Trump torna a minacciare l’Iran, ma gli arsenali Usa sono quasi vuoti: “Esauriti i missili a lungo raggio”
“I colloqui con l’Iran sono fermi?”. domanda il giornalista. “No, no, sono in corso”, replica Donald Trump, “eravamo sul punto di colpirli molto, molto duramente ieri, più duramente di qualsiasi attacco fin dalla Seconda guerra mondiale. Poi l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi, il Qatar e altri alleati nel Golfo Persico “hanno chiamato, volevano dare un’ultima possibilità all’Iran”. “Voglio dare loro ogni ultima possibilità prima della decapitazione“, ha aggiunto il tycoon incalzato dai cronisti su cosa differisca l’annullamento di questo attacco dai precedenti. E’ la scena ripresa dalle tv statunitensi durante il punto stampa nello Studio Ovale nel quale il capo della Casa Bianca ha spiegato perché l’amministrazione aveva annunciato a fine luglio e poi revocato nelle scorse ore una massiccia offensiva militare.
La retromarcia potrebbe non essere però solo una questione di volontà. Tre fonti hanno riferito a Reuters che l’esercito Usa ha esaurito gran parte delle sue scorte di missili a lungo raggio ad alta precisione durante i cinque mesi di guerra con Teheran. A mancare sono principalmente i sistemi terra-terra dell’esercito, noti come Army Tactical Missile Systems (Atacms) e Precision Strike Missiles (PrSM). Secondo due delle fonti l’America ha utilizzato “praticamente tutte” queste armi, ma il dato più preoccupante riguarda le difese aeree. Secondo l’agenzia, gli Stati Uniti hanno già consumato circa il 65% degli intercettori Patriot, quasi il 40% dei missili THAAD e quasi la metà dei missili da crociera Tomahawk. Cifre che coincidono con le stime pubblicate il 31 luglio dal Center for Strategic and International Studies.
L’analisi del think tank, tuttavia, va oltre l’emergenza e prova a spiegare perché Washington sia arrivata a questo punto. La guerra scatenata il 28 febbraio contro l’Iran è certamente un fattore, ma non il solo. Secondo il Csis, la crisi è il risultato di almeno sei fattori strutturali. Il primo è il cambiamento della strategia americana dopo la Guerra Fredda. Con la scomparsa dell’Unione Sovietica, il Pentagono ha progressivamente ridotto gli stock di munizioni e l’apparato industriale è stato così dimensionato per sostenere operazioni limitate, non guerre ad alta intensità della durata di mesi.
A questo si aggiunge una base industriale che produce missili sofisticati con tempi molto lunghi. Servono oltre quattro anni per produrre missili SM-3 IIA, circa tre anni per realizzare intercettori THAAD, missili Tomahawk, PrSM, JASSM e SM-6, mentre occorrono più di due anni per i Patriot PAC-3 MSE. Anche l’espansione delle linee produttive richiede 18-24 mesi tra investimenti, ampliamento degli stabilimenti e adeguamenti della filiera. Anche con nuovi finanziamenti, ricostituire gli arsenali richiederà anni. Le munizioni di precisione, inoltre, hanno storicamente ricevuto meno risorse rispetto ai grandi programmi per navi, aerei e mezzi corazzati.
Un altro elemento spesso citato nel dibattito riguarda gli aiuti militari garantiti negli ultimi anni a Kiev. “Gli Stati Uniti – riferisce il Csis – hanno effettivamente fornito all’Ucraina una grande quantità di equipaggiamento militare, tra cui armi, munizioni e rifornimenti” per un costo totale di 85 miliardi di dollari. Ma la stragrande maggioranza delle forniture “riguarda il combattimento terrestre” e mezzi come “camion leggeri, medi e pesanti; veicoli blindati come i carri armati Abrams e i veicoli da combattimento Bradley; veicoli trasporto truppe blindati M113; munizioni per artiglieria; obici per artiglieria; armi anticarro come Javelin e TOW; mortai e relative munizioni; e fucili e relative munizioni. Questi sistemi non hanno svolto un ruolo di primo piano nella guerra contro l’Iran e le loro scorte sarebbero solo un fattore secondario in una guerra contro la Cina“. L’eccezione principale è rappresentata dagli intercettori Patriot, circa 600 dei quali sarebbero stati inviati nel paese invaso dalla Russia dall’inizio della guerra.
Il problema, osserva il Csis, non è tanto la capacità di proseguire la guerra con Teheran. Washington ha ancora molte altre categorie di armamenti e di munizioni meno sofisticate. Il vero rischio riguarda il dopoguerra: se dovesse aprirsi un secondo teatro contro una potenza militare come Pechino, la disponibilità di missili a lungo raggio e di intercettori avanzati potrebbe rivelarsi insufficiente. “Le forze armate americane sono le più potenti al mondo – ha replicato a Reuters il portavoce del Pentagono Sean Parnell – e dispongono di tutto il necessario per agire nel momento e nel luogo scelti dal presidente”.