Sanzioni contro la Russia, non c’è ancora l’intesa in Europa. Kaja Kallas: “Mantenere le ritorsioni e più pressione su Mosca”
Manca ancora l’accordo tra i 27 Paesi dell’Unione europea, sul rinnovo delle sanzioni contro la Russia. Sul tavolo ci sono le ritorsioni contro le persone, gli enti e le aziende che aiutano Mosca nella guerra contro l’Ucraina. Il Coreper si è riunito stamani a Bruxelles, informano fonti Ue, per discutere del rinnovo delle sanzioni che scadono alla mezzanotte di oggi. Si tratta del Comitato dei Rappresentanti Permanenti degli Stati membri presso l’Ue, l’organo a supporto del Consiglio dell’Unione europea. L’Alta rappresentante dell’Ue Kaja Kallas ha sollecitato il mantenimento a lungo termine delle sanzioni.
La procedura scritta, che inizialmente sarebbe dovuta terminare alle 20 di ieri, è stata prorogata fino alle 14 e poi alle 17 di oggi. Le consultazioni continuano e il Coreper potrebbe tornare a riunirsi oggi. Ieri era stato raggiunto un accordo che prevedeva da un lato il rinnovo delle sanzioni per tre anni, anziché uno, e dall’altro lato il depennamento dalle liste di due oligarchi, Alisher Usmanov e Michail Fridman, ma ci sono state opposizioni e l’accordo non è andato in porto. Le sanzioni erano già state prorogate provvisoriamente fino alla mezzanotte di oggi per dare modo agli Stati di trovare un’intesa.
La rimozione dalle liste di Usmanov è sostenuta dalla Slovacchia e dalla Francia, la quale ha invocato ragioni di sicurezza nazionale (faciliterebbe il rilascio di cittadini francesi in carcere in Azerbaigian); quella di Fridman dal Lussemburgo, contro il quale l’oligarca ha intentato una causa chiedendo un risarcimento danni di circa 16 miliardi di dollari.
Kaja Kallas preme per mantenere le sanzioni: “Abbiamo bisogno di questa stabilità, affinché le sanzioni restino in vigore più a lungo”, ha dichiarato, l’Alta rappresentante a margine dell’Assemblea Generale Onu, dopo l’incontro con i ministri degli Esteri dell’Ue. “Dobbiamo aumentare la pressione economica sulla Russia – ha esortato l’esponente estone – Oggi abbiamo discusso le sanzioni, che sono un pilastro chiave della nostra risposta alla guerra russa contro l’Ucraina. Bisogna togliere a Mosca il supporto finanziario per proseguire il conflitto ed è quello che stiamo facendo. Stiamo lavorando a un nuovo pacchetto di sanzioni oltre al rinnovo di tutte quelle già attive”.
A opporsi alla proroga nei termini in cui viene discussa è stata la Lettonia. Riga, ha scritto su X il primo ministro Andris Kulbergs confermando il veto, “non ha appoggiato il progetto di decisione elaborato dalla Presidenza irlandese. La situazione non è semplice. La proroga delle sanzioni richiede il consenso di tutti i 27 Stati membri dell’Ue. Se non si raggiungerà un accordo entro la scadenza, sarà a rischio il mantenimento delle sanzioni per l’intero elenco, non solo per Alisher Usmanov e Mikhail Fridman. Prorogare le sanzioni per 36 mesi sarebbe la mossa giusta. Tuttavia, il prezzo da pagare non deve consistere semplicemente nell’eliminare entrambi gli individui dall’elenco delle sanzioni. La Lettonia non può accettare una proposta del genere”. “Insieme al ministro degli Esteri Baiba Braze, collaboreremo con Bruxelles e Parigi per trovare una soluzione adeguata agli interessi della Lettonia. Cercheremo sostegno all’interno dell’Unione europea per la posizione della Lettonia”, ha scritto Kulbergs spiegando di aver convocato “una riunione d’emergenza del Consiglio dei ministri su questo tema. “Finché la Russia continuerà la guerra, la pressione dell’Europa dovrà diventare più forte, non più conveniente per il Cremlino”.
I negoziati, spiegano fonti vicine al dossier, si sono interrotti nella notte. A tenere banco, per Riga, più che il nodo di Alisher Usmanov sarebbe quello legato al miliardario Mikhail Fridman. A pesare, inoltre è anche la situazione del suo socio in affari Petr Aven, con doppia cittadinanza russo-lettone. Si tratta dei principali azionisti del conglomerato Alfa Group, che comprende la principale banca privata russa, Alfa Bank, e il più grande operatore della grande distribuzione alimentare del Paese, X5 Retail Group. Riga – che tra l’altro andrà al voto il 3 ottobre, dato politico non marginale per il negoziato in corso – si era già rivolta alla giustizia europea dopo che la Corte del Lussemburgo aveva accolto il ricorso di Fridman e Aven contro le sanzioni imposte ai due miliardari tra il 2022 e il 2023. Nell’aprile 2024 la Corte di Giustizia aveva infatti stabilito che l’Ue non avesse presentato prove sufficienti per dimostrare il sostegno di Fridman e Aven alle azioni o alle politiche del Cremlino contro l’Ucraina. La Lettonia aveva però impugnato la decisione, chiedendo che entrambi restassero nella lista dei sanzionati.