“Sta crollando tutto. Mai visto niente del genere”: le testimonianze dal terremoto in Myanmar

Le informazioni arrivano lentamente. Sono frammentarie, brevi. Vista l’emergenza e la vastità della catastrofe non riescono a fornire una fotografia in tempo reale del disastro che ha travolto il Myanmar, distrutto da un terremoto 300 volte più forte di quello di Amatrice, che è stato avvertito anche in Thailandia – dove ha provocato il crollo di un grattacielo a Bangkok – e in Cina sud occidentale. Ma i media locali iniziano a diffondere le prime testimonianze. Arrivano dagli ospedali, dai cittadini che, smarriti, si trovano per strada e sono scampati al disastro. Su tutto ha prevalso la richiesta di soccorsi, resi difficili dall’inagibilità delle strade e dei sistemi di comunicazione, e lo sconcerto per la potenza delle scosse, nonostante non siano rare in quest’area del mondo. Dall’interno degli edifici pubblici, delle stazioni e degli aeroporti la gente si è riversata all’esterno, rischiando resse mortali, mentre i responsabili invitavano a non correre e a prestare attenzione. “Sta crollando tutto”, “aiutatemi” sono state le prime grida degli abitanti di Sagaing e Mandalay, le città del Myanmar più colpite. Il Bangkok Post riporta alcune tragiche ricostruzioni dall’ospedale di Naypytaw, anch’esso danneggiato dal sisma, dove è continuo il flusso di feriti. “Sono arrivati molti feriti, non avevo mai visto niente del genere prima” – ha detto un medico dell’ospedale all’Afp -. “Stiamo cercando di gestire la situazione. Sono esausto”. “Temo che siano state perse molte vite. Non abbiamo mai assistito a un terremoto con un impatto così devastante prima”, ha detto un dirigente di polizia di Bangkok.
Arriva anche la testimonianza di un italiano: Francesco Lenza, cagliaritano residente da anni nel centro della capitale thailandese, dove è titolare di un negozio di tatuaggi, spiega di avere avvertito “una scossa fortissima. Mi stavo facendo la doccia – racconta – quando ha iniziato a tremare tutto. Faticavamo e restare in piedi. Le autorità – ha continuato, precisando che l’epicentro “si trova a 900 chilometri da qui” – hanno allestito immediatamente alcune tendopoli nei parchi pubblici e hanno subito diffuso notizie utili per guidare la cittadinanza durante l’emergenza. Ci sono ancora molte scosse di assestamento e molte persone non sono ancora rientrate nelle loro abitazioni. Per me è stata un’esperienza surreale, mai vissuta prima”, ha concluso.
Una fonte della comunità cattolica di Mandalay, vicina a Sagaing, spiega all’agenzia Fides che “il dramma è che i soccorsi scarseggiano o sono del tutto assenti. Vediamo tanta solidarietà tra la gente, ma registriamo l’assenza completa dello stato. L’area di Sagaing, epicentro del terremoto, è una di quelle dove sono più forti gli scontri per la guerra civile in corso. Nell’instabilità generale non ci sono soccorsi organizzati per le vittime”. Nelle zone che non sono sotto il controllo dell’esercito, proseguono, “le cosiddette ‘zone liberate’, non vi sono istituzioni civili funzionanti, dunque tutto è affidato alla buona volontà della gente o all’organizzazione delle comunità e degli eserciti delle minoranze etniche. Nelle zone controllate dalla giunta, alcuni corpi di vigili del fuoco sono impegnati nella capitale Naypyidaw e a Mandalay, dove sono crollati diversi edifici a più piani, ma tanti altri territori sono del tutto abbandonati a loro stessi. Lo stato si disinteressa del tutto dei cittadini, della loro condizione e del loro benessere”, rileva la fonte di Fides che chiede l’anonimato per motivi di sicurezza. Suor Giusy Sozza, superiora delle Ancelle Missionarie presenti in Myanmar con 9 suore, racconta la testimonianza delle sue consorelle. “Abbiamo ricevuto alcuni messaggi dalle nostre suore presenti in Myanmar – spiega -. Il terremoto ha colpito la maggior parte del Paese, le nostre suore stanno bene, ma ci sono state distruzioni delle scuole, nella chiesa parrocchiale di Howan e ci sono stati diversi morti soprattutto nella zona dell’epicentro”.