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Il commissario per l’emergenza idrica: “Estate dura nel Meridione”. In Sardegna è già lotta alla siccità

L'allarme di Nicola Dell'Acqua: "Situazione peggiore dell’anno scorso. Ho una visione pessimistica". La Corte dei Conti: "Metà del volume prelevato si disperde"
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La situazione è “peggiore” dello scorso anno e quindi la prossima estate sarà “particolarmente dura”. Arriva con ampio anticipo sui mesi più caldi dell’anno l’allarme del commissario straordinario per l’emergenza idrica, Nicola Dell’Acqua: la siccità rischia di mettere in ginocchio il Sud, la Sicilia e la Sardegna, dove i primi effetti già si vedono nell’agricoltura. “Ho una visione pessimistica, il Meridione e le isole hanno per i bacini una situazione peggiore dell’anno scorso, la prossima estate sarà particolarmente dura”, ha detto Dell’Acqua ha rilevando che la situazione è talmente emergenziale che non c’è tempo da perdere, anche per quanto riguarda la mappatura delle aree idonee per la realizzazione di strutture.

La situazione è già difficile in Sardegna, particolarmente nella zona nord dell’isola. Per l’agricoltura sono disponibili solo 5 milioni di metri cubi di acqua a fronte di un fabbisogno di 30 milioni necessari per irrigare i circa 5mila ettari di terreni coltivati. Un disastro annunciato da tempo e confermato in un incontro organizzato dall’Anbi con gli agricoltori e gli assessori regionali ai Lavori pubblici, Antonio Piu, e all’Agricoltura, Gianfranco Satta.

Dalla Regione è arrivata la conferma del no all’utilizzo di ulteriori 5 milioni d’acqua dalle dighe Temo e Cuga, richiesti dal Consorzio di bonifica della Nurra, “per salvare il salvabile”. La poca acqua contenuta nei bacini va prioritariamente all’uso potabile. “Nel rispetto delle priorità di legge, è comunque sconcertante lo scontro fra interessi primari con il paradosso che un fattore di ricchezza per il territorio, come il turismo, diventi un problema per un settore altrettanto vitale per l’economia locale quale l’agricoltura che produce cibo e tutela dell’ambiente”, ha detto il presidente dell’Anbi Francesco Vincenzi.

“È arrivato il tempo delle scelte: selezionare le colture da salvaguardare e decidere quali invece non si potranno piantare quest’anno con pesanti conseguenze sulla redditività del settore; a rischio ci sono soprattutto mais e ortofrutta – ha spiegato Gavino Zirattu, presidente del Consorzio di bonifica della Nurra – A breve invieremo in Regione un’ulteriore proposta ridimensionata, che tenga conto dell’attuale, scarsa, disponibilità di risorsa idrica”. Ma per superare l’emergenza bisognerà aspettare almeno marzo 2026, data indicata per la fine dei lavori sulla condotta dal bacino Coghinas.

Intanto, una relazione della Corte dei Conti sulla mitigazione dei danni connessi alla siccità attraverso il miglioramento della rete idrica ha certificato come il volume d’acqua prelevato per uso potabile supera i 9 miliardi di metri cubi l’anno, per un prelievo giornaliero di 25 milioni, ma il volume effettivamente erogato corrisponde alla metà del prelievo (4,6 miliardi di metri cubi), principalmente a causa delle perdite nel trattamento di potabilizzazione (1 miliardo) e dell’inefficienza della distribuzione, in cui si spreca circa il 40% del quantitativo immesso in rete (3,4 miliardi). I giudici contabili fanno notare, tra l’altro, come il sistema di prelievo e trattamento delle acque si fonda su una governance multilivello – con ben tre ministeri coinvolti – e sul Servizio idrico integrato, nato nel 1994 e “non ancora completamente attuato”, con alcuni ambiti territoriali “gestiti in economia e caratterizzati da una bassa capacità di investimento”.

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