L’Istat registra un nuovo calo della fecondità: 1,18 figli per donna. Torna ad aumentare l’aspettativa di vita

Il calo del tasso di fecondità in Italia non accenna a fermarsi. L’Istituto Nazionale di Statistica è tornato a fare il punto della situazione sugli indicatori demografici e l’andamento della popolazione e i dati registrano una ulteriore riduzione delle nascite. Nel 2024 ne sono state registrate 370mila, con 1,18 figli per donna, un dato che va oltre il minimo di 1,19 del 1995, quando erano nati 526mila bambini. Parallelamente, i nuclei familiari si sono ristretti, scendendo in 20 anni da 2,6 componenti agli attuali 2,2. Il calo demografico, specifica l’Istat, è assai più marcato al Sud, nei comuni delle Aree interne del Mezzogiorno. Le statistiche parlano di un taglio della popolazione in quattro comuni su cinque, con una variazione del 5 per mille sull’anno precedente. A livello regionale, il Trentino Alto Adige rimane al vertice della piramide di maggior fecondità in Italia, con 1,39 figli in media per donna nel 2024 (dato comunque in diminuzione rispetto all’1,43 del 2023). Al secondo e terzo posto rispettivamente Sicilia (1,27 figli per donna) e Campania (1,29), regioni, insieme al Trentino, con le madri mediamente più giovani (tra i 31 e 32 anni). Al trend generale corrisponde anche una netta diminuzione dei matrimoni: 173mila nel 2024, cioè 11mila in meno rispetto al 2023.
In più crescono le emigrazioni verso l’estero, un boom di poco meno di 191mila esodi (+20,5% sul 2023) di cui 156mila relativi a cittadini italiani che scelgono di espatriare. Il dato più alto degli anni Duemila. Di contro, si segnala l’aumento di neo-cittadini italiani: secondo l’Istat, sono 217mila le cittadinanze italiane concesse a stranieri, un dato che supera il massimo di 214mila del 2023. Tant’è che al 1° gennaio 2024 la popolazione straniera residente era di 5 milioni e 308mila individui, +166mila sull’anno precedente. Stando ai dati provvisori, è il Bangladesh il principale Paese di origine dei flussi di immigrazione straniera (7,8% del totale), seguito da Albania (7,1%) e Ucraina (6,5%). Per quanto riguarda invece i rimpatri di cittadini italiani, il 15,4% proviene dalla Germania, mentre l’11,5% dal Regno Unito.
Nel quadro generale però una notizia positiva: l’Istat riporta un significativo aumento dell’aspettativa di vita nel nostro Paese. Complessivamente, la speranza di vita alla nascita è in media di 83,4 anni, ossia 5 mesi di vita in più rispetto a due anni fa. Tra natalità in discesa da un lato e mortalità in calo dall’altro (nel 2024 i decessi ammontavano a 651mila, 20mila in meno rispetto al 2023), la popolazione in età attiva cala, rispetto al 1° gennaio 2005, di un milione e 179mila individui, passando dal 66,4% al 63,4%. Vale a dire, sei neonati e 11 decessi per 1.000 abitanti. Tra gli anziani cresce il numero di ultra ottantacinquenni, di cui il 65% composto da donne. Anche il numero di ultracentenari è in aumento: 2mila in più rispetto al 2024 con, di nuovo, la preponderanza di donne (l’83% del totale). Ragionando di età in termini regionali invece, è il Centro Italia a registrare la percentuale più bassa di giovani fino ai 14 anni. Al Centro si registra la proporzione più elevata di popolazione ultra sessantacinquenne (25,3%), seguita dal Nord (25,1%). La regione con la più alta quota di popolazione in età attiva è la Campania (65,3%), seguita dal Lazio (64,2%) e dalla Lombardia (63,9). La Liguria è la regione con la percentuale più bassa, pari al 60,5%.