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Caso Pierina Paganelli, “Dassilva chiese riti voodoo contro pm e investigatori”

I messaggi inviati ai connazionali in Senegal poco dopo il delitto dando i nomi di sei poliziotti della Squadra mobile e del pm Daniele Paci
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Louis Dassilva avrebbe chiesto ad alcuni connazionali in Senegal di fare dei riti voodoo, dando i nomi di sei poliziotti della Squadra mobile di Rimini e del sostituto procuratore Daniele Paci. È quanto risulterebbe da alcune conversazioni in mano agli inquirenti e inserito nel fascicolo di indagine sull’omicidio di Pierina Paganelli, uccisa a Rimini con 29 coltellate il 3 ottobre 2023, e risalirebbe a non molto tempo dopo il delitto.

In alcuni messaggi inviati ad un amico in Senegal, Dassilva avrebbe manifestato la paura di essere arrestato, per cui avrebbe chiesto l’aiuto di riti voodoo. Anzi secondo quanto emerso durante le indagini della Squadra mobile di Rimini, Dassilva avrebbe chiesto ad uno sciamano senegalese di eseguire dei riti voodoo, spesso accompagnati da sacrifici di animali, per paura di finire in carcere. In questi messaggi, l’uomo indagato per l’omicidio di Pierina Paganelli faceva anche i nomi di alcuni poliziotti oltre che del pm per accertarsi che il rito andasse indirizzato.

Lo stesso Dassilva, detenuto dal 16 luglio 2024, avrebbe ammesso di credere nel voodoo durante l’interrogatorio in carcere, lo scorso 17 marzo, con il giudice per le indagini preliminari Vinicio Cantarini. Allo stesso gip ha parlato di alcune bottiglie di vino comprate e regalate a Manuela Bianchi, nuora di Paganelli, e alcune polverine spedite dal Senegal “per purificazione”, che si mettono nelle bottiglie per alcuni riti voodoo.

“Ci credo, ma la bottiglia che avevo lasciato davanti al garage era vuota. I riti voodoo esistono per diversi scopi per purificarsi dal maleficio, per mandare un maleficio o affinché ti vada bene qualcosa. Valgono indipendentemente che uno ci creda o no”, avrebbe spiegato. Il voodoo commissionato in Senegal dal 35enne era specificatamente indirizzato ad agenti della Squadra mobile e al pubblico ministero che indaga sulla morte della donna.

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