Il discorso di Netanyahu all’Onu conferma natura e scopi del sionismo
di Oliviero Montanaro
Il discorso che ieri Netanyahu ha pronunciato in una semideserta aula dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha un unico pregio: aver confermato inequivocabilmente la natura e gli scopi del sionismo.
Sin dalla Risoluzione 181 dell’Onu, con il quale si spartiva la terra di Palestina in due futuri Stati, e sulla quale pure si potrebbe parlare a lungo quanto a legittimità con la Carta stessa dell’Onu, la posizione dei sionisti è stata chiara: prendersi la parte utile, cioè il riconoscimento per gli ebrei del diritto di avere uno Stato in Palestina e “nulla dire”, nel senso di non accettare formalmente il parallelo riconoscimento per i Palestinesi di avere un loro Stato.
Sin da allora, ma ancora prima fin dall’inizio del sionismo, lo scopo è stato “prendere tempo”, rafforzarsi e pian piano espandersi per prendersi “tutta” la Palestina e anche di più.
Oggi nessuno Stato più contesta il diritto di Israele di esistere. A parte l’Iran e, in realtà in modo ora molto più flessibile, Hamas, tutti i Paesi Arabi hanno riconosciuto a Israele il diritto di esistere e hanno, in molti, relazioni diplomatiche con lo Stato ebraico. Lo stesso Olp ha formalmente riconosciuto ad Israele il diritto di esistere ormai da molti anni (ed è probabilmente per questa “colpa”, che privava Israele dell’alibi del reciproco “non” riconoscimento, che l’Olp è stata da Usa e Israele sostituita con Hamas, molto più convenientemente estremista).
Ma mentre, quindi, Israele come Stato non è di fatto più in discussione, sfido chiunque a trovare una sola occasione nella quale il Likud (braccio politico del sionismo) e Netanyahu, che ne incarna da quasi trent’anni l’essenza, ha dichiarato di accettare il principio dei “due popoli e due Stati”. Se c’è quindi una asimmetria da stigmatizzare e condannare è proprio quella storicamente evidente del rifiuto del sionismo, che ormai da oltre vent’anni governa Israele sempre più come un regime teocratico e militare, di accettare il diritto dei Palestinesi ad avere un loro Stato.
Anche l’alibi di affermare che questo potrà avvenire solo quando essi non costituiranno più una minaccia per Israele è una plateale menzogna: sia perché è evidente nei fatti che è Israele a costituire una mortale minaccia per il popolo palestinese, sia perché oggi Netanyahu apertamente afferma che “in nessun caso i palestinesi avranno un loro Stato”. Sì, esattamente, “in nessun caso”.
Questo ormai aperto piano di espansione coloniale e distruzione del diritto e della vita del popolo palestinese è stato, senza veli, brutalmente affermato anche per la Cisgiordania, dalla quale “non ce ne andremo mai” (così come dal Golan, da Gaza, dal Libano meridionale e poi si vedrà…)
Dov’è il principio di condannare e anzi impedire, anche con la forza, ad uno Stato di cambiare i confini sanciti dal diritto internazionale con l’aggressione armata? Dove è il rispetto per la Risoluzione 181 dell’Onu nella sua interezza, tanto sbandierata da Israele e dai suoi sostenitori? Dove è il principio dell’autodeterminazione dei popoli? Dove è il diritto all’autodifesa, anch’esso invocato da Israele e usato come un mantra dai suoi sostenitori?
Sarebbe interessante, ma forse più deprimente, ascoltare cosa il nostro ineffabile Ministro degli Esteri ha da dire su quanto sfacciatamente e arrogantemente rivendicato da Netanyahu di fronte ai rappresentanti del mondo intero. Cosa hanno da dire su questo la Presidente dell’Ue Von der Leyen, Kaja Kallas, Merz e gli altri eurosostenitori di Israele? Cosa ne pensa la Presidente del Consiglio? Cosa ne pensano i Fassino, i Calenda e gli altri sionisti ad oltranza? Solo un assordante silenzio o imbarazzanti balbettii.