“Pogacar, perché iperventili ogni volta che mi vedi? Portami a fare un giro”: l’influencer Erola Jons e l’imbarazzante idea della Vuelta
La Vuelta voleva conquistare un pubblico nuovo, più giovane e meno legato a salite, watt e classifiche. È riuscita soprattutto a mettere in imbarazzo se stessa. L’esperimento affidato a Erola Jons, influencer catalana scelta per raccontare il backstage della corsa ciclistica spagnola sui canali YouTube e Twitch, è durato appena una tappa prima di trasformarsi in un caso e costringere gli organizzatori a una retromarcia.
Jons, 28 anni e milioni di follower sui social, ha costruito la propria popolarità con video in cui flirta con uomini incontrati in pubblico, spesso spiazzandoli con battute e domande provocatorie. Alla Vuelta ha riproposto lo stesso format, pur senza una particolare esperienza nel ciclismo. E il bersaglio principale è stato subito Tadej Pogačar, vincitore della cronometro inaugurale e leader della corsa.
Mentre lo sloveno si preparava per il podio, Jons ha provato ad attirarne l’attenzione chiamandolo “Pogachìtar”. Poi, una volta avvicinato il campione, gli ha chiesto: “Perché iperventili ogni volta che mi vedi?”. Pogačar, sorpreso, ha replicato: “Cosa?”, quindi alla spiegazione dell’influencer ha risposto: “Respiro 24 ore su 24, 7 giorni su 7”. In un altro momento lei ha aggiunto: “Grande Pogachìtar, porta anche me a fare un giro”.
Le immagini hanno fatto il giro dei social e le critiche sono esplose. Jons ha usato lo stesso tono anche con altri corridori presenti alla corsa e ha provato ad avvicinare perfino Josh Tarling, che sta correndo la Vuelta poco più di una settimana dopo la morte del fratello diciannovenne.
La reazione più dura è arrivata da diverse giornaliste del ciclismo. Laura Meseguer, volto di Eurosport, ha parlato di “un grave errore” nell’aver scelto una persona senza conoscenze specifiche dello sport e ha denunciato contenuti che rischiano di riportare indietro anni di battaglie: “Nessuno dovrebbe essere costretto a essere trattato come un oggetto, né le donne né gli uomini”. Anche su TVE Carlos de Andrés ha criticato l’operazione: “Non mi sognerei mai di andare da Pogacar e dirgli: ‘Dai, Pogachìtar’. Stiamo parlando con una delle figure più importanti dello sport mondiale”.
A quel punto la Vuelta ha corretto la rotta. Jons resterà nella carovana fino alla fine, ma non avrà più accesso alla zona mista, agli autobus delle squadre e agli spazi in cui potrebbe interagire direttamente con i corridori; per parlare con un atleta dovrà inoltre ottenere il permesso della squadra. Gli organizzatori le hanno chiesto ufficialmente di adattare tono e stile “al contesto di un evento sportivo di alto livello”.
Una retromarcia che fotografa il paradosso dell’operazione: la Vuelta aveva scelto Jons proprio per il suo modo di comunicare e ora le chiede, di fatto, di cambiarlo. Il tentativo di attirare nuovi pubblici ha finito per mettere al centro non la corsa bensì l’imbarazzo creato dalla stessa content creator.