amministrazione locali.
Insomma, un bel regalo tipo strenna natalizia, a tutta la casta e alla criminalità, che dopo il quarantacinquesimo giorno, potranno vivere felici e contenti, con annessi sogni d’oro.