Drone russo sorvola sede di Ispra, si indaga per spionaggio. Commissione Ue: “Non rilevata violazione”

La Procura di Milano ha aperto un’inchiesta per spionaggio politico o militare, aggravato dalla finalità di terrorismo, in seguito alla notizia che un drone di fabbricazione russa avrebbe sorvolato più volte, nel mese di marzo, la sede dell’Ispra sul Lago Maggiore, in provincia di Varese. Il complesso ospita anche il Joint Research Centre della Commissione europea, un centro strategico per lo studio dell’energia nucleare. A pochi chilometri di distanza si trovano inoltre gli stabilimenti di Leonardo, azienda chiave nel settore della difesa.
Nel pomeriggio si è tenuta una riunione in Procura del pool dell’Antiterrorismo, insieme ai carabinieri del Ros, per analizzare gli elementi a disposizione e stabilire i prossimi accertamenti. L’ipotesi è che il drone, individuato dal Centro comune di ricerca della Commissione europea, possa aver raccolto informazioni sensibili. Il governo ha già avviato verifiche per chiarire le circostanze del sorvolo e valutare le potenziali minacce alla sicurezza nazionale. Secondo le prime analisi, l’apparecchio sarebbe di produzione russa, ma potrebbe essere stato pilotato da una zona non distante dal complesso di Ispra. Il sito è inserito sulle mappe di D-Flight, la piattaforma che segna le aree soggette a divieti di volo stabiliti dall’Enac, tra cui proprio il centro di ricerca.
La Commissione Ue fa però sapere di non avere “osservato alcuna violazione da parte di droni della no-fly zone sopra il sito della Commissione di Ispra, né siamo a conoscenza di alcuna specifica minaccia alla sicurezza correlata”. Lo ha detto il portavoce dell’esecutivo Thomas Regnier. La Commissione, continua Regnier, “si impegna a proteggere le proprie informazioni, il proprio personale e le proprie reti di fronte a qualsiasi possibile minaccia alla sicurezza. Come prassi generale, la Commissione non comunica ulteriormente su questioni di sicurezza operativa”, conclude.
Nessuno ha visto quel drone volare, ma i captatori del Joint research centre di Ispra (Varese), che rilevano le onde radio, avrebbero registrato frequenze associabili come fonte ad un dispositivo di fabbricazione russa: è così, stando a quanto chiarito da fonti investigative, che si è arrivati a parlare di un velivolo di produzione russa, dopo la segnalazione arrivata dallo stesso centro di ricerca della Commissione europea agli inquirenti, il 28 marzo. Da quanto si è saputo in relazione alle indagini condotte dal Ros dei carabinieri, sono stati registrati sei sorvoli nell’arco di cinque giorni, due in un giorno solo.
Gli investigatori, coordinati dall’aggiunto Eugenio Fusco e dal pm Alessandro Gobbis, si chiedono però perché, nel caso si tratti di una presunta attività di spionaggio, si sia lasciata una sorta di “targa” russa – utilizzando proprio quel tipo di velivolo che lasciava quelle determinate frequenze – e non uno di produzione europea. Dunque, è una delle ipotesi sul tavolo, l’obiettivo poteva essere proprio quello di mostrarsi e farsi vedere, per lanciare un segnale sulla capacità di interferire e di violare lo spazio aereo interdetto con facilità. Con i primi accertamenti si sta cercando di ricostruire da dove siano partiti quei voli e dove si trovasse chi telecomandava il drone.
