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Caccia italiano colpito in una base aerea in Arabia. Crosetto: “Nessun ferito”. Opposizioni: “Venga in Aula, siamo in un teatro di guerra”

M5s: "Il ministro riferisca in Parlamento sui rischi per 400 militari. Rischi già denunciati nei giorni scorsi". Pd: "Chiarisca obiettivi della missione e garanzie di sicurezza". Sinistra italiana: "Siamo in un teatro di guerra"
Caccia italiano colpito in una base aerea in Arabia. Crosetto: “Nessun ferito”. Opposizioni: “Venga in Aula, siamo in un teatro di guerra”
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Un caccia Eurofighter F-2000 italiano è stato colpito e danneggiato durante un attacco contro la base aerea di Tàif, in Arabia Saudita, nella quale è presente personale italiano impegnato nell’operazione Inherent Resolve. Ne dà notizia il ministro della Difesa, Guido Crosetto, che questa notte ha seguito “personalmente e con la massima attenzione, e in contatto con il Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Luciano Portolano, l’evoluzione della situazione in Arabia Saudita e in particolare alla base aerea di Tàif, che è stata oggetto di diversi attacchi”. Crosetto assicura che “non vi sono militari italiani coinvolti” e spiega che “nell’attacco è stato colpito un velivolo F-2000 italiano, che si trovava all’interno della base ed in un’area decentrata. Non ci sono altri danni a mezzi o infrastrutture utilizzati dal nostro personale”. Un fatto di cronaca a cui si accompagnano anche le ipotesi sulla possibile protezione navale ai mercantili italiani a Bab el-Mandeb, ipotesi che non dispiace ai 5 Stelle ma “chiediamo con la massima urgenza comunicazioni dettagliate, un dibattito approfondito e un voto in aula”.

Le opposizioni sono unite nel chiedere che Crosetto riferisca in Parlamento. Il M5s ricorda i precedenti allarmi e le richieste di chiarimento sui contingenti italiani in Arabia Saudita, nel mese di luglio. ll Pd sottolinea i rischi di esclation militare invocando dettagli dal ministro sugli obiettivi della missione e la sicurezzsa dei soldati italiani. Secondo il segretario di Sinistra italiana, Nicola Fratoianni, l’episodio “dimostra che siamo in un teatro di guerra”.

Crosetto: “Nuova valutazione sulle possibili opzioni operative”

“Ho chiesto al capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Luciano Portolano, al Comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze, generale Giovanni Maria Iannucci, e al capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, generale Antonio Conserva – informa il ministro – di fornirmi un’ulteriore valutazione, dopo quelle già effettuate nelle scorse settimane, sull’evoluzione del quadro, sulle condizioni del nostro personale e sulle possibili opzioni operative. Mi è stato riconfermato che erano già state messe in atto da tempo tutte le misure di sicurezza a salvaguardia del personale militare”. Tra pochi minuti – aggiunge – avrò il primo aggiornamento nel corso di una riunione al ministero della Difesa. La situazione è seguita con la massima attenzione con l’obiettivo di garantire la piena tutela del nostro personale e di operare con la necessaria responsabilità”.

M5s: “Il ministro riferisca in Parlamento. Da luglio chiedevamo informativa sui rischi per 400 militari”

“Da luglio chiedevamo al Governo, con interventi d’aula e note stampa, un’informativa urgente sui rischi per i nostri quattrocento militari dell’Aeronautica schierati nella base saudita King Fahd di Taif, senza nessun coinvolgimento del Parlamento. Nei giorni scorsi avevano denunciato apertamente il rischio di imminenti rappresaglie Houthi contro quella base da cui partono i raid sauditi sullo Yemen. Un’eventualità preannunciata dagli stessi vertici militari Houthi. Il Governo è rimasto silente e inerte. Ora venga immediatamente in Parlamento a riferire e ci dica che provvedimenti intende prendere prima che, oltre a perdere aerei da oltre cento milioni l’uno, si perdano anche delle vite umane”. Lo dichiarano i capigruppo M5S delle Commissioni Difesa di Senato e Camera, Bruno Marton e Arnaldo Lomuti.

Pd: “Escalation in corso, chiarire ruolo dell’Italia in Arabia Saudita e rischi per il personale”

“Il fatto che un velivolo F-2000 italiano sia stato colpito in un attacco alla base aerea di Tàif, in Arabia Saudita, è un elemento che non può essere derubricato quasi ad essere considerato un semplice incidente. Fortunatamente nessun militare italiano è rimasto coinvolto, ma siamo di fronte a un’escalation che impone una riflessione seria e approfondita da parte delle commissioni competenti”. Lo affermano Stefano Graziano e Alessandro Alfieri capigruppo Pd in commissione Difesa alla Camera e al Senato e il capogruppo dem in commissione Esteri di Montecitorio, Enzo Amendola.

“Il ministro Crosetto venga quanto prima a riferire – proseguono gli esponenti dem – Il Governo deve spiegare quale sia oggi la natura della nostra presenza in Arabia Saudita, quali siano i rischi per il personale italiano e se le condizioni che avevano motivato il nostro impegno siano ancora le stesse. Non possiamo limitarci a prendere atto degli attacchi e delle misure di sicurezza adottate, a maggior ragione per una presenza italiana cresciuta nei mesi passati senza aver provveduto ad approvare in parlamento una nuova missione”.

