Report, assolto Sigfrido Ranucci dalla querela per diffamazione di Roberto Rigoli
Nel pieno della bufera che ha investito Report durante l’estate a causa dell’attentato a Sigfrido Ranucci e dell’arresto del suo amico Valter Lavitola, che ha confessato di essere stato il mandante della bomba, un medico veneto aveva contestato pubblicamente il giornalista durante un dibattito ad Asiago. Ranucci aveva presentato di fronte a un migliaio di persone il suo libro “Il ritorno della casta”, mentre era sotto tiro da parte della Rai, che di lì a poco gli avrebbe revocato la conduzione della trasmissione d’inchiesta.
A un certo punto era intervenuto il medico Roberto Rigoli, ex coordinatore delle microbiologie del Veneto, criticando una puntata di Report che riguardava la gestione dei tamponi rapidi ai tempi del Covid: “Nel mio caso è stato colpito un innocente – aveva detto –. Non è vero, nel mio caso non è vero che lei ammette gli errori. Se lei ammette davanti a tutti l’errore, almeno di quella trasmissione lì, io sono felice”.
Il Tribunale di Padova aveva infatti assolto Rigoli dalle accuse di falso e turbativa d’asta in relazione alla certificazione e all’acquisto di partite di tamponi rapidi utilizzati in modo massiccio dalla Regione Veneto per le diagnosi. Così Rigoli aveva voluto prendersi una rivincita pubblica con Ranucci, che nel frattempo egli aveva querelato per diffamazione.
Il Tribunale di Treviso ha ora assolto anche Ranucci perché il fatto non costituisce reato, assieme ai giornalisti Danilo Procaccianti e Andrea Tornago. La puntata incriminata era andata in onda il 2 gennaio 2023, quando il medico era indagato, e aveva sollevato rilievi sulla condotta del professionista in merito alla scelta dei test utilizzati per rilevare la positività al Covid. A contestare quella scelta era stato inizialmente, da un punto di vista scientifico, il microbiologo Andrea Crisanti (oggi senatore del Pd), secondo cui i test rapidi non intercettavano tutti i soggetti positivi al Covid, come avveniva invece con i test “molecolari”.
Secondo il capo d’accusa, il servizio di Report, che era basato sulle indagini preliminari in corso, aveva adombrato irregolarità nel comportamento di Rigoli, che aveva dato parere positivo ai responsabili della Regione Veneto prima dell’acquisto di grandi quantità di dosi del prodotto poi utilizzato su vasta scala per le diagnosi.
Il processo di Treviso per diffamazione si è concluso anzitempo. I difensori degli imputati (Maria Costanza Mariani, Mario Casellato e Alessia Liistro) hanno infatti chiesto l’applicazione dell’articolo 129 del codice di procedura penale. La norma prevede che “in ogni stato e grado del processo, il giudice, il quale riconosce che il fatto non sussiste o che l’imputato non lo ha commesso o che il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato… lo dichiara d’ufficio con sentenza”.
È quello che ha fatto la giudice Sara Pittinari, dopo che anche il pubblico ministero si è detto d’accordo, sostenendo che il servizio era caratterizzato da correttezza espositiva e linguaggio rispettoso sulla base degli elementi disponibili all’epoca. Inoltre Rigoli, intervistato, aveva potuto esporre il proprio punto di vista. Dopo la sentenza, Danilo Procaccianti ha commentato: “Ancora una volta è stato dimostrato che il nostro lavoro era corretto. Siamo felici che ancora una volta trionfi la libertà di stampa”. A pensarla diversamente è invece il dottor Rigoli: “È stato Davide contro Golia. Io non ho protezioni, non ho il potere che altri hanno. Se è stata una lotta impari? Lo dicono tutti”.
Sigfrido Ranucci ha commentato: “È la testimonianza della bontà del metodo Report, gestione Ranucci, tanto demonizzato dagli stessi giornali che divulgano fake news: un lavoro rigoroso, coraggioso e indipendente, che ha come unico difetto, imperdonabile, di non essersi piegato alle pressioni di natura politica”.