Il mondo FQ

“La strage di Pizzolungo è avvolta nel mistero, ancora oggi molti punti oscuri”: parla il procuratore di Trapani

L'INTERVISTA - Il magistrato Gabriele Paci: "Cosa Nostra avrebbe potuto uccidere il giudice Palermo senza coinvolgere altre persone. Invece diede un segnale"
Commenti

Quella di Pizzolungo è la più misteriosa delle stragi di Cosa Nostra. Una definizione particolarmente rilevante, soprattutto se a formularla è Gabriele Paci: oggi è il procuratore capo di Trapani, ma in passato ha lavorato per anni a Caltanissetta, dove ha contribuito a svelare uno dei più gravi depistaggi della storia italiana, cioè quello di via d’Amelio. “Noi di Pizzolungo ancora oggi sappiamo pochissimo: tra le tante stragi siciliane, è quella rimasta avvolta più di altre da una coltre di misteri”, dice il magistrato al Fatto Quotidiano.

Frazione del comune di Erice affacciata sul mare, è qui che il 2 aprile del 1985 Cosa Nostra tenta di uccidere il giudice Carlo Palermo: da pm di Trento aveva condotto le indagini su un traffico internazionale di armi e di droga. Un’inchiesta in grado di provocare anche roventi polemiche politiche. Il magistrato era arrivato in Sicilia solo da poche settimane, ma Cosa Nostra aveva già deciso di eliminarlo. Per ucciderlo i boss decisero di usare un’autobomba, parcheggiata sul percorso compiuto da Palermo ogni giorno per recarsi al palazzo di giustizia. Al momento dell’attentato, però, tra la blindata del giudice e la macchina imbottita di esplosivo c’è un’altra vettura: quella di Barbara Rizzo, che stava accompagnando a scuola i suoi due gemelli di sei anni, Giuseppe e Salvatore Asta. È solo questione di secondi, poi un boato trasforma quella strada affacciata sul mare in una zona di guerra. C’è un fumo nero che oscura il sole, rottami ovunque, un cratere al centro della strada: il magistrato, però, resta vivo. L’auto della donna, infatti, gli ha fatto da scudo: Barbara e i suoi bambini vengono fatti a pezzi. “Non fu un errore: chi ha attivato l’autobomba sapeva benissimo che le conseguenze della deflagrazione avrebbero coinvolto anche una macchina diversa da quella del giudice”, spiega Paci, che ha cominciato la carriera da pm proprio a Trapani negli anni ’90.

Dottore, perché dice che la strage di Pizzolungo è la più misteriosa delle stragi?
Per varie ragioni. Da una parte ci sono le risultanze dei processi: le indagini che vengono fatte subito battono una pista corretta, ma il processo finisce con l’assoluzione di tutti gli imputati. Anni dopo, però, arriveranno i collaboratori di giustizia a dire che a fare la strage furono effettivamente i boss di Castellammare del Golfo e Alcamo Gioacchino Calabrò, Vincenzo Milazzo e Filippo Melodia. Ma non erano più processabili, vista l’assoluzione ormai definitiva.

E quali sono le altre ragioni che fanno rimanere Pizzolungo avvolta dai misteri?
L’assenza totale di collaboratori coinvolti direttamente nella strage. Quelli che ne hanno parlato avevano ricevuto qualche confidenza da altri uomini d’onore. Notizie che circolavano dentro Cosa Nostra, riferite da mafiosi poi diventati pentiti. Ma nessuno ha mai fatto un racconto in presa diretta.

Non c’è un testimone oculare, uno come Gaspare Spatuzza nella strage di via d’Amelio?
No, non c’è. Ma non c’è un collaboratore neanche a livello ideativo: nessuno ha mai raccontato cosa fosse successo. Perché si era deciso di ammazzare Carlo Palermo? E perché si era deciso di ucciderlo in quel modo?

Si dice che il giudice fosse arrivato a Trapani per completare le indagini sul traffico internazionale di droga e armi cominciate a Trento.
Ma a Trento aveva fatto anche inchieste bancarie, molto delicate.

Indagini che avevano fatto arrabbiare Bettino Craxi, all’epoca presidente del consiglio, autore di un esposto al Csm. A Palermo era stata “scippata” l’indagine, che era poi finita alla procura Venezia. E lui aveva chiesto di andare a lavorare a Trapani, dove pochi giorni dopo cercano di ammazzarlo: come mai tutta questa fretta?
Una delle poche cose che sappiamo della strage è che gli uomini di Cosa Nostra avrebbero potuto tranquillamente risparmiarsela. Il giudice Palermo viveva in un villino fuori da Trapani, in una zona abitata solo nel periodo estivo…

Insomma, se avessero voluto avrebbero potuto colpirlo senza clamore?
Già, la scorta lo lasciava a casa la sera e lo andava a riprendere il mattino dopo. Non c’erano telefonini, non c’erano telecamere: per un mafioso organizzare un omicidio in quel modo era semplicissimo. Andavi lì, sparavi e se ne sarebbero accorti il giorno dopo. Eppure hanno deciso di fare una strage con un’autobomba, uccidendo civili innocenti: dunque non era solo un attentato contro un nemico, era un segnale.