Fratoianni: “Jet italiano colpito dimostra che siamo in teatro di guerra”

Anche il segretario di Sinistra Italia Nicola Fratoianni attacca il governo: “Quella missione non doveva esistere. Il governo l’ha decisa senza passare dal Parlamento, col gioco delle tre carte, è una cosa molto grave. Siamo direttamente dentro un teatro di guerra senza che il Parlamento avesse autorizzato questa scelta, quello che è accaduto dimostra esattamente dove siamo. È un grande problema che ha a che fare anche con un posizionamento dell’Italia rispetto a quello che sta succedendo. Siamo di fronte a un’escalation che prende le mosse dalla guerra illegale scatenata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran e su cui ancora una volta la posizione del nostro governo è stata quantomeno balbettante”.

L’allarme sui rischi di un coinvolgimento nel conflitto con l’Iran già ad agosto

Già all’inizio di agosto la stampa aveva rivelato l’impegno militare dell’Italia nei Paesi del Golfo. Poi era arrivata la conferma ufficiale sul sito del ministero della Difesa: circa 700 uomini dell’esercito in Arabia Saudita, Bahrein o Kuwait, nell’ambito della Task Force Air Arabia, già “dalla seconda metà di marzo 2026“: “Il dispositivo integra capacità di allarme precoce, comando e controllo, difesa aerea, trasporto tattico, sorveglianza radar e contrasto ai sistemi aerei senza equipaggio”, confermava il ministero guidato da Guido Crosetto. L’Arabia Saudita si è unita agli Usa negli attacchi contro le milizie filoiraniane. Dunque, come sottolineato da ilfattoquotidiano.it ad agosto, di fatto, l’Italia contribuisce alla difesa di uno Stato entrato direttamente nel conflitto contro l’Iran.

Le opposizioni avevano accusato il governo di aver schierato i soldati senza coinvolgere il Parlamento. Crosetto aveva risposto accusando le opposizioni di non aver letto gli atti. E in parte aveva ragione, pur senza garantire piena trasparenza. L’esecutivo infatti non aveva mai dichiarato esplicitamente quanti mezzi e uomini e in quali Stati stava dispiegando militari e armamenti. Tuttavia, una risoluzione di maggioranza approvata in Parlamento il 5 marzo scorso, impegnava il governo a “rafforzare tempestivamente le capacità di difesa e protezione delle missioni italiane nei teatri operativi del Medio Oriente, con particolare riferimento al mandato di cui alla scheda 04/2025, prorogata, attraverso il dispiegamento e il rischieramento di sistemi di difesa aerea e antimissilistica e di sorveglianza“. Un punto chiave.

La a scheda cui si riferisce la mozione governativa riguarda la missione Iraq e Medio Oriente, dove sono elencati tanti Stati (Kuwait, Giordania, Siria, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Bahrain). Non compare l’Arabia Saudita, bensì una dicitura molto generica, cioè “Golfo Arabico”. Nella seconda metà di marzo, dopo la risoluzione parlamentare, la Difesa italiana ha schierato un dispositivo dell’Aeronautica Militare in Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein: un fatto ufficializzato sul sito della Difesa mesi dopo, il primo di agosto.

Nella delibera del Consiglio dei ministri del 14 maggio, sulla prosecuzioni delle missioni internazionali, l’esecutivo continua a non entrare nei dettagli. La scheda 4/2026, sulla missione Iraq e Medio Oriente, rimane quasi invariata, con una differenza. L’Arabia Saudita compare, questa volta, nelle aree geografiche di intervento della missione (e rimane anche il generico riferimento ai “Paesi del Golfo Arabico”), senza particolari dettagli sul dispiegamento di forze e mezzi. L’Arabia Saudita, al contempo, non compare nella lista dei Paesi che ospitano soldati italiani.

Il 26 maggio la delibera arriva in Parlamento. Un documento del servizio studio di Camera e Senato spiega come “la risoluzione parlamentare (quella del 5 marzo sulle missioni internazionali, ndr) – con un procedimento diverso da quello previsto dalla legge – ha pertanto modificato il mandato delle missioni contenute nelle schede, disponendo anche la loro proroga. In quel momento, infatti, le missioni contenute nella scheda 4/2025, così come tutte le altre missioni in corso nel 2025, non erano ancora state prorogate per il 2026″. Quindi deputati e senatori di maggioranza con il loro sì alla risoluzione hanno prorogato la missione e ne hanno modificato il mandato. Cosa è cambiato, però, non è specificato dal dossier del servizio studio di Camera e Senato. I dettagli del nuovo mandato per le missioni in Medio Oriente, invece, lio fornisce il Capo di Stato Maggiore della Difesa, il generale Luciano Portolano, il 17 giugno. Durante l’audizione per illustrare le missioni internazionali, davanti alle Commissioni congiunte Esteri e Difesa di Camera e Senato, l’ufficiale spiega la finalità della presenza italiana nell’area Mediorientale: “contribuire alla stabilizzazione” dell’area. In che modo? Anche con la “fornitura di aiuti difensivi a favore dei Paesi coinvolti dagli attacchi iraniani, e nello specifico Arabia Saudita, Kuwait, Emirati Arabi, Qatar e Bahrein, che hanno chiesto a Paesi amici, tra cui l’Italia, supporto per accrescere le loro capacità di difesa aerea e contrasto ai droni“. Ancora nessun dettaglio sui numeri dei contingenti italiani in Arabia Saudita. E nessun parlamentare presente all’audizione chiede approfondimenti.

Il 29 luglio, l’Arabia Saudita attacca le milizie filo-iraniane in Iraq, dopo essersi tenuta fuori dal conflitto regionale, rivendicando il raid. Il 30 luglio, dopo le indiscrezioni di stampa, sul sito del ministero compare la Task Force Air Arabia, operativa da metà marzo. Ufficializzata con 3 mesi e mezzo di ritardo. Così, l’Italia ha appreso di contribuire alla difesa di uno Stato che ha rivendicato un attacco contro le milizie filo-iraniane.

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