Secondo quanto trapela la Procura di Milano chiederà adesso all’Enav e all’Aeronautica militare i tracciati della zona alla ricerca di riscontri sulla presenza del drone. Per ora, infatti, stando a quanto chiarito dopo la riunione tra inquirenti e investigatori, ciò che è agli atti è la denuncia della sicurezza del centro di ricerca, basata sui dati delle frequenze rilevate da un captatore. Il captatore e l’annesso software avrebbero, infatti, rilevato frequenze basse compatibili con un drone di fabbricazione russa, ma che in linea teorica, da quanto riferito, potrebbero essere riconducibili anche ad altro apparecchio di diversa produzione, se sconosciuto a quel software. Per ora, dunque, ci sono solo quelle tracce delle frequenze e si cerca nelle indagini la conferma della presenza del drone nei tracciati chiesti ad Enav e soprattutto all’Aeronautica militare, che copre anche i sorvoli a più bassa quota, come quelli dei droni. Il captatore della sicurezza del centro è stato sequestrato e sarà analizzato. Alcune persone, come i responsabili della sicurezza, sono stati già sentiti. Sono stati registrati dal software, stando a quanto precisato dopo la riunione,
Il drone non è stato catturato ma potrebbe trattarsi di un velivolo che viene spesso equipaggiato con telecamere e strumenti capaci di rilevare obiettivi sensibili anche in presenza di scarsa luminosità. I radar e le apparecchiature di questi droni sono capaci di effettuare anche mappature 3D. I droni usano particolari frequenze radio che permettano comunicazioni digitali ad alta velocità, frequenze che possono essere modificate o schermate. Se la frequenza radio intercettata dagli strumenti di rilevamento è “associabile a una fonte russa”, non si esclude – tra le diverse ipotesi investigative – c’è che a manovrare il velivolo possano essere stati “uno o più italiani con posizione filorusse”.
Parla di un “conclamato tentativo di spionaggio industriale, ai danni di eccellenze industriali italiane” il ministro della Difesa Guido Crosetto. “Sono anni che sollevo l’attenzione e lancio allarmi, a volte inascoltato, e in ogni occasione possibile, per mettere sotto i riflettori quanto accade. È in corso una guerra ibrida. Pericolosa quanto sotterranea, costante e asfissiante – continua Crosetto – quanto quotidiana, che è fatta da un mix di attacchi cyber mirati, reclutamento di ‘attivisti’ (traduco: persone a libro paga di potenze o entità straniere e ostili), scientifiche e massicce campagne di disinformazione di massa, furti di tecnologie e brevetti militari e industriali, più molti altri atti ostili, perpetrati da più attori, statuali e non”, scrive su X Crosetto. “La nostra difesa e la nostra sicurezza, nazionale e collettiva, vanno garantite su più piani, compresi quelli della ‘guerra ibrida’ e non solo quelli tradizionali, i quali pure restano i più evidenti davanti gli occhi di tutti”, conclude il ministro.
Gli investigatori potrebbero esaminare anche eventuali richieste di sorvolo registrate sul lago Maggiore nelle scorse settimane. Intanto, anche il Copasir attende chiarimenti, mentre sono state annunciate numerose interrogazioni parlamentari da parte di Forza Italia, Italia Viva e +Europa. Il caso rientra in un contesto di crescente preoccupazione per la guerra ibrida e le operazioni di intelligence ostili, come evidenziato nell’ultima Relazione annuale dell’Intelligence italiana. A destare particolare allarme è il fatto che il drone abbia effettuato almeno cinque sorvoli ravvicinati sulla stessa area prima di sparire nel nulla. Potrebbe trattarsi di un modello commerciale, acquistato in Italia o in un altro Paese europeo, aggirando le sanzioni contro Mosca. Finora non risultano intrusioni analoghe sopra gli stabilimenti di Leonardo Elicotteri, ma gli investigatori stanno verificando se altri obiettivi strategici in Lombardia siano stati interessati, tra cui il Nato Rapid Deployable Corps di Solbiate Olona e un altro centro di ricerca nucleare nel Pavese.
Sul “caso specifico”, “non abbiamo osservato alcuna violazione da parte di droni della no-fly zone sopra il sito Ispra della Commissione né siamo a conoscenza di alcuna specifica minaccia alla sicurezza correlata”. ha dichiarato il portavoce della Commissione europea Thomas Regnier. “La Commissione – ha aggiunto – si impegna a proteggere le proprie informazioni, il proprio personale e le proprie reti di fronte a qualsiasi possibile minaccia alla sicurezza. Come prassi generale, la Commissione non comunica ulteriormente su questioni di sicurezza operativa”, ha concluso.