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Mi hanno strappato alla morte. Se sono ancora qui lo devo solo a Dio. Il buio totale, poi il risveglio è stato durissimo”: Lele Mora ricoverato in ospedale per un ictus

L'ex manager televisivo è ricoverato da 15 giorni al Policlinico Umberto I di Roma dopo uno svenimento in treno. Il buio, i cinque giorni in terapia intensiva e la lunga riabilitazione. Le dichiarazioni al Messaggero

di Redazione FqMagazine
Mi hanno strappato alla morte. Se sono ancora qui lo devo solo a Dio. Il buio totale, poi il risveglio è stato durissimo”: Lele Mora ricoverato in ospedale per un ictus

Quindici giorni di degenza, di cui cinque trascorsi nel buio totale della terapia intensiva, per sopravvivere a un ictus. Lele Mora si trova attualmente ricoverato nel reparto di neurologia del Policlinico Umberto I di Roma. Accanto all’ex agente televisivo ci sono la figlia Diana e don Felice, sacerdote conosciuto nel 2012 durante l’affidamento in prova nella comunità Exodus di Don Mazzi, a seguito della condanna scontata per bancarotta. Dal letto d’ospedale, Mora ha ricostruito per Il Messaggero i contorni clinici ed emotivi del suo crollo fisico.

“Mi hanno strappato alla morte. Se sono ancora qui lo devo solo a Dio”, esordisce Mora. La cronologia dell’incidente vascolare inizia giovedì 24 ottobre, poche ore prima di salire sul palco del Teatro San Filippo a L’Aquila con il suo spettacolo (intitolato L’uomo che creava le stelle). “Ero impegnato in uno spettacolo al Teatro San Filippo, a L’Aquila, il 24 ottobre”, racconta Mora. “Prima di salire sul palco mi ero sentito male. Ma sono andato comunque in scena per rispetto agli spettatori che avevano pagato il biglietto, lo show aveva registrato il tutto esaurito. Il giorno dopo sarei dovuto tornare dalla mia famiglia a Verona, passando per Roma. Sul treno per la Capitale sono svenuto. Poi il buio totale, sono rimasto in terapia intensiva al Policlinico Umberto I per cinque giorni. Il risveglio è stato durissimo, ma sono felice di essere ancora vivo”.

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