Il 5 aprile tutt@ in piazza per fermare questa follia: serve un movimento unitario contro la guerra

In questi giorni, su iniziativa degli Stati Uniti, la Russia e l’Ucraina hanno raggiunto dei primi parziali accordi che aprono la strada ad una discussione più ampia su un possibile accordo di pace tutto da costruire. Di fronte a queste notizie positive cosa fa l’Unione Europea? Assume posizioni ed iniziative che boicottano la trattativa. Diamo conto di questa follia criminale.
In primo luogo Macron non perde occasione per riproporre l’invio di truppe europee in Ucraina. E’ evidente che questo proposito, se realizzato, è destinato a dar vita ad incidenti militari tali da cercare di far saltare le trattative in corso e la prospettiva della pace. Non sfugge a nessuno che sino ad ora nessuna nazione della Nato abbia ufficialmente inviato truppe in Ucraina: tutti i militari occidentali, dai soldati ai generali che sono in Ucraina a combattere risultano essersi dimessi dai rispettivi eserciti in modo che la loro appaia come una iniziativa individuale che non coinvolga il loro esercito. La scelta di Macron di inviare in forma ufficiale truppe francesi in Ucraina non potrebbe che portare ad una escalation del conflitto, perché è chiaro che queste truppe, non farebbero in alcun modo parte di truppe di interposizione dell’Onu ma sarebbero a tutti gli effetti truppe belligeranti a fianco delle truppe ucraine. Non ci vuole un genio per capire che Macron o parla perché ha la bocca sotto il naso (cosa possibile), oppure sta attuando un tentativo di sabotare la trattativa e di produrre una escalation che allarghi la guerra a tutta Europa.
In secondo luogo è noto a tutti che nell’ambito della trattativa triangolare tra Usa, Russia ed Ucraina, è stato concordata una tregua relativa alla guerra nel Mar Nero. Una delle condizioni di questo accordo è che alla Russia venga ripristinato l’accesso ai mercati mondiali per quanto riguarda i suoi prodotti agricoli e dei fertilizzanti. Affinché tale condizione si realizzi è necessario che i paesi occidentali facciano cadere le sanzioni alle banche e alle società commerciali russe che si occupano dell’esportazione di cereali e fertilizzanti. Mentre gli Usa hanno dato assicurazioni in tal senso – e il governo ucraino ha concordato – il Financial Times ci fa sapere che l’Unione Europea avrebbe respinto l’ipotesi di rivedere le sanzioni alla Russia con l’effetto di rendere impossibile l’applicazione del cessate il fuoco sul Mar Nero concordato tra Russia e Ucraina. Quindi l’Unione Europea, pur di far proseguire la guerra, non accetta nemmeno le mediazioni raggiunte dagli ucraini.
Non procedo oltre ma occorre sottolineare il salto di qualità in corso: l’Unione Europea è il principale ostacolo alla trattativa che punta ad arrivare alla pace in Ucraina. Negli anni scorsi l’Unione Europea è stata corresponsabile con gli Usa di aver posto le condizioni per arrivare alla guerra: dall’allargamento della Nato al golpe di Maidan al non rispetto degli accordi di Minsk. Adesso l’Unione Europea non è più corresponsabile ma sta – da sola e contro l’opinione di tutti i paesi del mondo – attivamente boicottando la ricerca di tregue parziali che portino alla fine del conflitto, alla pace.
Quell’Unione Europea così decantata da Benigni, quella pace giusta invocata da Michele Serra, quella creazione di un esercito europeo a cui anela Prodi, sono semplicemente la copertura della più stupida e criminale avventura bellica che le classi dominanti europee abbiano mai intrapreso. Perché bisogna purtroppo prendere atto che non solo le nazioni europee si sono fatte guerra per secoli ma che l’Unione Europea ha migliorato la situazione: continuano a pensare che la guerra e non la pace sia la strada per risolvere le controversie internazionali.
Per fermare questa follia è necessario che i popoli facciano sentire la loro voce e per questo è importantissimo che la manifestazione convocata per il 5 aprile dal Movimento 5 Stelle abbia una piena riuscita come propone Rifondazione Comunista e come giustamente chiede l’appello lanciato da Elena Basile e Angelo D’Orsi.
La piazza del 5 deve produrre una “eccedenza” che permetta di innescare un processo partecipato in cui si arrivi alla costruzione di un vero e proprio movimento unitario contro la guerra, il riarmo e per la pace. Un movimento unitario che possa mobilitare i milioni di italiani che rifiutano le politiche di guerra, l’aumento delle spese militari e la distruzione del welfare. Perché oggi è evidentissimo che la guerra è l’ultima carta disperata dell’élites neoliberista che cerca di nascondere col riarmo il proprio fallimento sociale, politico, economico e geopolitico. Far partire dalla piazza del 5 un movimento unitario per la pace, contro la guerra e contro il neoliberismo è la vera sfida che abbiamo oggi dinnanzi a noi. Questa sfida la possiamo vincere se sconfiggiamo queste classi dominanti guerrafondaie di destra e di centro sinistra e se costruiamo qui ed ora una alternativa popolare a questa follia che fa rigirare nella tomba il povero Altiero Spinelli. Il 5 tutt@ in piazza e firmiamo l’appello.