Un segnale a chi?
Bisogna ricordarsi all’epoca che periodo stava vivendo Cosa Nostra: in ballo c’era il Maxi processo, con l’arresto di 400 persone grazie alle dichiarazioni di Tommaso Buscetta. Michele Sindona era stato estradato e gli stavano facendo il processo. Pochi mesi prima di Pizzolungo, poi, la strage sul Rapido 904 aveva fatto 16 morti e noi oggi sappiamo che erano coinvolti sicuramente i siciliani con Pippo Calò.

Poco dopo la strage di Pizzolungo viene scoperta la raffineria di contrada Virgini, ad Alcamo: una delle più grandi d’Europa.
Io non credo che l’attentato sia stato fatto per coprire l’esistenza di quella raffineria. Che era grossa, però Cosa Nostra ne aveva più di una: non fai una strage di quel tipo solo per salvare una raffineria. Che, tra l’altro, a breve doveva essere smobilitata.

E perchè, dunque, decidono di eliminare il giudice Palermo con tutta questa fretta?
Perché aveva toccato sicuramente dei fili sensibili, c’era il pericolo che mettesse a repentaglio l’ordine mafioso, già scompaginato dalle dichiarazioni di Buscetta. Poi ci sono dei segnali politici che si vogliono dare: come ricorderà nel 1987 Cosa Nostra sposta i suoi voti dalla Democrazia cristiana al Partito socialista. Lo fa perché evidentemente non si sentiva più garantita dalla Dc: quello è un po’ il prequel della stagione stragista.

Quello contro Palermo è un attentato preventivo per evitare che portasse a Trapani il suo approcio investigativo?
Esattamente. In quel periodo i mafiosi cominciano ad accorgersi di un certo dinamismo che animava alcuni magistrati: iniziavano a fare le indagini bancarie, con le rogatorie in Svizzera, cominciavano a vedersi tra di loro, a scambiarsi le carte. Consideri che una parte dell’indagine di Carlo Palermo sulla droga e sulle armi finirà poi nel Maxi processo. E che a Trento aveva incontrato Giangiacomo Ciaccio Montalto, pm di Trapani che sarà ucciso tre settimane dopo: nei fatti Palermo verrà a sostituirlo.

Per la strage di Pizzolungo, sono stati celebrati quattro processi, tutti a Caltanissetta. Lei ha fatto in tempo a occuparsi dell’ultimo, quello che ha portato alla condanna di Vincenzo Galatolo, boss dell’Arenella, considerato tra i mandanti.
Quel processo dimostra che anche i palermitani erano coinvolti nella strage. Ed erano quelli di vicolo Pipitone, cioè la famiglia che si occupava delle questioni più delicate all’interno di Cosa Nostra. Non dobbiamo dimenticare che tra i condannati c’è anche Nino Madonia, che vuol dire bombe, tritolo, rapporti con l’estrema destra e coi servizi.

Secondo lei le prime indagini e i primi processi su Pizzolungo sono stati depistati?
Secondo il pentito Giovanni Brusca quello è uno dei tanti processi aggiustati da Cosa Nostra. Però, in ogni caso, va comunque detto che era un processo indiziario.
Restano comunque alcuni altri punti oscuri.

Per esempio?
Quando viene scoperta l’esistenza della raffineria di contrada Virgini, all’interno gli investigatori trovano Vincenzo Milazzo, boss di Alcamo. Questo è il motivo per cui il processo che si apre a Caltanissetta sulla strage di Pizzolungo riguarderà anche la questione della droga. Con tutta la roba trovata nella raffineria si sarebbero potuti condannare tutti gli imputati a 22 anni per narcotraffico. Ma nel processo per la strage verranno tutti assolti e scarcerati. E dopo essere tornato libero Milazzo farà altri 25 omicidi, Calabrò addirittura le stragi del 1993.

L’impressione è che in questi 40 anni la strage di Pizzolungo sia stata completamente dimenticata. Secondo lei perché?
Perché le cose hanno importanza anche in relazione ai posti in cui accadono. E questa strage è avvenuta a Trapani, la città dove poco tempo dopo sarebbe stata scoperta la loggia massonica Scontrino, il centro di addestramento Scorpione, creato dal Sismi e legato a Gladio, dove sarebbe stato ucciso Mauro Rostagno e il giudice Alberto Giacomelli. Prima della strage era stato ucciso Ciaccio Montalto, mentre poi Antonio Costa, un altro magistrato in servizio a Trapani, sarà arrestato con l’accusa di aver preso soldi dai boss. È in questa città che, quattro anni dopo Pizzolungo, Rino Germanà sarà cacciato dalla Squadra Mobile con ignominia: era il migliore degli investigatori, il primo a indagare sulle banche. E a Trapani, negli anni ’80, il sistema bancario era paragonato a quello di Zurigo.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione